Tutti assolti per il “Buco bilancio”, Corte dei conti “nessun danno” | Ma Comune pagherà spese

Tutti assolti per il “Buco bilancio”, Corte dei conti “nessun danno” | Ma Comune pagherà spese

Corte: “Nessun danno alla finanza pubblica”. La beffa: Spoleto pagherà le spese legali (100mila euro). Avvocati Calzoni e Formica “Soddisfatti, sentenza restituisce serenità e dignità”

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Tutti assolti per il cosiddetto “buco di bilancio” del Comune di Spoleto. La Corte dei Conti (Presidente Salvatore Nicolella, Consigliere Chiara Vetro e Consigliere relatore Pasquale Fava) ha infatti assolto le 11 persone, tra amministratori, dirigenti e funzionari, che a vario titolo erano stati trascinati in giudizio dalla Procura regionale.

La sentenza, o meglio le due sentenze, sono state notificate poco dopo le 16 di lunedì 29 ottobre.

Le sentenze

La prima quella in cui la Procura contestava “erroneità e falsità nella rappresentazione contabile dell’attività di recupero evasione Tarsu e di quella relativa all’Ici e a Tarsu ordinarie” per un danno quantificato in € 4.467.884,65; la seconda per “gravissime anomalie gestionali nel bilancio del Comune di Spoleto negli anni 2010-’12 con particolare riferimento alla gestione di cassa e del recupero dell’Ici” per un danno quantificato in €2.821.557,59.

In totale per l’ufficio del Procuratore capo Antonio Giuseppone, coadiuvato da una consulenza tecnica e dalle relazioni delle fiamme gialle, era stato procurato un danno di circa 7,2 milioni di euro.

L’ex sindaco di Spoleto Daniele Benedetti

Nulla di tutto questo per la Corte che ha accolto in pieno la difesa degli 11 convenuti. Le motivazioni della prima sentenza tornano anche nella seconda. La Corte afferma che perizie tecniche e indagini non hanno dimostrato alcun danno. Leggiamone uno stralcio: “Nel merito – scrivono i giudici – l’azione risarcitoria attivata dalla Procura regionale è infondata. il Collegio ritiene che nella specie non sussiste alcun danno alla finanza pubblica perseguibile….la mera violazione delle regole contabili non determina ex se un pregiudizio erariale. Trattasi di pura violazione formale delle regole finanziarie che di per sé non determina un danno erariale, atteso che l’erronea o la falsa rappresentazione di un dato contabile non corrispondente alla realtà fa venire in essere una violazione meramente formale e non sostanziale. In altri termini il vizio formale non è ex se danno. Altrimenti opinando si accederebbe a una logica di danno alla finanza pubblica in re ipsa non compatibile  con l’ordinamento giuridico, il quale considera il danno non solo elemento costitutivo dell’illecito contabile, ma anche presupposto processuale imprescindibile ai fini della stessa esistenza della giurisdizione di questa Corte”.

Di più. L’azione politica e amministrativa del Comune non ha causato alcun danno alla collettività: “…non è stata prospettata puntualmente e specificatamente, né è stata comunque dimostrata alcuna violazione del patto di stabilità interno, né una ricaduta negativa sulla collettività, né un superamento dei limiti di spesa di parte corrente consentiti” scrivono i tre giudici contabili. .

Comune pagherà le spese

Ma non è tutto. Quasi a confermare che l’inchiesta contabile non era sufficientemente solida è arrivata la condanna al pagamento delle spese per tutti i convenuti da liquidare in 7mila euro ciascuno, oltre al 5% per spese generali, Iva e Cassa avvocati. Più di centomila euro che, per legge, non verranno imputate al Ministero della Giustizia o al Mef ma al  Comune di Spoleto, l’ente che per l’accusa risultava danneggiato.

Assolti, finisce l’incubo

Finisce così (anche se rimane in piedi il processo penale) l’incubo che da 6 anni ha tenuto banco dentro e fuori i palazzi della politica, sui giornali umbri come nelle piazze. Un incubo che ha avuto conseguenze sia politiche (l’uscente sindaco Daniele Benedetti non venne sostenuto dallo stesso pd spoletino dell’epoca per la ricandidatura nel 2014), sia amministrative (l’ex direttore generale Angelo Cerquiglini venne demansionato).

La Procura regionale contabile citò in giudizio 11 persone ovvero Cerquiglini (al quale veniva chiesto il risarcimento di quasi 4 milioni), il funzionario Amedeo Santini (2 milioni), la dirigente Antonella Quondam Girolamo (300mila), l’ex assessore Proietti (217mila), l’ex sindaco  Benedetti (150mila), l’ex segretario generale Paolo Ricciarelli (50mila), fuzionari e impiegati come Brunella Brunelli (400mila), Francesco Duranti e Lucia Santoni (50mila ciascuno), Lorena Frezza e Sonia Minni (30mila ciascuno). Tutti assolti alla lettura della sentenza odierna.

Avvocati soddisfatti

L’avvocato Lietta Calzoni durante un momento del processo

E’ una grande soddisfazione che restituisce dignità e serenità al mio assistito” dichiara a Tuttoggi l’avvocato Lietta Calzoni del foro di Perugia che assisteva Cerquiglini “è una sentenza lineare che si basa su principi di diritto assolutamente saldi e ben riconosciuti dalla giurisprudenza. Nel corso della difesa, supportati dal nostro consulente, il dottor Salvatore Santucci, abbiamo dimostrato non solo che non era stato provocato alcun danno ma che la stessa collettività non aveva risentito della situazione: abbiamo dimostrato che il patto di stabilità era rispettato, che non vi è stato alcun deficit nell’erogazione dei servizi pubblici e nessun aumento di tariffe e tasse”.

L’avvocato Calzoni si dice soddisfatta anche in vista della prossima udienza del processo penale in corso davanti al Tribunale di Spoleto che vede imputato (insieme a Antonella Quondam Girolamo, Amedeo Santini, Brunella Brunelli e Francesco Duranti)  il suo assistito: anche la Procura della Repubblica di Spoleto aprì infatti una inchiesta all’indomani dell’infuocato Consiglio comunale in cui il d.g. ammise che di fronte ai gravi problemi finanziari aveva operato come “un buon padre di famiglia”.


Processo buco di bilancio Spoleto, primi testimoni in aula a gennaio


Siamo molto felici dell’esito per questa causa che ha richiesto tanto lavoro che si poteva evitare” dice senza mezzi termini l’avvocato Alessandro Formica del foro di Perugia “nei confronti poi di Daniele Benedetti si è consumata una ingiustizia sostanziale perché si pretendeva di elevare il dubbio che ‘non poteva non sapere’ a prova dell’accusa.  Questa sentenza dimostra che le indagini devono essere gestite per arrivare ad una prova solida, non si può costruire un impianto accusatorio se non c’è contezza del danno. Il dispositivo della Corte dei Conti non scende neanche nelle singole posizioni dei chiamati in giudizio proprio perché manca il danno. Non c’era prova alcuna che il sindaco Benedetti sapesse di irregolarità, che poi gli stessi giudici hanno derubricato a meri errori. Abbiamo subìto due procedimenti, altrettante enormi richieste risarcitorie, assistito ad uno spiegamento investigativo senza precedenti con un dispiego di risorse umane ed economiche rilevanti e non c’era neanche il danno. Ci vorrebbe più cautela prima di impelagarsi in simili situazioni che rischiano di danneggiare irreversibilmente la vita di amministratori e dipendenti pubblici” conclude l’avvocato Formica.

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