A Todi rivivono don Camillo e Peppone

A Todi rivivono don Camillo e Peppone

Centro di accoglienza e migranti, tra sindaco e vescovo duello nella piazza 2.0

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Scambio di lettere aperte tra il vescovo, monsignor Tuzia, e il sindaco di Todi, Antonino Ruggiano, sulla Fondazione Crispolti, finita al centro del dibattito politico e sociale dopo il caso della minorenne ospite del Centro di accoglienza rimasta incinta. Uno scambio di lettere in cui, al là della forma e del rispetto dei ruoli, vescovo e sindaco mostrano la diversa posizione sulle politiche dell’accoglienza.

Il vescovo aveva espresso il proprio “disagio” per l’atteggiamento emerso, anche nei consessi politico-istituzionali tuderti, nei confronti dell’Istituto Crispolti, che in qualità di vescovo presiede. Monsignor Tuzia ricorda la figura del fondatore, il sacerdote Luigi Crispolti, e la sua opera che segnò a Todi “il solco della carità verso bambini, ragazzi, orfani, emarginati”. “Al Crispolti tutti hanno trovato rifugio, vissuto, studiato”. Una storia che oggi la Fondazione Istituto Crispolti “sostenendo, nel cammino, bambini, giovani, donne e uomini“.

E dopo aver preso atto “senza polemiche, anche se con dolore” di scelte non condivise, il vescovo ha deciso di prendere posizione pubblicamente di fronte a interventi “che ledono la positiva azione dell’Istituto, dei suoi operatori e della stessa chiesa di Todi“. Per la cui gestione, ricorda il vescovo, impegna risorse economiche in aggiunta a quelle pubbliche. “Non rinunceremo” concludeva il sindaco la sua lettera, a proseguire l’opera avviata da Luigi Crispolti.

Una missiva a cui Ruggiano risponde con un’altra lettera aperta. Anticipata addirittura da un passo del Vangelo: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli“.

Il “servo fedele” Ruggiano non entra nel merito della considerazioni del vescovo, ma non lesina frecciatine al presule, pur con parole deferenti: “Non spetta al Comune entrare nel merito della gestione della fondazione, della sua politica e delle sue prospettive, né sindacare se l’aver abbandonato la cura dei giovani tuderti, a favore di altre iniziative, sia o meno in linea con le intenzioni del fondatore“.

Poi il sindaco aggiunge: “Lavoreremo per questo, come abbiamo sempre fatto, nel rispetto della legge, cui tutti dobbiamo sottostare, nessuno escluso. Così come continueremo a praticare quotidianamente politiche di sostegno nei confronti degli ultimi, senza necessità di scrivere – sottolinea -pubbliche lettere o proclami“. Proseguendo: “Le parole del Vangelo mi hanno insegnato a ‘… non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini …’.  Chi fa del bene – conclude il sindaco – ha già ricevuto la sua ricompensa”.

Cambiano i toni e i mezzi (e il colore politico) ma in piazza del Popolo 2.0, a Todi, sembrano rivivere don Camillo (da monsignore) e Peppone (con la bandiera scura al posto di quella rossa).

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