Scusi, quanto tempo occorre per un tampone faringeo? Due, tre ore.
Potrebbe andare così il botta e risposta paziente-impiegato, al Cup dell’ospedale di Spoleto per chi ha la sfortuna di fare un semplice prelievo del sangue o un tampone. Da prenderci quasi le ferie. Inutile anche tentare, stile rientro dalle vacanze, la scelta dell’orario intelligente. Puoi andarci alle 7, puoi presentarti alle 9: il tempo per entrare nell’ambulatorio sanitario resta sempre quello. Anche centottanta minuti.
I dipendenti, amministrativi e sanitari, fanno quello che possono. E non è un problema di gentilezza, disponibilità e professionalità, doti che sembrano tutti possedere. Il vero problema è che sono pochi. Appena 2 agli sportelli del cup, il perno del problema. Basta prendere una giornata tipo, quella di ieri ad esempio. Impegnativa in mano, si arriva all’ufficio alle 8.48. L’eliminacode assegna il n. 152.
La fila arriva fuori dai locali. Meno male che non piove. Di persone in fila ce ne sono già 63. L’attesa inizia. Meno male che non è accompagnata dalla gracchiante voce di certi servizi tipici dei banconi alimentari: al cup serviamo il n. 89!
Tutti restano in fila, ordinati come truppe. Dopo un’ora e 20 abbondante ti puoi finalmente specchiare sul vetro dell’ufficetto per le prenotazioni: neanche nella Praga ante ’90, quando tutto era una fila.
Alle 10.30 l’ufficio potrebbe abbassare le tendine, ma in fila ne restano ancora una trentina. Alle 10.45 entra un anziano, subito dietro una suora. Che fai, li cacci via? Certo che no.
Solo alle 11.20 i due impiegati possono finalmente chiudere i battenti. Per spostarsi a lavorare presso un altro servizio.
Eppure era stato creato un terzo sportello. E’ perennemente chiuso. Di ‘riempirlo’, alla Asl3, non ne hanno indubbiamente voglia. Che restino in piedi, giovani e anziani, malati presunti o accertati. Non bastano neanche le sedie. Nei tre laboratori le infermiere ci danno sotto, neanche fossero imparentate con dracula. Certo la manualità del lavoro consente loro di accelerare un po’ i tempi rispetto alle procedure di prenotazione e pagamento delle prestazioni.
“E mica è da oggi”, dice una anziana, dimostrando di dover far spesso ricorso al servizio analisi “son settimane che va avanti così”. In mano tiene una rivista femminile, che ormai compra quasi settimanalmente. Di tempo da dedicare alla lettura ne ha da vendere.
“Meno male che è martedì, vedesse cos’è qui il mercoledì” sbotta un infermiere.
Da mesi anche il tribunale per i diritti del malato si è interessato alla vicenda, proponendo di spostare la struttura alla Palazzina Micheli. Annullando così, non bastasse, i rischi che corrono i pazienti per raggiungere l’infelice stabile in cui è posizionato il laboratorio analisi. C’è chi propone di delocalizzare anche un punto in una delle frazioni più popolose della città.
Magari assumendo qualche persona in più, che di questi tempi fra l’altro non guasta mai. Chissà se alla Asl3 vorranno finalmente sanare l’incresciosa situazione. O se invece preferiranno continuare a guardare solo al budget.