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Umbria, che fine fanno partecipate e agenzie regionali | Riforma entro il 2016

Alessia Chiriatti

Umbria, che fine fanno partecipate e agenzie regionali | Riforma entro il 2016

Sviluppumbria segue il modello di Finmeccanica | Accorpate Aur, Isuc, Cedrav e Centro Studi Giuridici e Politici
mercoledì, 16/03/2016 - 00:26

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Umbria, che fine fanno partecipate e agenzie regionali | Riforma entro il 2016

Le partecipate e le agenzie regionali in Umbria hanno i giorni contati, almeno nella configurazione in cui si presentano a noi ad oggi. Per il 2016, la riforma Madia entrerà effettivamente anche nella pubblica amministrazione umbra, portando a termine quanto iniziato già negli scorsi mesi. Ad essere rivoluzionate, dunque, saranno Sviluppumbria, Gepafin, Aur, Isuc, Cedrav e Centro Studi Giuridici e Politici, oltre che Adisu. I dettagli sono illustrati all’interno del Defr, il documento economico e finanziario della Regione Umbria, discusso e approvato dal consiglio di Palazzo Cesaroni nella giornata di ieri. Si tratta comunque di agenzie della Regione Umbria che presentano “pareggio di bilancio. Le società regionali sono in equilibrio“, ha tenuto a precisare la presidente Marini durante la discussione di ieri sul documento. In prima fila per l’attuazione della riforma, c’è l’assessore regionale Antonio Bartolini.

Già a settembre scorso, come anticipato su queste colonne, si ebbe il commissariamento di Aur, Adisu e Villa Umbra. Tutti enti nei quali sono rimasti in carica, anche per quest’anno, gli stessi amministratori: Claudio Carnieri per l’Aur, Maurizio Oliviero per Adisu e Alberto Naticchioni per Villa Umbra.

Il complesso percorso di riforme e riorganizzazione che caratterizzerà il 2016 avrà come punto di particolare rilevanza il percorso di riforma delle agenzie regionali, delle società partecipate e degli enti di diritto privato del sistema pararegionale“, si legge nel Defr. Il principio che guiderà tale processo è quello della semplificazione: si punterà dunque ad accorpare e riorganizzare gli enti, privilegiando l’omogeneità delle materie trattate e concentrando in un unico soggetto competenze e responsabilità.

La road map prevede il compimento del piano su partecipate e agenzie regionali per l’estate del 2016: entro tale scadenza, verrà ridefinito il quadro normativo relativo al sistema degli enti, con l’adozione di una specifica proposta di legge regionale che individuerà un modello unitario di governance, insieme ai percorsi di riaccorpamento e riorganizzazione, e “definirà uno schema di contratto di servizio e un modello di controllo analogo per gli enti in house“.

Cosa cambia – Da un punto di vista più operativo, nel corso del 2016 si procederà da un lato all’accorpamento di AUR (Agenzia Umbria Ricerche), ISUC (Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea), Centro Studi Giuridici e Politici e Cedrav e, dall’altro, alla trasformazione del SEU (Servizio Europa) in un consorzio di diritto privato per la progettazione europea e il rilancio dell’attività formativa. Tutte operazioni che, nel disegno di Palazzo Donini, avverranno sfruttando le necessarie e possibili sinergie con la Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica.

Anche per l’A.Di.S.U (Agenzia per II Diritto allo Studio Universitario), nel corso del 2016, verrà attuato un percorso di riforma con un duplice obiettivo: da un lato razionalizzarne l’attività per la parte connessa con la propria mission principale, puntando all’innalzamento della qualità dei servizi offerti agli studenti. Dall’altro ampliandone il campo di azione, concentrandosi sul temi dell’internazionalizzazione e dell’alternanza scuola-lavoro. Per quel che riguarda inoltre A.For. (Agenzia Forestale), si punterà ad un consorzio tra soggetti di diritto pubblico, con la definizione di funzioni specifiche che ricomprendano anche la cura del patrimonio regionale.

Altro capitolo quello che riguarda Sviluppumbria: nel suo caso verrà accorciata la catena delle controllate mediante la fusione per incorporazione delle medesime nella controllante, con la conseguente dipartimentalizzazione, secondo un modello sperimentato ad esempio in Finmeccanica. Per Gepafin – la società finanziaria partecipata dalla Regione – nel corso del 2016 dovrebbe realizzarsi la trasformazione in intermediario finanziario vigilato da Banca d’Italia. “Si tratta di un obiettivo – si legge ancora nel documento – ormai alla portata di Gepafin, che sarebbe così l’unico intermediario di questo tipo in Umbria con importanti benefici per le imprese regionali in quanto – essendo le garanzie offerte da intermediari vigilati maggiormente apprezzate dal sistema bancario – attraverso Gepafin potrebbero ottenere credito con maggior facilità e a condizioni più vantaggiose. Andrà verificata l’ipotesi di cessione della partecipazione della regione in Gepafin a favore di Sviluppumbria in modo da razionalizzare la catena di controllo”.

E ancora: il Defr prevede al suo interno un importante percorso di semplificazione della macchina pubblica, “al fine di garantire maggiore integrazione tra le funzioni, più trasversalità delle competenze, più azioni di controllo per superare la rigidità operativa, la duplicazione di compiti e la carenza di coordinamento“.

Novità importanti, poi, verranno messe in campo sul lato occupazionale: l’arrivo di nuovo personale in Regione dalle Province troverà con il passare dei mesi il suo assestamento, anche grazie ad azioni di semplificazione e digitalizzazione. Inoltre, gli Enti di Area vasta assumeranno sempre più il ruolo di centri di servizi per gli Enti locali, con riferimento ad alcune funzioni specifiche come, ad esempio, la centrale unica di committenza o l’ufficio unico degli espropri. Dal punto di vista finanziario, verranno messe in campo anche le risorse della nuova programmazione comunitaria destinate all’Agenda digitale e al Rafforzamento amministrativo. Tali risorse potranno, inoltre, essere utilizzate anche per favorire, attraverso specifiche forme di incentivazione, le fusioni tra Comuni, “purché – si legge sul Defr – le stesse si realizzino su una scala dimensionale adeguata, sia dal punto di vista territoriale che della popolazione  e purché si tratti di processi promossi dal basso e non imposti dall’alto”.

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