Aeroporto: via la nebbia, non le nere nubi

Aeroporto: via la nebbia, non le nere nubi

Dopo i “dirottamenti” causa maltempo si torna a volare | E per sostituire Francoforte dopo lo stop di Ryanair si guarda all’Est Europa | Summit ad Assisi: Sase “chiede” ai Comuni fondi dalla tassa di soggiorno

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In attesa che possano essere spazzate via da un vento favorevole le nere nubi sopra il cielo dell’aeroporto internazionale San Francesco d’Assisi (ancora più minacciose dopo la notizia che da marzo non sarà riattivata la tratta Ryanair con Francoforte) almeno si è diradata la nebbia, quella metereologica, che per diversi giorni ha impedito ai voli di atterrare e decollare. Costringendo i passeggeri ad essere trasferiti con gli autobus della Sulga agli aeroporti di Ancona (quelli diretti a Londra) e Bologna (destinazione Catania).

Voli che, spiega la Sase, dopo essere stati cancellati esclusivamente a causa della forte nebbia, di comune accordo sono stati dirottati verso gli aeroporti che, “in base alla disponibilità di parcheggi, slots e accordi con la compagnia aerea, nonché in presenza di migliori condizioni meteo, hanno potuto accogliere i passeggeri“.

I voli, come mostra la traccia radar (nella foto quella relativa alla giornata di mercoledì) hanno provato a compiere un paio di giri sull’Umbria (da Sant’Egidio sul Trasimeno e verso Foligno) in attesa che le condizioni meteo migliorassero, ma non è stato possibile far atterrare gli aerei, né prevedere decolli.

I passeggeri e gli operatori economici presenti all’interno dell’aeroporto lamentano la mancanza di un radar corridorio in grado di far atterrare gli aerei in presenza di nebbia. La Sase replica che le condizioni di visibilità nei giorni scorsi, a causa della fitta nebbia, erano tali da non consentire l’atterraggio neanche negli aeroporti di categoria 1, quelli cioè dotati dei più sofisticati sistemi di ausilio tecnico per i piloti, anche in caso di bassa visibilità.

Insomma, per l’aeroporto, tra l’annuncio del mancato rinnovo della convenzione con Ryanair per riattivare la rotta di Francofrte (hub di collegamento, lo ricordiamo, con varie località europee) e le avverse condizioni meteo, sono stati giorni davvero neri.


L’aeroporto divorzia da Francoforte


Giovedì è tornato il sole anche sulla pista e con esso i voli, per Londra e Tirana. Ma ancora di più sono decollate le polemiche politiche, con i cinquestelle che in Regione sono tornati all’attacco, così come il consigliere dem Giacomo Leonelli, che da mesi chiede un azzeramento dei vertici Sase. E con l’ex sindaco di Assisi Claudio Ricci che ha ribadito la necessità di un forte investimento per assicurare le rotte in grado di rilanciare realmente l’aeroporto.

I vertici Sase sono insomma assediati e la tensione è evidente. Tanto che la società, “anche nell’ottica – viene spiegato – di una riorganizzazione ed implementazione delle funzioni direzionali dell’aeroporto” ha affidato esclusivamente al direttore Umberto Solimeno i rapporti con la stampa. Direttore che per sostituire le tratte saltate negli ultimi tempi, starebbe intanto sondando soprattutto alcune compagnie dell’est Europa.

Summit ad Assisi

Intanto, nella sede municipale di Santa Maria degli Angeli si è riunita la prima commissione straordinaria per trattare del rilancio dell’aeroporto San Francesco d’Assisi. Sono intervenuti, su invito del Comune di Assisi, che è stato rappresentato dal sindaco di Assisi, Stefania Proietti, dalla presidente della commissione, Federica Lunghi, da una delegazione di consiglieri e assessori comunali del Comune di Assisi e dai capigruppo del Consiglio comunale assisano: l’assessore regionale alle infrastrutture, trasporti e mobilità urbana, Giuseppe Chianella, il presidente del CDA di SASE, Ernesto Cesaretti e l’assessore al marketing territoriale, sviluppo economico del Comune di Perugia, Michele Fioroni.

