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AN: “COMUNITA' MONTANA MONTI MARTANI E SERANO, LAVORATORI PREOCCUPATI”

Redazione

AN: “COMUNITA' MONTANA MONTI MARTANI E SERANO, LAVORATORI PREOCCUPATI”

Sab, 22/03/2008 - 01:56

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La giunta nominata con un anno di ritardo rispetto al consiglio, nessuna individuazione di obiettivi prioritari, scarsa attenzione al futuro dei lavoratori, una gestione letteralmente paradossale. Sono queste le critiche mosse dai consiglieri di minoranza della Comunità montana dei monti Martani e del Serano all'attuale giunta Campagnani. Critiche emerse nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte i consiglieri dell'ente Francesco Grandoni (Comune di Castel Ritaldi), Gianmarco Profili (Spoleto), Mariarita Moncelli (Montefalco) ed Eros Minciarelli (Massa Martana). Presente anche il capogruppo spoletino di An, nonché vicepresidente del Consiglio provinciale ed ultimo assessore di centrodestra ricordato nella Comunità montana, Giampiero Panfili.

Un incontro, quello che si è svolto nella sala del consiglio dell'ente montano, che è servito a fare il quadro della situazione dopo due anni di giunta Campagnani e a pochi giorni dalla scomparsa definitiva della Comunità montana dei Monti Martani e del Serano, che sparirà presto in virtù del riordino deciso dalla Regione Umbria.

“Non solo la giunta è stata nominata con un anno di ritardo rispetto al consiglio a causa di beghe politiche – ha detto Profili – ma in questi anni l'ente non ha saputo darsi degli obiettivi, puntare su delle specificità. Noi per esempio avevano suggerito di puntare sul vivaio di piantine tartufigene, che in questo territorio vengono studiate da 20 anni. Bene, la dimostrazione dell'attenzione a questo tema l'ha data la Regione, dando un contributo di 3mila euro a Spoleto e di 250mila euro per la stessa cosa ad Umbria Flora di Spello”.

Aldilà della gestione non condivisa dell'ente (“Non c'è stato modo di far funzionare il consiglio né le commissioni” ha sottolineato la Moncelli), il vero problema sono ora i lavoratori. “L'accorpamento delle comunità montane – è stato detto durante la conferenza stampa – porterà ad esuberi di personale per forza di cose”. Anche perché la Regione è costretta a risparmiare circa 1.300.000 euro oltre ai 600mila previsti dal riordino. “Nei prossimi mesi – ha detto Profili – non si sa dove andranno a lavorare gli attuali dipendenti della Comunità montana spoletina, ma la cosa più grave è per gli operai che hanno un contratto privatistico, per i quali potrà arrivare la cassa integrazione, la mobilità o il licenziamento”. Sono infatti un centinaio gli attuali dipendenti dell'ente montano, per la metà dipendente pubblici e per il resto operai agricolo forestali con contratto di tipo privatistico. Se per i dipendenti pubblici si configura il possibile spostamento in altri enti (che potrebbero però essere anche ad un centinaio di chilometri di distanza, basti pensare a Città di Castello), più difficile è la situazione per gli operai. I vertici dell'ente avrebbero fornito rassicurazioni ai lavoratori, che si dicono rassegnati ormai di questa situazione, anche se non nascondono preoccupazione.

“Nonostante le assicurazioni avute dalla Regione in relazione al mantenimento del livello occupazionale – hanno detto gli esponenti d'opposizione – questi lavoratori meritano tutte le garanzie possibili per evitare di subire trasferimenti gravosi presso altre realtà se non addirittura la perdita del posto. A questo fine Alleanza Nazionale ha richiesto formalmente che il presidente della Comunità montana ottenesse di partecipare al tavolo delle trattative tra la Regione ed i sindacati. Nonostante la condivisione delle nostre preoccupazioni da parte di tutta la Commissione permanente della Comunità montana, ancora oggi non si è provveduto a tale procedura e, valutati i tempi strettissimi, temiamo che a pagare scelte politiche sbagliate siano ancora una volta i lavoratori”.

(Sara Fratepietro)


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