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Addio don Gianfranco Formenton, difensore degli ultimi, cercatore di Dio

Carlo Ceraso

Addio don Gianfranco Formenton, difensore degli ultimi, cercatore di Dio

Dom, 08/01/2023 - 13:33

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Addio don Gianfranco Formenton: una folla commossa ha salutato ieri per l’ultima volta il parroco di Sant’Angelo in Mercole e San Martino in Trignano di Spoleto, stroncato da un infarto nella mattina di Natale, pochi minuti prima di preparare la celebrazione della Santa Messa.

La chiesa di San Martino non è riuscita ad accogliere i tanti fedeli e amici che hanno seguito la cerimonia, presieduta dall’arcivescovo monsignor Renato Boccardo, dal piazzale antistante. Circondati da uno spettrale silenzio calato su quanti conoscevano e apprezzavano l’opera del parroco degli ultimi, rimasti sotto choc per l’improvvisa dipartita.

Occhi lucidi sui volti dei più, specie in quelli degli adulti, che facevano da contraltare al sorriso di fede e speranza dei giovani scout che, indossate le divise, hanno voluto accompagnare per l’ultima volta con canti di preghiera il loro Baloo. Tutti stretti intorno ai familiari di don Gianfranco a cominciare dagli amati fratelli Renato e Vito.

Spina nel fianco dei cosiddetti potenti, gerarchie ecclesiastiche incluse, Formenton ha fatto del Vangelo la propria vita, difendendolo strenuamente, anche a repentaglio della propria vita. Nulla poteva farlo recedere dalla fede e dalle sue posizioni. Che, se necessario, sapeva rendere pubbliche. Come la lettera che scrisse a Nigrizia “Le preghiere che Dio non ascolta” sulla guerra, o quella che inviò alla stampa locale (ma non tutta la trovò meritevole di attenzione) in cui denunciava l’inerzia delle istituzioni locali per i controlli sulle aziende che inquinavano la terra, “stanco di celebrare funerali” le cui cause sembravano avere più di una attinenza con lo stato dei luoghi. Si prese per questo anche una querela per diffamazione da uno spiritoso funzionario pubblico, insieme a chi scrive e a un collega del CorUmbria (rei di aver dato spazio a quell’appello-denuncia), che le Procure di Spoleto prima e Perugia poi, preferirono non dar corso.

O come quando affisse fuori dalla chiesa il “divieto di ingresso ai razzisti”, ponendo così un muro insormontabile per quanti speculavano sulle politiche dei migranti per il proprio tornaconto elettorale e richiamando su di sé l’attenzione della stampa internazionale, a cominciare dal britannico Guardian.

Ne pagò anche qui amare conseguenze con la canonica che venne devastata di sera da mani vigliacche che preferiscono agire nell’oscurità.

Fu anche promotore di iniziative capaci di attrarre fedeli: come la simpatica “Mess card”, con offerta di chips a fine Messa, che tanto successo ebbe tra i più giovani e non solo. Un modo per ritrovarsi in quella chiesa che con tanta fatica (e anche qualche scontro gerarchico) aveva iniziato a edificare e portato quasi ad ultimazione perchè divenisse la casa di tutti.

Sempre dalla parte degli ultimi, degli indifesi, contro le ingiustizie della società e dell’uomo. Pronto ad ascoltare chiunque e a trovare sempre la giusta parola di conforto. Persino parte della destra politica cittadina dovette ricredersi sulle sue posizioni. Come quando, di fronte al progetto del biodigestore che la città non voleva, si unì ai manifestanti senza abbandonare mai la tenda-presidio che vide alla fine i cittadini vincere una partita che sembrava ormai persa.

Ad officiare la funzione, come anticipato, è stato monsignor Boccardo che ha tenuto un discorso equilibrato, ricordando il parroco e l’uomo Gianfranco Formenton.

Dobbiamo accogliere la morte di don gianfranco come il passaggio dalla precarietà dell’esistenza terrena alla beatitudine piena dove il Signore lo ricompenserà per quanto ha dato e fatto. Gianfranco sta nel cuore di Dio e questo ci confronta e ci incoraggia. Faremmo torto a don Gianfranco se non cercassimo anche noi di vivere il doloroso distacco da lui lasciandoci illuminare e confortare dalle parole del Signore” ha detto il prelato “Bisogna saper guardare lontano, con occhi dilatati, specchio di un cuore non rimpicciolito, occhi che cercano e non smettono di cercare perché anche nella notte più oscura e lontana spuntano stelle luminose. Così erano gli occhi di don gianfranco”.

Boccardo ha poi voluto ricordare una frase scritta da don Gianfranco: “vedere con altri occhi è fonte di sofferenza, sebbene questo sia il prezzo che pago volentieri alla vita e che comunque non baratterei mai con una tranquillità seduta e stagnante”.

Difficilmente disponibile a qualche forma di conciliazione, appassionato per una radicalità evangelica che viveva in prima persona e che proponeva senza sconti a chi lo volesse ascoltare. Alcune sue prese di posizione hanno suscitato reazioni contrastanti, gli abbiamo sempre riconosciuto e ammirato la genuina passione per la verità e la forza del Vangelo, con tratti di sensibilità e delicatezza difficilmente immaginabili sotto una scorza apparentemente ruvida e distaccata”. Non a caso chi lo conosceva intravedeva in Formenton un parroco forte, una figura come quelle di Don Gallo o, per rimanere nella vallata tanto amata da San Francesco, don Guerrino Rota.

L’Arcivescovo ha sottolineato anche quanto “tempo e fatica, fantasia e tenacia ha profuso per i giovani scout, cercando di realizzare il messaggio di Baden-Powell “cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto non l’avete trovato”. Di don Gianfranco raccolgo un’altra eredità: guardo a questa chiesa che ha voluto con tutte le forze e non ancora terminata, una chiesa-comunità, casa di tutti, missione che porteremo a termine tutti insieme, voi fedeli di questa parrocchia e la diocesi”.

Poi l’ultimo saluto “Mentre gli diciamo Addio caro Gianfranco, buone scarpinate sulle montagne del Paradiso, mi piace immaginarlo seduto sulle panchine del giardino di Dio ad assaporare un buon sigaro con qualche Santo fumatore e a gustare un buon bicchiere di prosecco con qualche Santo bevitore” ha concluso Boccardo.

Poi il lungo, commosso abbraccio dei fedeli e degli amici alcuni dei quali lo hanno accompagnato nel piccolo cimitero di Trevi, dove c’è la tomba della Congregazione del Suffragio riservata ai preti della Chiesa di Spoleto-Norcia. Una scelta, per quanti si aspettavano magari un ritorno nella sua Bassano del Grappa, tra quelle montagne che amava percorrere, che racconta come la vita di don Gianfranco Formenton resti legata a questo spicchio di bellissima quanto non sempre fortunata Umbria. Sabato 4 febbraio alle ore 18.00 l’arcivescovo Boccardo presiederà nella chiesa di S. Martino la Messa di trigesima per don Gianfranco.

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