Thyssen, verifica accordo Ast al Mise | Istituzioni ‘coccolano’ la Morselli

Thyssen, verifica accordo Ast al Mise | Istituzioni ‘coccolano’ la Morselli

Uil fuori dal coro, Sen. Rossi centra il problema “Quale il futuro produtto di Thyssen? E quale per Ast?

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L’impressione è che il vertice del Mise di questa mattina, in verifica dell’accordo del 3 dicembre 2014 che pose una tregua nella vertenza Ast, non abbia prodotto risultati del tutto positivi, anche se l’ad Morselli, presente al tavolo insieme a Peter Sauer, ha confermato di rispettare gli impegni presi 16 mesi fa su questioni come sicurezza e ambiente.

Con un contratto non rinnovato, la Thyssen ha infatti ufficializzato il nuovo ad Burelli che diventerà effettivo da aprile, la ‘lady d’acciaio’ ha anche confermato l’investimento per il trasferimento della linea 6 di Torino a Terni, per il quale manca ancora il tassello di un ‘temper’.

Il ‘problema’ è che si sta verificando un accordo siglato da un ad dell’azienda che tra pochi giorni non ci sarà più e sarà fondamentale capire quali siano le strategie che Burelli concorderà con il colosso tedesco. Come ricordato dal sottosegretario Giampietro Castano: “La Morselli ha fatto un ottimo lavoro, ma per capire cosa accadrà nel futuro sarà necessario fissare un nuovo incontro con Burelli”.

Ad accorgersi che non è poi così tutto lineare è stato il senatore Gianluca Rossi che pone il problema in una prospettiva diacronica. È chiaro che nel breve sono stati fatti passi in avanti rispetto alla manovra ‘lacrime e sangue’ che si era ipotizzata con l’arrivo della Morselli, ma l’accordo del 3 dicembre 2014 è solo una tregua. Il vero tema di fondo è quello proposto dal sen. Rossi, cioè: “Tk manterrà un proprio ruolo nel settore della produzione di acciai speciali nel medio-lungo tempo? Quali saranno le scelte rispetto al sito di Terni, in termini di volumi di produzione, commercializzazione, investimenti, destino delle ex società controllate, livelli occupazionali? Cosa significa che la ristrutturazione non è ancora finita? Esiste, e se sì in che termini, la prospettiva di vendere Ast? Domande che richiedono risposte e non dichiarazioni di rito o impegni già assunti da Tk per Ast. Oggi purtroppo non sono arrivate, e non poteva accadere, vista la delegazione della multinazionale tedesca”.

I sindacati, dopo la clamorosa vicenda che ha visto aspri contrasti tra la Uil e le altre sigle confederate, ancora una volta non sono sembrati su una linea condivisa di valutazione. Da una parte la Cisl trova conforto “nell’implementazione del piano di rilancio, ma servono relazioni stabili e più attenzione alle tematiche ambientali. Durante l’incontro – riferisce una nota – sono  inoltre emersi,  importanti dettagli, sui passi in avanti rispetto all’attuazione del piano di rilancio: 90 mln di euro investiti su circa 178 mln previsti, e  59 nuovi inserimenti di lavoratori nel periodo 2015-16, elemento quest’ultimo, per niente previsto e scontato. C’è necessità di un interlocutore stabile e un management certo sulle relazioni industriali”.

La Uil è ancora la voce fuori dal coro: “Il rappresentante di Tk Sauer, pur confermando la volontà di dare continuità all’impegno della multinazionale tedesca sul sito di Terni, ha affermato, smentendo le dichiarazioni fatte nel mese di dicembre dall’attuale AD, che la “ristrutturazione non è stata ancora completata”, anche in prospettiva dell’incertezza sulla normativa antidumping europea. Nell’incontro già previsto entro il prossimo mese di maggio con il nuovo amministratore delegato di AST  – sostiene la Uilm – sarà dunque necessario verificare le reali prospettive di medio e lungo termine del sito siderurgico ternano, anche rispetto all’annunciato “piano B” eventualmente da attuare sulla base dell’evoluzione delle normative antidumping, ed i tempi di realizzazione del progetto per il recupero delle scorie di lavorazione”.

La Cgil pone invece al centro della questione i rapporti sindacali, ma arrivano comunque aperture distensive: “Come Fiom abbiamo ribadito la necessità di aprire una fase nuova sui temi trattati, attraverso un diverso sistema di relazioni sindacali, utile a discutere e risolvere le criticità ad oggi presenti, a partire dall’organizzazione del lavoro e dei relativi inquadramenti e riconoscimenti professionali. Da parte di TK, presente all’incontro, sono stati riconfermati gli impegni, escludendo ad oggi ipotesi di vendita del sito di Terni. Riguardo ai mutamenti del mercato europeo e mondiale e alle sfide che dovranno caratterizzare Ast, in un passaggio, il management ThyssenKrupp ha tenuto a precisare che nel Gruppo Thyssen la riorganizzazione non è finita. Un’affermazione che, per quanto riguarda AST, è in contraddizione con quanto esposto nell’introduzione, e cioè che i dati sugli investimenti, sui volumi e sulle prospettive di mercato, confermano le prospettive di consolidamento e di potenziamento del sito ternano e delle produzioni di acciai speciali”.

Decisamente più ottimista la politica con il la governatrice Catiuscia Marini, il presidente del consiglio regionale, Fabio Paparelli e il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo che si coccolano le parole dell’ad Morselli, e giudicano “positivamente i risultati illustrati e fin qui raggiunti, ma soprattutto le affermazioni di Sauer che ha assicurato l’impegno a lungo termine rispetto alle prospettive e al futuro di Ast, così come c’è apprezzamento per la conferma degli investimenti, sia quelli legati alla efficienza tecnologica degli impianti, sia con riferimento alla realizzazione della nuova linea 6”.

“Guardiamo con attenzione – proseguono i 3 – al tema della compatibilità ambientale della fabbrica e in particolare alle modalità e tempi di selezione delle proposte progettuali legate alla chiusura del ciclo produttivo concernente le scorie, auspicando che ciò avvenga in coerenza con la direttiva comunitaria sull’economia circolare ed in applicazione della normativa nazionale. Seguiremo con attenzione inoltre il tema della normativa europea antidumping rispetto alle evidenze segnalate di aggiramento attraverso importazione di semilavorati ovvero attraverso Paesi terzi. Un tema questo di carattere sistemico, ma che sui prodotti laminati a freddo è essenziale per la tutela effettiva della concorrenza”.

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