Lago di Pilato e la forma "a occhiale", Talamè: "Evento positivo ma cambiamenti anche dopo il sisma" | Fotogallery - Tuttoggi.info

Lago di Pilato e la forma “a occhiale”, Talamè: “Evento positivo ma cambiamenti anche dopo il sisma” | Fotogallery

Valentina Onori

Lago di Pilato e la forma “a occhiale”, Talamè: “Evento positivo ma cambiamenti anche dopo il sisma” | Fotogallery

Il lago di Pilato si mostra nel suo massimo splendore. "Ma è un habitat molto fragile e va tutelato" ribadisce la direttrice del Parco Talamè
Dom, 21/06/2026 - 08:00

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Il lago di Pilato ha ritrovato la sua forma “a occhiali”, dopo 8 anni, con i suoi invasi comunicanti. Il bacino montano è situato in un “circo glaciale”, sul monte Vettore, nel Parco nazionale dei Monti Sibillini ad un’altezza di 1.941 metri s.l.m., in territorio marchigiano ma a meno di un chilometro dal confine umbro. Lo spettacolo della natura in questo scorcio è visibile a tutti i turisti che salgono in quota e rimangono in silenzio ad ammirarlo. Il lago è circondato dalle vette dei Monti Sibillini: Monte Vettore 2.476 m, Cima del Redentore 2.449 m, Cima del Lago 2.422 m e Pizzo del Diavolo 2.410 m. Non solo, è un habitat molto delicato e fragile con specie endemiche come il chirocefalo del Marchesoni, crostaceo unico al mondo.

Ai microfoni di Tuttoggi la direttrice del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Maria Laura Talamè, ci ha parlato di questo cambiamento della forma e di come cambia l’ecosistema di questo fragile habitat.

Il lago di Pilato ritrova la forma ‘a occhiali’ dopo dieci anni con i due bacini uniti. A cosa è dovuto? Da quanto tempo non si univano i due laghi? E’ un bene?

Il lago di Pilato nel 2021

“Il lago di Pilato è un bacino di origine glaciale alimentato esclusivamente dalle precipitazioni meteorologiche, soprattutto nevose, che durante l’inverno si accumulano formando una grande riserva idrica che poi viene rilasciata rapidamente a primavera, con lo scioglimento delle nevi. L’unione dei due bacini era una condizione abbastanza frequente prima del 2016 almeno nella stagione primaverile. Negli ultimi dieci anni si sono invece verificati numerosi eventi di carenza idrica che hanno causato anche il completo prosciugamento del lago e, prima di quest’anno, i due bacini si erano uniti solamente nel 2018. L’unione di quest’anno, dovuta alle abbondanti precipitazioni della tarda primavera, è sicuramente un evento positivo perché ci mostra il lago nel suo massimo splendore e garantisce l’habitat ideale che consente al chirocefalo del Marchesoni (il piccolo crostaceo esclusivo di questo sito) di compiere il ciclo riproduttivo nelle migliori condizioni”.

Questo cambiamento come impatta nel delicato ecosistema di quello specifico ambiente? Il chirocefalo ne risentirà della maggiore portata d’acqua nel suo ciclo?

“Come evidenziato dalle attività di monitoraggio condotte dal Parco tramite ISPRA e Università di Perugia, la crisi idrica registrata nell’ultimo decennio è riconducibile principalmente alle scarse precipitazioni, soprattutto nevose, ma probabilmente anche a modificazioni idrogeologiche indotte dagli eventi sismici del 2016. Il chirocefalo del Marchesoni si è adattato alle condizioni mutevoli del lago di Pilato, producendo uova resistenti (denominate cisti) in grado di sopravvivere in uno stato di quiescenza al prolungato gelo invernale e in assenza di acqua, anche per più anni. Tuttavia, se a causa dei cambiamenti climatici le condizioni del lago in futuro dovessero ulteriormente peggiorare, con costante carenza idrica, la sopravvivenza di questo prezioso endemismo potrebbe essere a rischio. Quest’anno il livello del lago al suo massimo garantisce condizioni ambientali ottimali per il chirocefalo del Marchesoni, ma anche le precipitazioni nevose eccezionalmente abbondanti verificatesi lo scorso maggio rappresentano un evento estremo che non smentisce i cambiamenti climatici in atto”.

Con la siccità c’era il pericolo di estinzione per il chirocefalo perché nella ghiaia scoperta possono esserci le uova facilmente calpestabili dai visitatori. Ora questo rischio non c’è?