E la sintesi di quanto emerso è una proposta di scambio: parte dei proventi dell’imposta di soggiorno o di un’imposta di scopo per finanziare l’aeroporto, a fronte, però, di un impegno maggiore da parte della Regione per l’aeroporto, e per promuovere il sistema Umbria, il marketing territoriale, la sua immagine internazionale e i flussi turistici in entrata.

Da gennaio a settembre 2018, l’aeroporto san Francesco d’Assisi, con 180mila presenze, ha fatto registrare un calo di turisti del 9.8 per cento rispetto al 2017 (dati Assaeroporti). Servono dunque strategie per rilanciarlo

 “Questa commissione – ha premesso il sindaco di Assisi – si propone in modo costruttivo di capire quale sarà il futuro di un’infrastruttura fondamentale e indispensabile per la città di Assisi e per tutta l’Umbria. Se non ci fossero i milioni di visitatori di Assisi, non ci sarebbe nemmeno l’aeroporto: i nostri numeri sono incontrovertibili. La crescita del turismo, in particolare religioso, si può avere solo intercettando visitatori di lunga gittata. Si è investito tanto nell’infrastruttura e vale la pena potenziare ulteriormente gli investimenti, anche con parte dei proventi derivanti dall’imposta di soggiorno che l’amministrazione comunale ha introdotto da quest’anno e che è disponibile a usare in maniera mirata e produttiva. Chiediamo anche di poter partecipare attivamente alle scelte strategiche per lo sviluppo dell’aeroporto”.

Per operare in Umbria – ha spiegato il presidente Sase – le grandi aerolinee prevedono investimenti importanti da parte delle istituzioni della regione in cui vanno a operare: con un investimento di 10 euro a passeggero potremmo crescere a dismisura. Per questo, se tutti i Comuni umbri – e in particolare quelli a maggiore vocazione turistica come Assisi, Perugia, Città di Castello e il Lago Trasimeno – riuscissero a mettersi d’accordo per destinare una quota del gettito della tassa di soggiorno allo sviluppo dell’aeroporto San Francesco d’Assisi, tutto il settore turistico ne trarrebbe grande giovamento. Con tre milioni di euro in tre anni, potremmo arrivare al traguardo delle 500mila presenze”.

Partiamo anzitutto da quello che c’è – ha replicato l’assessore Chianella -. Tutti i piccoli aeroporti hanno problemi seri; il nostro, invece, dal punto di vista infrastrutturale, è all’avanguardia. La Regione, che contribuisce con un milione all’anno, insieme con altri soggetti, ha investito un modo corposo. La situazione è peggiorata dopo il 2016, con il disimpegno dall’Italia di Ryanair. Nel momento migliore abbiamo toccato 275mila passaggi; oggi, siamo a 240mila, ma abbiamo comunque evitato di fare debiti. Per implementare i passaggi successivi ci vogliono risorse economiche e dobbiamo trovarle: l’uso dell’imposta di soggiorno è un’ipotesi che stiamo discutendo e che è in evoluzione, considerando che la domanda di mobilità è sempre in crescita a livello globale”.

Aeroporti come quello di san Francesco d’Assisi – ha spiegato l’assessore perugino Fioroni – hanno un modello di redditività molto complesso. A Perugia l’amministrazione è disposta a destinare una quota dell’imposta di soggiorno per sostenere l’aeroporto: ne abbiamo già discusso in consiglio comunale, e abbiamo espresso parere favorevole con l’ordine del giorno del consigliere Vignaroli” .

In conclusione, la presidente della prima commissione consiliare di Assisi, Federica Lunghi, ha richiesto la convocazione da parte della Regione di un tavolo che, auspicabilmente, coinvolgerà anche l’assessore regionale al turismo per coinvolgere gli altri Comuni interessati e l’Anci al fine di rendere operative le linee strategiche tracciate nella commissione odierna.

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