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Tifernate dona al Museo Diocesano riproduzione di Celestino II, il papa di Città di Castello

Redazione

Tifernate dona al Museo Diocesano riproduzione di Celestino II, il papa di Città di Castello

L'opera andrà ad affiancare il Paliotto, il capolavoro di oreficeria romanica donato proprio da questo pontefice
Gio, 13/02/2020 - 13:46

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Tifernate dona al Museo Diocesano riproduzione di Celestino II, il papa di Città di Castello

Il tifernate Paolo Duccio Ducci ha donato al Museo diocesano di Città di Castello una riproduzione estremamente raffinata e rara raffigurante Celestino II Papa originario della città (pontificato dal 26.09.1143 al 08.03.1144), tratta dalla Galleria Vaticana su una bella cornice del sec. XIX, da lui fatta ridorare per l’occasione.

L’opera, di piccole dimensioni (32×26 cm), è stata accolta con grande interesse in quanto ben si contestualizza nel percorso museale che ospita, nella sala II, lo straordinario capolavoro di oreficeria romanica, il Paliotto, donato proprio da questo pontefice.

Celestino II nasce col nome di Guido da Nicola Guelfucci di Città di Castello. Fu mandato a studiare a Parigi da Pietro Abelardo. Tornato nella città tifernate divenne Canonico di San Florido nel 1130. Onorio II lo creò Cardinale Diacono di Santa Maria in Via Lata e, nel 1134, fu fatto cardinale prete del titolo di San Marco. E’ il primo papa menzionato nelle famosissime profezie di Malachia.

Il Paliotto

Il Paliotto – ricorda Catia Cecchettifu voluto dal pontefice per abbellire la parte anteriore dell’altare del Duomo superiore. Straordinario capolavoro di oreficeria realizzato in argento sbalzato, cesellato e parzialmente dorato. Al centro domina un Cristo benedicente, assiso in trono e ai lati suddivisi in scomparti sono rappresentati, in ordine cronologico, i principali eventi della Storia della Salvezza. Il Paliotto è probabilmente opera di più maestranze, con evidenti influssi bizantini, superati da un sentito plasticismo. Uno dei maggiori studiosi dell’Arte Medievale Pietro Tosca ne diede una connotazione stilistica più precisa: infatti primi studiosi riferiscono l’opera genericamente ad artisti di cultura bizantina ma Tosca per l’individuazione di una certa libertà d’impostazione e per l’espressionista narrativa lo inserisce nel vivo della cultura romanica”.

La Diocesi e l’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici, nella persona del suo direttore Gian Franco Scarabottini, ringraziano il donatore per la generosità dimostrata e informano che l’opera verrà esposta nella Sala documentaria del Museo, per introdurre al meglio il visitatore alla scoperta delle ricchezze culturali ecclesiastiche.


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