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Ast Terni, The final cut / Governo fallisce trattativa / Renzi “Preoccupato” – Aggiornamenti, le reazioni della politica

Luca Biribanti

Ast Terni, The final cut / Governo fallisce trattativa / Renzi “Preoccupato” – Aggiornamenti, le reazioni della politica

Tavolo saltato alle 1.00, parti distanti
Gio, 09/10/2014 - 08:52

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“Alla Ast c’è una proprietà, la Thyssen, che ha manifestato chiaramente la volontà di andare avanti e di voler investire. A Terni, in sostanza, si sta trattando per una ristrutturazione che, nelle intenzioni della proprietà, deve essere funzionale a un rilancio. Thyssen non chiede un contributo di soldi pubblici, ma condizioni, dentro e fuori la fabbrica, che ritiene indispensabili per lo sviluppo industriale. Da una parte, una riduzione sostanziale del costo del lavoro, che comporta anche degli esuberi; dall’altra, norme di sistema, a partire da quelle che possono contribuire ad abbassare i costi dell’energia, per rendere più competitivo lo stabilimento italiano. Thyssen aspetta risposte su entrambi i fronti e si augura che la mediazione nella trattativa in corso possa portare a consistenti passi in avanti sulla strada del rilancio della Ast. E intanto immette consistente liquidità fresca per sostenere l’azione del management. Uno schema diverso rispetto alle crisi, e ai rispettivi destini, dell’Ilva di Taranto e dell’ormai ex stabilimento Fiat di Termini Imerese” – questa la nota diffusa dall’agenzia stampa Adn Kronos proprio mentre al Mise di Roma iniziava, verso le 17.00, il vero confronto tra Governo, sindacati e Thyssen sul piano industriale Ast.
Al tavolo dei lavori erano presenti anche il sottosegretario alla Presidenza Del Consiglio, Graziano Del Rio e Teresa Bellanova, sottosegretario del Lavoro.

Dopo un primo incontro tra Governo e rappresentanti sindacali nazionali, Delrio e la Guidi hanno iniziato il faccia a faccio con l’ad Ast, Lucia Morselli, che ormai ha scelto di rimanere a Terni, rinunciando all’offerta di Trenord, spiegandola così: “Non c’è stata alcuna pressione esterna, nessun condizionamento, ma è stata compiuta una scelta professionale, personale e familiare”.

È la stessa Morselli ad avere avuto il pallino della trattativa in mano; l’ad ha chiesto la riduzione del 20% dei contratti delle ditte ‘terze’ a partire da domani, richiesta che domani sarà discussa in Confindustria visto che la Thyssen pone la questione come presupposto fondamentale per il buon esito della trattativa.

Intanto il ministro Guidi e il sottosegretario Delrio, verso le 22.00 di ieri, hanno presentato la loro proposta di mediazione, miseramente fallita. Sia Thyssen, sia i sindacati, hanno valutato “inaccettabili” le condizioni messe sul tavolo: aiuti energetici all’azienda da governo, mobilità per 290 e non 550 persone, fondo integrativo straordinario per 24 mesi, incentivi agli esuberi, mantenimento del secondo forno. Tale proposta era stata giudicata “seria” dalla governatrice dell’Umbria, Catiuscia Marini e dalle istituzioni locali, ma evidentemente senza fare i conti con i sindacati.

La questione sulla quale si è determinata la rottura è il fatto che, sostanzialmente, si sia trattato soltanto sui tagli del costo del lavoro, ma non su un piano industriale a lungo termine che fosse positivo per il polo siderurgico di Terni: i sindacati hanno avanzato una proposta nella quale volumi produttivi, investimenti e contrattazione di secondo livello erano i punti cardine, argomenti non particolarmente graditi a Thyssen.

“Sono molto preoccupato” per l’Ast Terni. La proposta di mediazione del Governo non e’ stata accolta, le parti sono ancora troppo lontane”. Il premier Matteo Renzi ha commentato così il fallimento del tavolo: “Ci sono tre mesi davanti di discussione, cercheremo la ragionevolezza. Continuiamo a lavorarci con Delrio e Guidi”.

 Ecco invece la nota dei sindacati: “ll Governo ha sottoposto alle parti una proposta che è stata ritenuta insufficiente dalle Organizzazioni sindacali rispetto alle posizioni espresse fino a ieri pomeriggio. Le Organizzazioni sindacali rispetto a quanto determinatosi ritengono necessario ed urgente organizzare le assemblee con tutti i lavoratori che cominceranno oggi alle 12,30”.

