"QUESTA E' LA GUERRA, SIGNORI", NUOVA RIFLESSIONE DI DON FORMENTON SULLE VITTIME TRA I MILITARI IN MISSIONE - Tuttoggi.info

“QUESTA E' LA GUERRA, SIGNORI”, NUOVA RIFLESSIONE DI DON FORMENTON SULLE VITTIME TRA I MILITARI IN MISSIONE

Redazione

“QUESTA E' LA GUERRA, SIGNORI”, NUOVA RIFLESSIONE DI DON FORMENTON SULLE VITTIME TRA I MILITARI IN MISSIONE

Sab, 22/01/2011 - 09:15

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di don Gianfranco Formenton

QUESTA E' LA GUERRA, SIGNORI.

“Primo comandamento di tutti gli eserciti:

tu non avrai altra ragione

all'infuori della ragione (impazzita)

di colui che ti manda.

I soldati devono solo uccidere

ed essere uccisi.” (David Maria Turoldo)

Questa è la guerra, signori, che ora è il dolore della nostra Italia ma che è la quotidiana tragedia di gran parte dell'umanità. Ora siamo noi a piangere perché a morire sono stati i nostri figli ma questa è la guerra, signori. I soldati fanno questo di mestiere: “uccidere ed essere uccisi”. Il dramma è l'ipocrisia degli uomini di stato che prima li mandano ad “uccidere e ad essere uccisi” e poi ostentano un dolore attonito ed ufficiale che non ha nessuna forza morale su di noi che conosciamo i meccanismi di questa come di tutte le altre guerre.

Questa è la guerra, signori, che obbedisce solo alla “ragione (impazzita) di colui che ti manda). Sono i “mandanti” i responsabili di questi morti come di tutti gli altri morti senza onori. Delle migliaia di morti civili che nessuno aveva mandato, senza patrie e senza politici e presentatori televisivi ad ostentare dolori ufficiali. Il “valore aggiunto” di essere italiani (o americani) non toglie alla morte la sua tragicità e il suo carico di dolore. Le madri, i figli, le fidanzate…non hanno patria, non hanno nazionalità. Soffrono tutte allo stesso modo, indicibilmente allo stesso modo, anche le madri, i figli, le fidanzate dei “nemici”.

Questa è la guerra, signori, che sovverte i comandamenti della vita, che tutto distrugge davanti a se, che non sopporta eccezioni “umanitarie”. Perché tutti i soldati sono uguali e tutti i soldati per le proprie patrie sono i migliori ma tutti uccidono e sono uccisi. E tutti sono uomini ingannati dalle bandiere e dalle ideologie e dal fanatismo o dalla necessità economiche che li convincono a buttare la vita per qualche migliaia di dollari al mese.

Questa è la guerra, signori. Ma non raccontate ai nostri ragazzi che questo è un bel morire, che questa è la patria, che questo è un ideale. Il petrolio, il “posto al sole”, i “sacri confini”, la “guerra al terrorismo” non sono ideali. Sono sempre e solo “pretesti” dei furbi governanti di questo mondo per convincere tanti piccoli uomini a morire per loro. Sì, è triste e drammatico dirlo ma questi poveri ragazzi non sono morti per nessuna patria che non siano le menzogne di qualche petroliere americano e le ambizioni di qualche piccolo politico italiano.

Questa è la guerra, signori. E se anche l'ipocrisia del teatrino della politica italiana ha stabilito che ora è il momento del dolore, è un dovere civile gridare l'assurdità di questo dolore e del dolore degli altri, dei troppi, dimenticati… e rifiutarsi di ingrossare le fila delle retoriche e vuote “liturgie” patriottiche che da sempre preparano altre guerre ed altri morti. Questa è la guerra, signori…e noi ci rifiutiamo di servire queste meschine “patrie mercantili”. “Deus non vult!”

“E poi sulla terra intera a innalzare

monumenti “Ai Caduti”!

così felici di essere caduti!

Ma provate a fissare quei corpi squarciati,

a fissare la loro smorfia ultima

sulle facce frantumate,

e quegli occhi che vi guardano.

Provate a udire nella notte

l'infinito e silenzioso urlo degli ossari:

– “Uccideteci ancora e sia finita”!

(David Maria Turoldo)


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