La Valnerina vuole ripartire dopo il terremoto del 30 ottobre. Per questo le istituzioni – Regione, Comuni e protezione civile in primis – con l’ausilio di vari enti, dei vigili del fuoco, dell’Esercito e di tutte le altre forze in campo lavorano incessantemente sotto vari fronti. Nonostante questo, polemiche e disagi non mancano. A Norcia, in particolare, c’è il segno tangibile che accanto alle cose che funzionano, alle prime risposte ai cittadini, c’è anche qualcosa che non va. Come la gestione dell’emergenza dopo il 30 ottobre.
La macchina dei soccorsi, dopo 3 terremoti di grande entità (quello del 24 agosto, quello del 26 ottobre e l’ultimo), si è ingolfata. Un fatto probabilmente fisiologico vista la vastità del territorio interessato, con circa 30mila sfollati in 4 Regioni (Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo), e la necessità di rivedere tutto. Nonostante il diktat a livello nazionale di non prevedere più tende, se non le strutture collettive, a livello di alloggi le persone hanno avuto tutte un letto o una brandina dove dormire entro poche ore. Quello che invece ancora oggi, a tre settimane da quella domenica mattina infernale, sembra non funzionare, per lo meno a Norcia, è la gestione delle donazioni di generi alimentari e materiale vario. Negli altri Comuni a coordinare il tutto sono i Coc. A Cascia, dopo un primo momento di gestione degli aiuti da parte di qualche privato, è stato il centro operativo comunale a prendere in mano la situazione. A Norcia, invece, la situazione è completamente diversa: accanto alle attività coordinate dalla protezione civile ci sono anche diverse singole persone che si occupano dello smistamento del materiale, dai generi alimentari all’abbigliamento fino alle tanto richieste stufette elettriche.
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A complicare ancora di più la situazione è il fatto che il Dipartimento nazionale di protezione civile ha chiesto uno stop degli aiuti. “Il Dipartimento della Protezione Civile, d’intesa con le Regioni, i Comuni e con le Organizzazioni di volontariato, – è stato ricordato ieri sul sito internet dell’ente – ha chiesto uno stop alle donazioni. La generosità dimostrata sinora ha permesso, infatti, di raccogliere grandissime quantità di vestiti, giocattoli, cibo e, in genere, beni di prima necessità. Al contempo l’arrivo continuo di materiali impegna molti operatori, tra cui volontari, nelle attività di verifica e smistamento di tutte queste offerte, che spesso non incontrano le specifiche esigenze della popolazione colpita”. Un avviso analogo di fermare le donazioni era stato emanato già il 2 novembre, proprio mentre in Valnerina la situazione da questo punto di vista era molto critica, con le persone senza cibo, acqua o vestiti ed aiutate soltanto da volontari accorsi da altri territori. Insomma, o la protezione civile nazionale aveva i magazzini locali pieni ma non ha saputo effettuare lo smistamento ai cittadini, oppure non era e non è a conoscenza della reale situazione nei territori, quello umbro in primis. Anche perché ancora oggi da Norcia viene chiesto l’invio di materiale specifico, segno che ce n’è necessità. Esplicativo in tal senso il video di Alberto Allegrini.
Ma ancora di più dicono le immagini di qualche giorno fa di alcuni sfollati costretti a mangiare con i coltelli di plastica perché forchette e cucchiai erano finiti. Molto attivi continuano ad essere I ragazzi del 50/A di Spoleto, che spesso fanno da tramite tra associazioni e donatori di varie parti d’Italia e gli sfollati della Valnerina. Ad esempio ieri il gruppo presieduto da Diego Bacchettini ha portato molti beni a Savelli, Sant’Andrea, Frascaro, Nottoria, Valcaldara, Popoli, Norcia, Cascia, Logna di Cascia e San Giorgio. Il cuore dell’Italia, questo è certo dopo quanto accaduto prima ad Amatrice e poi in Valnerina, è grande.
