Tetraplegico dopo la caduta in bici in una buca: "Il mio caso non va archiviato"

Tetraplegico dopo la caduta in bici in una buca: “Il mio caso non va archiviato”

Massimo Sbardella

Tetraplegico dopo la caduta in bici in una buca: “Il mio caso non va archiviato”

Mer, 22/02/2023 - 13:54

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La battaglia legale di un 57enne corcianese rimasto gravemente invalido dopo l'incidente avvenuto tra Ponte Pattoli e Pieve San Quirico

Dopo essere caduto con la sua bicicletta in una buca profonda un metro e mezzo, impossibile da vedere perché colma d’acqua, Domenico Incannella, 57enne corcianese, è rimasto tetraplegico. A distanza di 13 mesi da quell’incidente avvenuto nel tratto comunale di strada tra Ponte Pattoli e Pieve San Quirico, vuole proseguire la sua battaglia legale contro Comune di Perugia e Umbra Acque, rispettivamente proprietario della strada e responsabile della manutenzione idrica relativa alle condutture che la attraversano.

Il difensore dell’uomo, l’avvocato Stefano Gallo, dopo aver fatto opposizione alla richiesta di archiviazione del caso formulata dal pubblico ministero e notificata alla persona offesa da parte del Sostituto Procuratore della Repubblica, ipotizza il reato di lesione aggravata.

E questo nonostante un risarcimento assicurativo già riconosciuto ed avviato sia dalla compagnia assicurativa dell’amministrazione comunale che da quella di Umbra Acque. Perché Incannella, ridotto in carrozzina con una diagnosi di “Tetraplegia post-traumatica incompleta” praticamente irreparabile, vuole che la sua disabilità non venga ascritta alla colpa di nessuno. O peggio di sé stesso, come se non fosse stato capace di evitare quella buca.

Una battaglia legale fondata su quelle che vengono individuate dall’avvocato Stefano Gallo come errate valutazioni e indagini superficiali effettuate dal pm, a cui vengono contrapposte una ricostruzione capillare e, soprattutto, numerose dichiarazioni di terze persone in grado di far riscontrare precise responsabilità, in contrasto con la richiesta di archiviazione.

L’incidente

La voragine presente sul tracciato a circa 300 metri dopo il campo sportivo in direzione Pieve San Quirico, profonda 1,5 metri, larga 2 metri e lunga 3 metri (come da rilievi della Polizia Locale di Perugia), secondo la parte ricorrente non sarebbe stata infatti determinata dalla semplice rottura di una tubatura che ha poi comportato l’allagamento, ma verosimilmente da precedenti lavori finalizzati a riparare danni periodici mai risolti, con l’aggravante della mancata apposizione di apposita segnaletica.

Le segnalazioni

Oltretutto – come sostenuto dalla difesa – non sono accettabili le motivazioni secondo cui la querela dell’uomo vittima dell’incidente sia da archiviare in assenza di segnalazioni circa le numerose criticità della strada, quando è invece emerso dalle testimonianze raccolte che un cittadino, residente a pochi passi dal luogo del sinistro, aveva mandato al Comune di Perugia e al Comando di polizia locale ben due lettere (a settembre e dicembre 2021) via PEC, evidenziando le pessime condizioni in cui versava la strada, per poi testimoniare, in seguito alla caduta, che la buca era preesistente da tempo.

Singolare, infine, secondo i ricorrenti, il fatto che neanche il Corpo della Municipale, in sede di indagine, abbia fatto menzione di tali denunce.

Altresì del tutto singolare infine e particolarmente grave il fatto che lo stesso Incannella, unica vittima di quanto accaduto (oltre alla sua famiglia), ad oltre 13 mesi dall’incidente, non sia mai stato ascoltato da alcuna autorità.

L’istanza per proseguire le indagini

Una serie di elementi, insomma, raccolti in otto pagine di memoriale e finalizzati a convincere il giudice a disporre la prosecuzione delle indagini preliminari in base alle circostanze citate e, in subordine, ad applicare le pene previste dalla Legge. In nome della dignità di un uomo che non potrà muoversi più e di una famiglia fortemente provata da una tragedia con tutta probabilità evitabile.

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