TERREMOTO NELLE REDAZIONI UMBRE: IL MESSAGGERO ‘ASSO PIGLIATUTTO’, LA NAZIONE A CACCIA DEI SOSTITUTI

TERREMOTO NELLE REDAZIONI UMBRE: IL MESSAGGERO ‘ASSO PIGLIATUTTO’, LA NAZIONE A CACCIA DEI SOSTITUTI

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Hanno le idee chiare al Messaggero. E così, se da una parte il quotidiano della famiglia Caltagirone ha deciso di tagliar le spese generali chiudendo una redazione storica come quella di Foligno, dall’altra sta puntando molto, moltissimo su una squadra di giovani giornalisti d’assalto e di provata esperienza. Una scelta che sta sconvolgendo l’assetto (e non è ancora finita) delle redazioni degli altri quotidiani, soprattutto quelle della città della quintana e del festival. A farne le ‘spese’, più di tutti, è il giornale di Firenze de La Nazione. Il primo passo lo ha infatti compiuto Giovanni Camirri, il corrispondente folignate che si è guadagnato la fama di miglior cronista di ‘nera’ della città. Circa una settimana fa lo ha seguito a ruota Ilaria Bosi (nella foto d'archivio, insieme al collega del GdU Massimo Sbardella), ormai più che un astro emergente nel panorama giornalistico regionale: l’ultimo articolo per il giornale fiorentino lo scriverà il prossimo 4 maggio. Il giorno dopo entrerà a far parte della squadra del direttore Napoletano che, così come per Camirri, ha seguito personalmente l’assunzione. A Foligno,  come nella sede regionale di Perugia, quelli de La Nazione il ‘colpo’ lo hanno accusato. E non poco. Un po’ come quello ‘storico’ di una decina di anni fa quando fu Elio Clero Bertoldi ad accettare la proposta del Corriere dell’Umbria. L’assunzione dei due giornalisti rischia di ripercuotersi a catena anche sulle redazioni di altri quotidiani, verso i quali i vertici de La Nazione hanno cominciato a guardare per cercare qualche possibile sostituto. Il ‘mercato’, almeno quello spoletino, non è in grado per la verità di offrire molto, in termini di serietà professionale ed esperienza. Un paio al massimo le opzioni, una dal Giornale dell’Umbria, l’altra dal Corriere, ma i responsabili di questi quotidiani non sembrano disposti a vedersi portar via i loro “gioielli” migliori.  

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