Trojan: da Sanitopoli al “Mercato delle toghe”

Trojan: da Sanitopoli al “Mercato delle toghe”

Le intercettazioni: il virus sul cellulare, l’alleato della Procura di Perugia | Gli incontri romani di Lotti e Lotito coi magistrati

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Come per l’inchiesta sulla Sanitopoli all’ospedale Santa Maria della Misericordia, anche per l’indagine sul presunto “mercato delle toghe” la Procura di Perugia ha il suo più affidabile alleato nel virus Trojan, che attraverso i cellulari degli indagati consente di ascoltare e registrare non soltanto quanto detto al telefono, ma da fungere anche come cimice ambientale.

Ed è proprio attraverso il cellulare del pm Luca Palamara che i magistrati perugini (la Procura umbra è competente per le indagini che coinvolgono i colleghi romani) hanno ascoltato i colloqui fatti da Palamara negli incontri serali in un hotel romano, avvenuti nel mese scorso.  Incontri ai quali, come si è appreso, hanno partecipato anche l’esponente Pd ex ministro e sottosegretario renziano, Luca Lotti (imputato a Roma per la vicenda Consip) ed il presidente della Lazio Claudio Lotito, che avrebbe messo a disposizioni biglietti per le partite di calcio da regalare. A quegli incontri hanno anche partecipato un altro esponente del Pd, Cosimo Ferri, e cinque consiglieri del Consiglio superiore della magistratura, tra cui Gianluigi Morlini e Paolo Criscuoli, che si sono autosospesi. Facendo salire a 5 su 16 le defezioni all’interno del Csm (già dimesso Luigi Spina, indagato per rilevazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento, ed autosospesi Corrado Cartoni e Antonio Lepre).

Secondo gli atti che la Procura perugina ha trasmesso al Csm e al ministero della Giustizia Palamara (indagato per corruzione) avrebbe utilizzato una rete di amicizie e conoscenze per condizionare le nomine alle Procure di Roma, Brescia e Perugia. Quest’ultima, in vista del pensionamento del procuratore De Ficchy (avvenuta dal primo giugno). Procure strategiche, quella perugina e quella bresciana, proprio perché competenti ad indagare rispettivamente sull’operato dei colleghi di Roma e di Milano.

Palamara, che è già stato sentito dai magistrati perugini, respinge ogni accusa. La credibilità della Magistratura italiana, da quanto emerso proprio attraverso le intercettazioni grazie al Trojan installato sul suo cellulare, ne esce fortemente compromessa, segnata da giochi di potere, guerre intestine personali e di corrente, intrecci con la politica.

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