“Le uova del chirocefalo del Marchesoni sono deposte tra la ghiaia e sono in grado di sopravvivere all’asciutto anche per più anni; possono però essere danneggiate dall’azione del calpestio dei numerosi escursionisti che giungono al lago di Pilato. Quando il livello del lago è al suo massimo, come in questi giorni, le uova non corrono questo rischio e possono schiudersi dando alla luce le minuscole larve di chirocefalo. Nel corso della stagione estiva, tuttavia, il livello del lago tenderà ad abbassarsi e sarà quindi necessario il rispetto, da parte di tutti, delle misure di conservazione, le quali prevedono, tra l’altro, il divieto di avvicinamento al lago oltre il limite del massimo livello, indicato sul posto da una delimitazione costituita da paletti e filo”.

Questo altera le caratteristiche fisico-chimiche (temperature, ph…) del lago di Pilato?

“Il livello del lago influenza anche le caratteristiche fisico-chimiche dell’acqua; ad esempio, la temperatura dell’acqua in questi giorni è vicina agli 0°C, in quanto proveniente direttamente dallo scioglimento delle nevi ancora in parte presenti; quando il lago si abbassa, l’insolazione può innalzare rapidamente la temperatura dell’acqua. Anche la concentrazione di sostanze organiche aumenta con la riduzione della quantità di acqua”.

Quali sono le specificità dell’ambiente (flora e fauna) che circonda il lago di Pilato?

“L’importanza del lago di Pilato non risiede solo nella presenza del chirocefalo del Marchesoni, ma nell’unicità degli ambienti e della biodiversità che caratterizzano l’intera vallata e che comprendono habitat e specie animali e vegetali rare e di intesse comunitario. Tra gli animali ricordiamo, ad esempio, il gracchio corallino, corvide dal becco rosso che nidifica sulle pareti calcaree sovrastanti il lago, il fringuello alpino, passeriforme legato alle vallette nivali (ovvero dove la neve persiste fino all’estate), la vipera dell’Orsini, che in Italia vive solo nei principali massicci dell’Appennino centrale, e il roditore arvicola delle nevi, vero e proprio “relitto glaciale” che vive nei ghiaioni circostanti il lago. Tra le piante sono presenti specie di origine artico-alpina, come il camedrio alpino, la silene a cuscinetto e il papavero alpino, ed endemiche, come la stella alpina dell’Appennino. Si tratta di ambienti molto fragili, la cui tutela richiede consapevolezza e responsabilità da parte dei visitatori, e il rispetto delle misure di conservazione che, ricordiamo, non consentono di giungere al lago di Pilato con cani o in mountain bike, di effettuare sorvoli con droni e di tagliare lungo i ghiaioni“.

L’ondata di turisti ed escursionisti anche per questa novità nell’aspetto del lago sarà maggiore, voi cosa consigliate per il bene del luogo?

“Il lago di Pilato si mostra ora nel suo massimo splendore e questo attira inevitabilmente molti visitatori. Ma la sua valle racchiude ambienti molto fragili, inseriti nella Rete Ecologia Europea “Natura 2000” e sottoposti ai massimi livelli di tutela. La loro fruizione richiede pertanto consapevolezza e responsabilità da parte dei visitatori e il rispetto delle misure di conservazione. Nei giorni di massimo afflusso di escursionisti il sito è presieduto da Guide del Parco, che forniscono le necessarie informazioni, e dai Carabinieri Forestali del Parco, a cui compete la sorveglianza”.

Il monitoraggio dei biologi sull’habitat del lago e dei Sibillini in generale cosa ha rilevato in questi ultimi anni, anche dopo il sisma del 2016, (cambiamenti nella flora e fauna, migliorie…)

“Molte specie e habitat del Parco Nazionale dei monti Sibillini sono sottoposti a un costante monitoraggio. Per valutare oggettivamente gli effetti dei cambiamenti climatici e del sisma del 2016 occorrono dati raccolti su serie di molti anni. È stato tuttavia accertato come gli eventi sismici abbiano causato vistose modificazioni idrogeologiche, con conseguenti significative variazioni delle portate di sorgenti e corsi d’acqua; anche i cambiamenti climatici stanno producendo i loro effetti, con tendenze all’innalzamento delle temperature medie e alla riduzione delle precipitazioni, sempre più spesso concentrate in eventi molto intensi. In questo quadro, le specie floristiche e faunistiche che più di altre possono subire effetti negativi sono quelle legate agli ambienti acquatici, come gli anfibi e i crostacei, e agli ambienti subalpini, come il fringuello alpino e le piante di origine artico-alpina. Dalla prosecuzione dei monitoraggi otterremo nei prossimi anni informazioni più dettagliate sulla tendenza di queste specie”.

Lago di Pilato a “occhiale”, le foto

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