Perugina in piazza, più di mille a manifestare contro gli esuberi

Perugina in piazza, più di mille a manifestare contro gli esuberi

Istituzioni e politica presenti | Sul palco le vertenze umbre, tra Ast, Ex Merloni ed Ex Fcu


C’era la politica, c’erano i rappresentanti delle istituzioni. C’erano i lavoratori e gli studenti, i sindacati, le donne e gli uomini delle vertenze più importanti e sentite in Umbria. La manifestazione della Perugina, al grido lanciato con l’hashtag #IoDifendoLaPerugina, ha radunato questa mattina in Piazza Matteotti circa mille persone, che, insieme a chi ha preso la parola sul piccolo palco al centro, hanno sventolato bandiere e colorato la mattina.


Perugina, Nestlè “Nostro piano finalizzato alla sostenibilità nel lungo periodo”


Perché la storia della Perugina è quella di Perugia stessa e mai come questa volta, con 364 esuberi minacciati, un tavolo al Mise all’attivo e un piano industriale al momento disatteso, pesano sulla città come un macigno. “364 persone su 800 lavoratori: dicono possano essere impiegate in altre occupazioni. Ma Perugia ce li ha a disposizione 364 posti di lavoro? E non sarebbe meglio lasciare questo spazio ai nostri giovani? E’ giusto che siano loro a prendere il nostro posto nel futuro”. E’ cristallino il pensiero di Luca Turcheria, della Cgil, che con chiarezza esprime quello che è il pensiero di tutta la piazza.

Sul palco, dalle 10 e fino alle 12, a parlare si sono alternati in tanti. Dal segretario generale di Fiom Cgil, Maurizio Landini, per il quale “è necessario far cambiare idea alla Nestlè“, al segretario regionale Vincenzo Sgalla, che ha chiesto un “forte intervento da parte del governo”. E poi il segretario provinciale, Filippo Ciavaglia, che ha annunciato la volontà di incontrare i dirigenti della Nestlè, unendo lo sforzo insieme ai lavoratori dello stabilimento di Parma: a rischiare lì sono in 160.  In mezzo alla folla, come accaduto qualche giorno fa davanti ai cancelli della Perugina, c’era anche don Claudio Regni, parroco di San Sisto e per 24 anni prete della fabbrica del cioccolato: “La Chiesa – ha detto – sta sempre con i più deboli e chi deve portare a casa un pezzo di pane è debole”.

Lo spirito della manifestazione si sente anche e soprattutto nelle parole dei lavoratori: “siamo qui per manifestare contro l’intenzione dell’azienda di mandare a casa 360 di noi. Non era mai successo nella storia della Perugina. Nestlé sta scappando dall’Italia, vede il nostro paese solo come un luogo dove commercializzare i prodotti”. Decidono di parlare con noi anche delle lavoratrici che, seppur impiegate nell’indotto della Perugina, sono assunte da una ditta appaltante: “la solidarietà per i nostri amici, compagni e colleghi è fondamentale. Siamo qui per far sentire la nostra voce. E’ necessario rivedere tutta la logistica del comparto”.

La storia di Walter, lavoratore della Perugina dal 1979, è quella con più memoria di tutte. “E’ come quando c’è stato il terremoto: è come la scossa che non ti dà la possibilità di scampo. E’ dal 1979 che sono in quella fabbrica e che lotto insieme agli altri per ottenere ciò che ci spetta. Adesso, dalla sera alla mattina, ci sono 364 persone in esubero, a fronte di nuove produzioni che ancora non sono arrivate. Penso anche alle loro famiglie, con le condizioni di vita che possono cambiare”.


Perugina, azienda in solidarietà fino al 2018 | Tavolo al Mise


Gli chiediamo una soluzione per cambiare le sorti dell’azienda dopo quanto firmato anche nel 2014 con il contratto di solidarietà, quando Nestlé dichiarò 180 esuberi per due anni. Il 30 agosto 2014, in Confindustria, i lavoratori chiesero di non “aspettare che passasse la nottata“. “Pensate alla Rossana – ci spiega ancora Walter, mentre qualcuno comincia a lanciare quelle stesse caramelle sul palco – Non hanno fatto quello che c’era scritto nel piano di produzione per il rilancio. Di questo passo rimarranno solo le mura. Il Mise sarà attento sulla questione e spero che tengano la barra dritta, perché l’accordo firmato deve portare il lavoro e la produzione. Al momento però non vedo futuro per la Perugina, né per i giovani di questa città”.


