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Banca Popolare di Bari commissariata, mandato per vendere anche CariOrvieto

Massimo Sbardella

Banca Popolare di Bari commissariata, mandato per vendere anche CariOrvieto

Sul salvataggio della banca Popolare di Bari il Governo ha rischiato di saltare, Consiglio dei ministri rinviato a lunedì
Sab, 14/12/2019 - 10:32

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Banca Popolare di Bari commissariata, mandato per vendere anche CariOrvieto

Mentre il Governo ha rischiato di saltare sull’operazione di salvataggio della Banca Popolare di Bari, rinviato a lunedì il relativo decreto, la Banca d’Italia ha dato il via libera al commissariamento. Il mandato affidato ai commissari Enrico Ajello e Antonio Biandini, insieme ai componenti del Comitato di sorveglianza Casale, Fioretto e Grosso, è quello di predisporre tutte le attività “necessarie alla ricapitalizzazione” e di chiudere la trattativa “con i soggetti che hanno già manifestato interesse all’intervento di rilancio“, cioè il Fondo interbancario tutela depositi e il Mediocredito centrale, nell’immediato.

Perché il piano del Governo è quello di utilizzare l’intervento di salvataggio per la creazione di una banca di investimenti che supporti la competitività delle imprese, in particolare del Sud. In quest’ottica, dunque, la nuova Popolare di Bari che si andrebbe delineando avrebbe interesse a cedere alcuni sui “pezzi” non indispensabili per questo disegno, tra cui la propria partecipazione (per il 73,57%) alla Cassa di Risparmio di Orvieto. Una vendita che nei piani di Bari si sarebbe dovuta concludere entro la fine di quest’anno ed il cui mancato realizzo è stata indicata tra le cause della sottopatrimonializzazione che poi ha portato Palazzo Koch a decidere per il commissariamento.

La lite nel Governo

E l’affaire Popolare di Bari ha rischiato di far saltare il Governo, dopo che Italia Viva ha disertato il Consiglio dei ministri convocato d’urgenza nella tarda serata di venerdì. All’ordine del giorno c’era il decreto che avrebbe appunto dovuto provvedere al salvataggio della Popolare di Bari, trasformandola in una banca di investimenti.

La questione banche è un nervo scoperto per Renzi e i suoi, che sul salvataggio di Banca Etruria e degli altri istituti del centro Italia proprio quattro anni fa erano stati impallinati dall’allora opposizione grillina e da gran parte dell’opinione pubblica. Accuse di spendere i soldi pubblici per “aiutare le banche” che ora i renziani ributtano sui pentastellati e sul Pd.

A quel punto Luigi Di Maio, dalla Calabria, frena l’operazione: sul decreto serve un supplemento di riflessione.

Le scelte di Bankitalia

E allora tutto è rinviato a lunedì. Perché Bankitalia è andata avanti con il commissariamento e serve un decreto che garantisca l’operatività della banca. E la mossa di Palazzo Koch, nonostante la decisione del Cda barese di promuovere un’azione di responsabilità nei confronti dell’ex ad Giorgio Papa, dell’ex responsabile dei crediti Nicola Loperfido e dell’ex condirettore generale Gianluca Jacobini, conferma l’urgenza di un salvataggio dell’istituto. Anche alla luce dell’inchiesta, tutt’ora in corso, da parte della magistratura, che sta verificando la gestione di questi anni.

La banca tranquillizza i clienti

Da Bari una nota prova a tranquillizzare clienti e investitori: “La banca prosegue regolarmente la propria attività. La clientela può pertanto continuare ad operare presso gli sportelli con la consueta fiducia“.

La nota del Governo

Saltata la riunione e scongiurato (per ora) il rischio di una crisi di governo, l’Esecutivo ha diramato una nota in cui si informa che “dopo ampia discussione” il Consiglio dei ministri “ha espresso la determinazione ad assumere tutte le iniziative necessarie a garantire la piena tutela degli interessi dei risparmiatori e a rafforzare il sistema creditizio a beneficio del sistema produttivo del Sud, in maniera pienamente compatibile con le azioni di responsabilità volte ad accertare le ragioni che hanno condotto al commissariamento della Banca“.

Lo schema di decreto

Nel Consiglio dei ministri di lunedì si ripartirà comunque, come base, dallo schema di decreto illustrato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Il miliardo di euro necessario per riportare la Popolare di Bari oltre l’asticella dei requisiti patrimoniali minimi, secondo questo progetto, dovrebbe arrivare attraverso il Fidt e il Mediocredito Centrale.

Tecnicamente, lo schema di decreto prevede un potenziamento delle capacità patrimoniali e finanziarie della Banca del Mezzogiorno-Mediocredito Centrale (MCC), interamente controllata da Invitalia, attraverso un primo aumento di capitale per consentire a MCC, insieme con il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) e ad eventuali altri investitori, di partecipare al rilancio della Banca Popolare di Bari (BPB).

Per attivare il Fondo interbancario la richiesta deve essere corredata da un piano industriale. Sarebbero però i capitali del Mediocredito a fornire, nell’immediato,la liquidità per il primo intervento tampone per mettere in sicurezza la banca.

L’attesa a Orvieto

E ad Orvieto, dove in molti la scorsa estate avevano sperato che l’offerta vincolante del fondo Sri Group andasse in porto (ma molte erano state anche le perplessità, soprattutto sul versante sindacale), si attendono gli sviluppi e le conseguenze dell’operazione per il salvataggio della Banca Popolare di Bari.


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