Casa Ancarano, colpo di scena in aula “Pro loco non sapeva del diniego del Parco dei Sibillini”

Casa Ancarano, colpo di scena in aula “Pro loco non sapeva del diniego del Parco dei Sibillini”

La lettera notificata ad una persona esterna al direttivo della Pro loco, in tribunale ascoltato anche il parroco don Luciano Avenati

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La Pro loco di Ancarano ha saputo soltanto dopo il sequestro della struttura polivalente in costruzione, la cosiddetta “Casa Ancarano”, del diniego del Parco nazionale dei monti Sibillini. E’ quanto emerso a sorpresa oggi in aula nel corso del processo che si sta celebrando al Tribunale di Spoleto e che vede imputati il sindaco di Norcia Nicola Alemanno, il presidente della Pro loco di Ancarano Venanzo Santucci ed il direttore dei lavori Riccardo Tacconi, tutti accusati di aver realizzato l’opera senza permesso a costruire ed in violazione della normativa ambientale.

Davanti al giudice Luciano Padula sono comparsi i primi 4 testimoni della difesa (rappresentata oggi dagli avvocati Chiara Peparello, Massimo Marcucci, Luisa Di Curzio e Valerio Petrangeli), tra cui la tesoriera della Pro loco. Ed è stata la testimonianza di quest’ultima a far emergere che il diniego del Parco alla realizzazione della struttura – datato 18 agosto 2017 e trasmesso dal Comune di Norcia il 26 settembre di quell’anno – in realtà non è stato notificato all’associazione proprietaria dell’area.

“Come Pro loco abbiamo appreso di quella lettera soltanto dopo il sequestro del cantiere, a gennaio 2018” ha rivelato la testimone. Quella lettera del Comune di Norcia, diretta a varie persone tra cui la Pro loco di San Pellegrino oltre che quella di Ancarano, reca infatti la firma di una persona che non fa parte dei vertici dell’associazione e che lavora in Municipio. Nessuno del direttivo della Pro loco di Ancarano, quindi, sarebbe stato messo a conoscenza dello stop al cantiere chiesto dall’Ente Parco fino all’apposizione dei sigilli. La stessa tesoriera dell’associazione ha ricordato che fu il presidente della Pro loco di San Pellegrino, che sarebbe stato chiamato in Comune per ricevere la missiva, a mostrarle successivamente quel documento.

In aula questa mattina è stata anche ripercorsa dai testimoni la situazione dell’area (prima di proprietà della parrocchia, poi acquisita dalla Pro loco) prima del terremoto del 2016. Tutti gli abitanti di Ancarano ascoltati hanno ricordato la presenza di un basamento in cemento preesistente su cui poggiava un tendone, oltre ad un campo da basket-pista da ballo ed alcune baracche in lamiera.

A rispondere alle domande degli avvocati della difesa e del pm Patrizia Mattei stamattina è stato chiamato anche il parroco, don Luciano Avenati. Che ha ricordato l’assenza di punti di aggregazione nella zona (attualmente viene pagato un affitto per i moduli abitativi collettivi) e l’accordo che prevedeva che parte di Casa Ancarano dovesse ospitare anche le funzioni religiose, dall’autunno 2017 relegate in un container provvisorio situato nei pressi della chiesa crollata.

Si tornerà in aula il 30 ottobre 2019, a 3 anni esatti da quella terribile scossa di terremoto con epicentro a Norcia, quando verranno sentiti importanti testimoni, come l’attuale capo del dipartimento nazionale di protezione civile Angelo Borrelli, il direttore del Parco nazionale dei Monti Sibillini Carlo Bifulco ed il funzionario del Comune di Norcia Maurizio Rotondi.

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