Perugina, vertice al Mise e sciopero a San Sisto | Il futuro dell’azienda in mano al Governo


Insieme ai lavoratori degli stabilimenti di San Sisto e di Parma, ci sono anche quelli delle altre vertenze attive in Umbria: ex Fcu, ex Merloni, Ast. A far sentire quanto il tema del lavoro sia importante in una regionale come l’Umbria.  A ricordare come il tema del lavoro deve partire dalla piazza.

La soluzione per i lavoratori resta dunque quella di fare di Perugia e della Perugina un hub del cioccolato, ripartendo da quel piano industriale sottoscritto, così come ha suggerito anche il Vice Ministro Teresa Bellanova. “Nestlé vorrebbe prendere, di quell’accordo solo un trafiletto a pagina 5, dove si parla di aiutare a far uscire dall’azienda i lavoratori dicono i sindacati. “Abbiamo presentato il piano industriale puntando su un solo prodotto, con 60 milioni di investimenti per rendere lo stabilimento di San Sisto la capitale del cioccolato. Non possiamo essere una fabbrica che produce troppe cose e non si caratterizza per niente in particolare. Il piano era finalizzato a non avere impatti sociali e riassorbire gli esuberi. Poi succede che cambia l’amministratore delegato e si riparla di esuberi. Questa piazza allora si arrabbia”.

I commenti

Per il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, anche lui sotto il palco in piazza Matteotti, è necessario che l’azienda “non rimanga indifferente a questa piazza e alla mobilitazione che si è attivata. Bisogna creare i presupposti per un dialogo vero, che fino ad oggi non c’è stato e bisogna ripartire dal piano industriale, per capire meglio se dietro a questo ci sia veramente la volontà di dare una prospettiva alla fabbrica”. Per Romizi quindi “occorre rimettersi al tavolo ma con una consapevolezza nuova“. 

La piazza di oggi con la presenza di tanti lavoratori della Perugina e delle aziende umbre che hanno vertenze volte al mantenimento dei posti di lavoro (ex Novelli, Colussi, Merloni etc..) rappresenta  un elemento di forza e coesione non solo dei lavoratori, delle istituzioni e delle organizzazioni sindacali, ma di una intera comunità che si stringe e sostiene la grande vertenza di Nestlè Perugina”: lo ha detto la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, a margine della manifestazione di lavoratori e cittadini che, indetta dalle  Rsu della Perugina,  si è tenuta oggi a Perugia in difesa del lavoro in tutta la regione e contro i 364 esuberi annunciati da Nestle. “Lo stabilimento di San Sisto non è solo simbolo di una storia prestigiosa e di qualità – ha aggiunto la presidente – ma rappresenta una realtà centrale di presenza industriale , produttiva e del lavoro di questa regione. Per questo motivo considero impensabile che Nestlè si sottragga dal confronto nel merito di un vero piano industriale fondato su investimenti certi, su innovazione e ricerca e sull’utilizzo pieno delle reti commerciali e di marketing di cui Nestlè dispone da metter al servizio anche dei prodotti, dei marchi e della piena capacità produttiva realizzabile qui a Perugia”.

“E’ questo quello che stiamo chiedendo con forza insieme, istituzioni e lavoratori. Noi vogliamo che le imprese rimangano in Umbria e assumano fino in fondo la responsabilità industriale e sociale di dar certezze per il presente e per il futuro al lavoro e alle produzioni. So bene – ha sottolineato Marini – che Nestlè può cambiare concretamente atteggiamento nei confronti di questa vertenza ed è impensabile che ci venga sottoposta la proposta di quasi dimezzare i posti di lavoro a tempo pieno e indeterminato. All’interno della grande multinazionale si può trovare uno spazio innovativo e strategico che faccia della fabbrica di Perugia un vero punto di riferimento per la produzione mondiale del cioccolato. Una multinazionale può fare questo perché ha mezzi finanziari e capacità di ricerca e management.  La vertenza della Perugina è anche una vertenza simbolo che riafferma la necessità che le imprese diano sempre più concretamente valore alla ricchezza prodotta dalla finanza, ma soprattutto alla qualità del manufatto che ha dietro competenze professionali, posti di lavoro e persone che hanno bisogno della produzione reale e non degli algoritmi della finanza. Come istituzioni – ha concluso la presidente –  ci aspettiamo che al prossimo incontro al ministero pe rlo sviluppo economico, del 9 novembre, Nestlè venga non più con il piano sociale, ma con un nuovo piano industriale sul quale anche le istituzioni potranno dare un apporto in termini di investimenti e di strumenti per l’occupazione”.

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