Ceneri, rifiuti e tumori in Valnestore ora tutti vogliono la verità - Tuttoggi

Ceneri, rifiuti e tumori in Valnestore ora tutti vogliono la verità

Sara Minciaroni

Ceneri, rifiuti e tumori in Valnestore ora tutti vogliono la verità

Le istituzioni intervengono e chiedono indagini. I sindaci "complessiva rimozione di ciò che è successo in quegli anni"
Mer, 30/03/2016 - 23:40

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Ceneri, rifiuti e tumori in Valnestore ora tutti vogliono la verità

Le immagini, le dichiarazioni, le testimonianze e i numeri. A fronte di un lavoro che ha riportato alla luce l’affaire ceneri in Valnestore descrivendo come tra gli anni ’80 e ’90 ci sarebbe stata una gestione dei rifiuti solidi urbani il cui destino si sarebbe incrociato a quello delle ceneri di risulta dalla combustione della lignite della vecchia (e non più attiva) centrale Enel di Pietrafitta il mondo della politica umbra si è mobilitato in massa. Il primo intervento che pubblichiamo è quello dei Comuni di Panicale e Piegaro, non perché sia il primo arrivato, ma perché sono proprio i sindaci Roberto Ferricelli e Giulio Cherubini a trovarsi a gestire una condizione che riguarderebbe anche scelte amministrative di chi li ha preceduti. Due  amministratori di nuova generazione che fanno i conti e duramente con un passato che, sono loro stessi a dirlo, ha segnato e non poco il territorio. “Le Amministrazioni comunali di Panicale e Piegaro sono da diverso tempo impegnate nelle ricerche della documentazione archivistica che ha riguardato a vario titolo l’interramento di ceneri nei territori dei due comuni – e questo è il primo dato che avevamo anche anticipato nei mesi scorsi a seguito delle analisi che Arpa ha svolto sulle ceneri di Fabro – Non da ultimo i sindaci Cherubini e Ferricelli hanno anche preso in carico l’appello di un cittadino della Valnestore che, colpito personalmente nei suoi affetti, ha chiesto un ulteriore allargamento dell’indagine, – e anche di questo avevamo dato ampia trattazione su Tuttoggi.info – fornendo utili informazioni al riguardo”.

Ma ecco il passaggio più denso di significato: “La nostra è una comunità segnata da un momento storico nel quale la gestione dei rifiuti e la pressione ambientale delle attività generate dalla centrale a lignite allora in attività hanno portato ad una complessiva rimozione di ciò che è successo – scrivono i sindaci -, in questo territorio come in molti altri, quando ancora le normative e la sensibilità pubblica su questo tema non si erano del tutto sviluppate. Per anni l’opinione pubblica ha sofferto di una condizione di non piena chiarezza che ha generato dubbi e sospetti sul nostro territorio, dubbi che adesso è tempo di sciogliere una volta per tutte per costruire sulle certezze una nuova consapevolezza in un senso o nell’altro”. Come istituzioni le amministrazioni sono tenute a pronunciarsi solo su dati certi e l’appello agli organi preposti è stato rivolto proprio nel senso di avviare una indagine che si pronunci definitivamente su quello che è ad oggi lo stato ambientale della Valle del Nestore. “L’impegno, che portiamo avanti sin dall’inizio del nostro mandato – concludono -, è quello della massima trasparenza e della massima condivisione. Impegno particolarmente gravoso ma assolutamente dovuto quando, come in questi casi, si scava nella nostra storia e nella nostra terra”.

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Squarta, “Vogliamo tutta la verità”. A tornare sul tema è poi il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Marco Squarta, che già aveva mostrato in esito ai primi articoli pubblicati, una decisa sensibilità e determinazione a chiarire soprattutto l’aspetto dei casi sospetti di tumore, “Dopo aver lanciato l’allarme due settimane fa, continuo a ricevere giornalmente segnalazioni sulla pericolosità dell’area della centrale di Pietrafitta, soprattutto rispetto all’alta percentuale delle patologie oncologiche riscontrate. E finalmente, la prossima settimana, in Commissione, come avevo richiesto, si svolgerà l’audizione con i responsabili della direzioni regionale Sanità, Ambiente e Territorio, oltre ai responsabili dell’Arpa”. Il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia,Marco Squarta esprime soddisfazione per le rassicurazioni avute dal presidente della Terza Commissione, Attilio Solinas circa gli approfondimenti sullo stato ambientale dell’area in questione. Squarta fa sapere che “oltre all’allarme lanciato con forza da tutti i sindaci del territorio, la preoccupazione, sempre più grande, ha portato molti cittadini, negli ultimi giorni, ad esprimermi il loro disagio e le loro paure. Quando c’è dimezzo la salute e la qualità della vita – aggiunge – l’urgenza di attivare ogni forma di controllo diventa assoluta”. Nello specifico, Squarta chiede che, “gli organi preposti, rispettivamente la direzione regionale Sanità e quella Ambiente e Territorio, forniscano i dati epidemiologici relativi all’incidenza delle patologie oncologiche nell’area negli ultimi dieci anni, nonché i dati relativi ai monitoraggi ambientali che si presume l’Arpa abbia svolto nella stessa area nel medesimo periodo. Vogliamo tutta la verità”.