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Che tutto non può essere gestito dalla protezione civile, vista la portata dell’emergenza, è chiaro anche dalla necessità di ricorrere all’Esercito, una decisione ben accolta dalla popolazione, soprattutto da chi ricorda il grande impegno dei militari nell’affrontare l’emergenza post terremoto del 1979. I militari arrivati già da diversi giorni in Valnerina vengono utilizzati per vari aspetti: dalle opere di urbanizzazione alla realizzazione, ad esempio, dell
Da ieri, intanto, la presenza dei militari dell’Esercito impiegati nelle zone colpite dal sisma è aumentata: lo ha annunciato il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano. In totale, con i nuovi arrivi, il contingente delle Forze Armate raggiunge i circa 1900 militari. In particolare, si incrementa il numero di assetti specialistici del genio militare dell’Esercito messo a disposizione per le attività di ripristino dei servizi nei luoghi colpiti dal terremoto. Alcuni assetti, circa 300 unità, – viene spiegato dalla Difesa – si stanno portando in area Muccia (MC) mentre assetti aggiuntivi saranno destinati anche a Norcia. Dalla prima ondata sismica, che ha sconvolto il centro Italia lo scorso 24 agosto, i militari, lavorando a stretto contatto con Protezione civile, Vigili del Fuoco e volontari, forniscono le migliori capacità di personale, mezzi ed attrezzature speciali a favore della popolazione, al fine di garantire l’incolumità di persone e beni, il sostegno agli sfollati e rendere il più veloce possibile il ripristino dei servizi essenziali. “Le Forze armate – ha sottolineato il Generale Graziano – in casi di pubbliche calamità, sono uno degli strumenti a disposizione della Protezione Civile, prontamente impiegabili grazie alla capacità duale dei propri mezzi, all’elevata specializzazione del personale e all’esperienza maturata nei teatri operativi internazionali. La sinergia che si è creata tra tutte le forze intervenute, civili e militari, ha davvero funzionato ed è per me motivo di orgoglio”.
E proprio sul Pian Grande si è aperta una voragine dopo il terremoto del 30 ottobre profonda diversi metri (chi l’ha vista parla di circa 5 metri). Un fenomeno ritenuto piuttosto naturale dall’Ingv in questi casi ma che ha creato scalpore tra la cittadinanza dopo il servizio andato in onda qualche giorno fa sul Tg1. La voragine si trova vicino al cosiddetto inghiottitoio, altro fenomeno naturale piuttosto sorprendente, nei pressi del fosso dei Mergani, una zona di assorbimento tale da richiamare le acque da tutta l’area. “Il fosso – si legge sul sito del Comune di Norcia – è un solco fluviale, anche se al solco principale se ne collegano altri minori che conferiscono all’insieme la forma di un meandro. Il fosso termina in un inghiottitoio imbutiforme profondo circa 20 metri (non è stato comunque facile esplorarne la profondità, per cui il carsismo sotterraneo è tuttora sconosciuto)“. Quanto allo stesso Pian Grande, viene ricordato che “l’origine della conca, a 1300 metri d’altitudine, è dovuta all’abbassamento delle masse rocciose sottostanti, in contrasto con i sollevamenti che hanno dato origine alla dorsale del Monte Vettore. L’impaludamento progressivo del bacino è oggi testimoniato dai depositi torbosi e il suo progressivo svuotamento è dovuto al manifestarsi di fenomeni carsici e in particolare alla formazione dell’inghiottitoio”. La nuova voragine si inserisce quindi in fenomeni naturali dopo un terremoto come quello del 30 ottobre, dove il terreno è collassato creando “scalini” di roccia fino anche a 2 metri.