“La Regione Umbria, Provincia di Terni e Comune di Terni, prendendo atto del mancato raggiungimento dell’intesa sulla bozza di accordo per la vertenza Ast di Terni predisposta dal Governo – affermano Marini, Polli e Di Girolamo – ringraziano l’esecutivo per la paziente opera di mediazione svolta al fine di raggiungere un accordo che responsabilmente tenesse insieme la prospettiva industriale del sito siderurgico ternano e la tenuta dei livelli occupazionali, alla luce di istanze emerse nel corso di queste lunghe settimane di confronto”.
Regione Umbria, Provincia e Comune di Terni “esprimono altresì l’auspicio che i contenuti della bozza di accordo elaborata dal Governo possa comunque rappresentare la base consolidata per poter continuare il percorso intrapreso”.
Regione e istituzioni locali rivolgono “un invito pressante a tutte le parti, e soprattutto all’azienda affinché in questa delicatissima fase del confronto si tenga comunque aperto il dialogo e non assuma atti unilaterali che rischierebbero di pregiudicare gli sforzi fin qui compiuti, oltre che ‘alzare’ inutilmente la tensione sociale”.

“La decisione di rottura del tavolo da parte delle organizzazioni sindacali di fronte ad una proposta di piano industriale che di fatto prevedeva e prevede una drastica riduzione di Ast, più o meno diluita nel tempo, era inevitabile”. Lo scrive, in una propria nota, Sandro Piermatti (Pd), presidente della terza commissione Sviluppo economico-Politiche del lavoro.
“Ora tutta la città, senza se e senza ma – continua Piermatti – deve stringersi unita a sostegno delle iniziative sindacali e dei lavoratori che autonomamente decideranno in queste ore. Difendere il ruolo strategico di Ast nel panorama industriale del Paese vuol dire oggi più che mai difendere il futuro della città. Sconfiggere l’oltranzismo della TK che mira esclusivamente a proteggere i propri germanici interessi è priorità assoluta. Costringere TK ad accelerare il processo di vendita di Ast è una priorità assoluta; in questo contesto le azioni del Governo devono essere chiare ed esplicite. Il governo Renzi la smetta con le dichiarazioni ed esplicitamente metta in campo tutte le misure necessarie per difendere la nostra acciaieria”. “Appare evidente – conclude Piermatti – il limite dell’azione del nostro Governo in questa fase; non serviva e non serve un’azione di arbitrato tra le parti, ma occorreva e occorre mettere in campo una politica industriale con interventi mirati tesi a salvare e a rilanciare il nostro stabilimento”.

M5S Terni – “A valle della decisione, arrivata in tarda serata di ieri, di chiusura della trattativa tra Governo, Istituzioni locali e Sindacati da una parte, e Azienda dall’altra, riteniamo doveroso che il futuro di questa vicenda passi ancora per Terni e che la decisione finale venga presa al termine di una nuova fase di concertazione.

Prima che inizi la giostra dello scaricabarile Regione Umbria, Provincia di Terni e Comune di Terni devono chiedere al loro vertice politico di bloccare ogni azione riguardante il sito ternano. I sindacati devono invece adoperarsi per definire un piano di ottimizzazione aziendale in sinergia con gli operai e i tecnici.

AST-TK deve mantenere l’impegno di cura e rispetto del sito. Apertura al confronto, come scritto nel loro piano aziendale di responsabilità sociale, anche verso le istanze esterne ai muri di viale Brin. AST deve garantire che, per il sito di Terni, ogni strada percorribile venga analizzata e studiata per scongiurare errori, che come in passato, hanno penalizzato la città e il suo tessuto sociale e ambientale. TK ha il dovere di garantire un futuro prospero per tutte le famiglie e lavoratori coinvolti direttamente o indirettamente, così come AST ha dato risorse e lustro al mondo dell’acciaio in generale ed alla stessa TK nello specifico. Ricordiamo alle amministrazioni locali, al PD, al Governo, che l’articolo 41 della costituzione stabilisce che: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.” È dovere morale delle parti coinvolte rispettare questo principio costituzionale andando oltre semplici aspettative o speranze. M5S si riserva nelle prossime ore di prendere contatti direttamente con Governo, Azienda e maestranze, non considerando ancora la partita chiusa”.

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