"In Umbria storie di illegalità nella gestione delle acque", da Terni la denuncia del M5S - Tuttoggi

“In Umbria storie di illegalità nella gestione delle acque”, da Terni la denuncia del M5S

Luca Biribanti

“In Umbria storie di illegalità nella gestione delle acque”, da Terni la denuncia del M5S

Cascata Delle Marmore, fiume Clitunno e nuovo acquedotto di Pentima, Liberati "La Erg non provi a mettere la mani sul Pta"
Sab, 18/02/2017 - 14:41

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Questa mattina il M5S si è riunito in uno degli uffici della Regione del Centro Multimediale di Terni per raccontare “storie di illegalità” così come definite dal consigliere regionale, Andrea Liberati. I pentastellati si sono concentrati in alcune situazioni che riguardano l’assetto idrogeologico dell’Umbria, in particolare la Cascata Delle Marmore di Terni, il nuovo acquedotto di Pentima e il fiume Clitunno di Trevi.

“Abbiamo scoperto storie di illegalità – sottolinea Liberati – che riguardano le acque dell’Umbria, in particolare le acque fluviali, ma anche acque sotterranee”.

L’attenzione è andata subito alla Cascata Delle Marmore e al PTA (il piano tutela delle acque) che, secondo i pentastellati, sarebbe stato rivisto dalla Regione in funzione di alcune richieste e osservazioni provenienti dalla Erg, l’attuale società che controlla la produzione di energia elettrica sul bacino sul Velino.

“La Regione sta aggiornando il piano tutela acque da qui al 2021 secondo una normativa nazionale. Il precedente piano tutela è stato subito – ricorda Liberati – con una delibera di giunta regionale nel 2011. i principi normativi sono stati disapplicati per grandissimi interessi intorno alle acque superficiali: secondo la direttiva europea 60/2000, e un decreto ministeriale 2004, è stato stabilito l’afflusso minimo vitale dei corsi fluviali, che corrisponde a un flusso di una portata istantanea d’acqua per ogni singola tratta che sia equivalente alla condizione che renda possibile la sopravvvivenza dell’ecosistema e che corrisponda alla tutela del paesaggio ed eventuale vocazione commerciale”

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“Dal 2009 quando furono individuate le portate minime per i singoli fiumi – prosegue in consigliere – considerando la scarsa portata degli stessi, si è imposta la legge senza indugi, così come fatto in Lombardia, dove, in alcuni casi, sono state perforate le dighe. Nel caso della Cascate Delle marmore, le istituzioni locali, in concerto prima con Enel poi con Erg, hanno deciso di trovare un monte ore di apertura, mettendo in atto una situazione di totale illegalità. La Regione sta aggiornando il piano tutela, ma quando si tratta di una multinazionale il servizio acque idrico delle regione, accoglie pedissequamente tutte le osservazioni della Erg.

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La Erg non provi a redigere il piano di tutela delle acque, ora è finita, non accadrà più. La Erg, nelle proprie osservazioni, cercano di oltrepassare le norme vigenti, visto che il bacino della Cascata ha una scarsa portata. Quello che chiedono va contro l’ambiente e i nostri interessi. Loro e quelli prima di loro si sono presi un miliardo di euro in 10 anni. Questi soldi prima o poi dovrebbero tornare in Umbria”.

In sostanza tutte le misure chieste da Erg e accolte dalla Regione in sede di modifica del PTA, sarebbero volte a contenere più acqua possibile nel bacino per poter mulinare la maggior portata di acqua possibile per una maggiore produzione di energia, facendo venir meno quei valori sanciti per legge da direttive europee e decreti ministeriali per la portata minima.

Altra criticità sottolineata dai pentastellati, tramite il consigliere comunale di Trevi, Simone Moretti, è quella che riguarda la situazione del fiume Clitunno.

“Trevi ha una serie di brutti record – ricorda il consigliere – a partire dal 2002 con la lotta contro le ecomafie con l’operazione Greenland, prima indagine per ecomafie in Italia. Nel 2006, ricordiamo il disastro di Umbriaoli di Campello con un forte interessamento del bacino idrico del Clitunno.
Dopo l’incidente sono arrivati fiumi di soldi per gestire l’emergenza, poi ad Arpa, nel 2009, è stata affidata una relazione sullo stato del fiume.
All’interno del dossier c’era anche uno studio di fattibilità della bonifica del fiume Clitunno, ma ne è venuto fuori un quadro non confortante.
In particolare l’analisi dei fanghi ha attirato la nostra preoccupazione; l’intenzione degli enti era quella di bonificare il fiume eliminando questi sedimenti di dubbia composizione e di ecotossicità diffusa.
Si voleva riutilizzare questi fanghi e così è stato fatto; i lavori partono, la bonifica inizia, ed estraggono i fanghi e li depositano sulle sponde del fiume stesso lasciandoli lì sulle sponde del fiume.
Spettacolo orribile che abbiamo denunciato tramite esposto consegnato nel 2015 al Noe di Perugia. Successivamente alcuni fanghi sono stati portati via e altri utilizzati in loco come sostrato di una nuova strada. Dopo le nostre denunce il comune di Trevi, maggio 2015, ha convocato una conferenza stampa dove ha contestato tutto quello che avevamo denunciato, avvalendosi di una società privata che avrebbe sconfessato gli studi dell’Arpa. Nel 2016 esce la notizia di 4 indagati per la bonifica del Clitunno. Il mito dell’Umbria cuore verde d’Italia inizia a scricchiolare”.

Al senatore Stefano Lucidi è toccata un’analisi più generale del problema politico in Umbria. Secondo il pentastellato infatti: “non si capisce più chi tutela gli interessi dei cittadini. Chi prende delle decisioni dovrebbe essere vincolato a tener conto delle scelte che i cittadini vorrebbero fossero fatte. Il m5S ha l’obiettivo di ridurre la distanza tra chi prende le decisioni e chi le subisce. Chi dovrebbe tutelare i nostri interessi non lo sta facendo in maniera adeguata. Sono pronte una serie di interrogazioni parlamentari e regionali. C’è grande superficialità e distrazione con le quali alcuni amministratori gestiscono la cosa pubblica”.

Thomas De Luca, consigliere comunale di Terni, ha riportato in evidenza il problema del nuovo acquedotto di Pentima e delle contaminazioni dei bacini idrici locali: “Ci eravamo già occupati della contaminazione acque del Nera e del Paglia e, in base a un autorevole studio, non solo c’è un livello di qualità scarso del fiume Nera dopo anni di scarichi del polo siderurgico, ma questo comporta anche l’inquinamento della catena agro alimentare.
Abbiamo fatto numerose interrogazioni su questo argomento e come ci è stato risposto? Ci è stato risposto con un atto di indirizzo sulle canoe in città sul fiume Nera. Voglio vedere dove galleggeranno – ironizza De Luca. Un mese fa è stata depositata in Regione una variazione di progetto sull’acquedotto Pentima perché ci si è accorti che non è possibile captare la quantità di acqua che si era ipotizzata. Che impatto avrà sul fiume Nera questa captazione? Difficile capire come Arpa Umbria possa aver dato un parere favorevole a questo tipo di emungimenti, è una questione grottesca”.

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