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Leonelli punta il mirino sui rifiuti. “Destano preoccupazione le notizie riportate dalla stampa oggi riguardo all’anomalo rinvenimento di rifiuti solidi urbani e ceneri da combustione nella zona della Val Nestore ed eventuali collegati rischi per la salute dei cittadini del luogo”. È quanto dichiara il consigliere regionale del Partito democratico, Giacomo Leonelli, che annuncia la presentazione di una mozione con la quale intende “sviluppare un’ulteriore verifica su quali iniziative la Giunta regionale potrà mettere in campo ai fini della verifica sullo stato dei luoghi e della salubrità degli stessi”. Per Leonelli “bene hanno fatto i sindaci dei Comuni di Panicale e Piegaro, a seguito di un esposto di un cittadino, ad attivarsi sia con procedure interne che verso Arpa e Procura della Repubblica affinché si faccia chiarimento sulla questione quanto prima”. Nell’atto ispettivo Leonelli chieda alla Giunta regionale “di attivarsi verso Arpa Umbria e Usl Umbria 1 affinché indaghino celermente su potenziali rischi per la salute dei cittadini della zona; e di attivarsi affinché vengano messe in atto tutte le azioni e provvedimenti di propria prerogativa atti monitorare la questione sia dal punto di vista ambientale che sanitario”.

E sempre dal Pd arriva la voce di Alessia Dorillo, componente della segreteria regionale, nata e cresciuta nel territorio coinvolto: “Stiamo parlando di situazioni che affondano le loro origini in tempi lontani, quando la legislazione in materia non era così chiara e stringente, ma oggi dobbiamo essere assolutamente fermi e tempestivi nel richiedere che vengano ripristinati, qualora l’inchiesta lo confermasse, tutti i parametri della salubrità di un territorio a tutela di tutti i cittadini che lo vivono”.

Solinas e Casciari “no alla strumentalizzazione politica”. “La presenza di rifiuti non degradabili sia in superficie che nella profondità del terreno compromette sicuramente l’integrità dell’ambiente e le autorità preposte devono svolgere ogni tipo di controllo anche per evitare qualsiasi conseguenza per la salute umana, ma non è utile creare allarmismo né tanto meno fare strumentalizzazione politica”: lo sostengono i consiglieri regionali del Partito democratico Attilio SolinasCarla Casciari. “Crediamo sia inopportuno – sostengono Solinas e Casciari – lanciare segnali di allarme affermando che c’è un incremento della prevalenza e dell’incidenza di tumori in un determinato territorio collegata all’inquinamento del terreno. È necessaria un’analisi approfondita su quanto è stato depositato nel terreno, in particolare per quanto concerne la lignite, il materiale estratto dalla cava per decenni, potenziale fattore di rischio ma sul quale va rilevata l’effettiva cancerogenicità e tossicità in generale. Bisogna poi considerare possibili altri elementi rilevabili nell’analisi scientifica del terreno, che deve essere molto dettagliata, con la finalità di rilevare eventuali fattori tossici o cancerogeni. Occorre inoltre considerare l’effetto  trascinamento prolungato negli anni, che determina il manifestarsi delle conseguenze sulla salute delle persone anche dopo 20 o 30 anni dall’esposizione”. “La principale autorità sanitaria – ricordano Solinas e Casciari – in questo caso la Usl Umbria 1, è chiamata a attuare una rassegna esaustiva dei fattori di rischio presenti sul terreno, l’eventuale inquinamento della falda acquifera e l’identificazione, con metodologia rigorosamente scientifica, di eventuali danni espletati nei confronti della popolazione residente sul territorio. Per quanto riguarda le percentuali dei tumori in un determinato territorio, va considerato anche che in una popolazione numericamente circoscritta, anche uno o due casi in più rispetto alla media possono alterare le valutazioni, ma non per questo si deve arrivare a un allarmismo ingiustificato. Ciò non vuol dire che il problema non sia serio anzi, debbono essere condotti tutti gli accertamenti necessari. Anche in merito alle responsabilità delle passate amministrazioni della Valnestore, comunque evitando la mera e ritrita strumentalizzazione politica”.

Terra di ceneri e rifiuti, inchiesta in Valnestore | Dati tumori sospetti


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