Sul fronte abitativo per la popolazione, invece, per velocizzare i controlli, alcune amministrazioni comunali hanno chiesto l’attivazione della procedura Fast (Fabbricati per l’Agilità Sintetica post Terremoto), le cosiddette verifiche speditive che consentiranno una valutazione immediata degli immobili. I tecnici appositamente formati possono dichiarare gli edifici agibili, non utilizzabile o non utilizzabile per solo rischio esterno. Non tutte le aree possono essere controllate con questa procedura: le zone rosse, infatti, devono essere sottoposte a controlli più approfonditi attraverso i tecnici della Dicomac con la redazione delle ormai note schede Aedes (qui i dettagli sulla procedura Fast). In alcuni comuni, come ad esempio Preci, le verifiche speditive sono state effettuate in tutto il territorio, stando al calendario comunicato dall’ente. A Norcia, invece, sono state appena avviate. Il Comune ha diramato un apposito calendario. Dal 19 al 21 novembre: Agriano, Casali di Serravalle, Cortigno, Aliena, Fontevena, Forsivo, Frascaro, Grotti, Legogne. Dal 20 al 22 novembre: Serravalle, Villa di Serravale, Valcadara, Popoli, Piediripa, Ocricchio, Pescia, Sant’Andrea, Paganelli, Ospedaletto, Nottoria, San Marco, Savelli. Dal 21 al 23 novembre: Norcia intero territorio ad esclusione del centro storico. L’intero centro storico, come alcune frazioni (ad esempio San Pellegrino o Campi) devono essere al centro di verifiche più puntuali per le quali quindi non sarà attivata la procedura Fast. “Tutti gli interessati – spiega l’amministrazione comunale – sono pregati di essere presenti, almeno in un giorno di quelli segnalati, e di consentire l’accesso ai fabbricati per i sopralluoghi. In caso in cui sia necessario un approfondimento tecnico analitico, è indispensabile richiedere, specificamente e con apposito modulo, la procedura AeDES”.
“Si porta a conoscenza – si legge nella nota del Comune – che con Ordinanza Sindacale n. 761 del 15/11/2016 si è disposto di:
Per consentire l’adeguata ricollocazione dei feretri, il Comune di Norcia, salvo diversa indicazione delle famiglie o degli aventi diritto, provvederà a sistemarli nei loculi che saranno prossimamente reperiti e di cui si darà comunicazione. Le famiglie o gli aventi diritto dei defunti interessati possono rivolgersi al punto di ascolto degli psicologi della Protezione Civile Nazionale, che si trova presso lo stadio comunale, difronte all’Ospedale Civile, i quali provvederanno a fissare degli appuntamenti con il competente ufficio comunale per concordare un diverso luogo di collocazione, qualora fosse nella loro disponibilità. Qualora non si presenti nessuno per una diversa collocazione i feretri saranno collocati nella sepoltura individuata dal comune. Nel sito istituzionale, attraverso il seguente link elenco feretri recuperati, sarà possibile consultare l’elenco dei feretri rimossi; tale elenco sarà aggiornato contemporaneamente allo svolgersi delle operazioni”.
Intanto proseguono gli interventi dei vigili del fuoco in tutta l’area interessata dal centro Italia. Opere che vanno dalla messa in sicurezza delle strade a quella degli edifici e dei beni culturali, oltre ovviamente all’ausilio alla popolazione per recuperare oggetti nelle proprie abitazioni inagibili. Per consentire la riapertura delle strade è stato necessario anche abbattere abitazioni pericolanti. Come ad esempio a Piediripa. Tra gli interventi spettacolari, molti dei quali documentati da video e fotografie da parte degli stessi vigili del fuoco, c’è anche la messa in sicurezza della bellissima chiesa della Madonna di Costantinopoli, a Cerreto di Spoleto, il cui campanile era pericolante dopo l’ultimo terremoto.
VIDEO: LA MESSA IN SICUREZZA DELLA MADONNA DI COSTANTINOPOLI
In totale dal 24 agosto sono stati 110.798 gli interventi di messa in sicurezza effettuati dai vigili del fuoco. Nella giornata odierna sono 1.293 i pompieri al lavoro nell’area del cratere, secondo quanto fa sapere il Centro operativo nazionale. In particolare gli interventi effettuati dal Coa (centro operativo avanzato) di Norcia sono stati fino 8.139 (179 nella giornata di ieri).
Domani riapriranno anche le scuole di Monteleone di Spoleto, mentre a Cascia riapriranno i battenti pure elementari e medie, dopo che la settimana scorsa erano state riaperte le superiori, trasferite a Roccaporena. In particolare a Cascia domani riaprono le scuole dell’infanzia di Avendita, primaria di Cascia e Avendita e la secondaria di primo grado. Questi gli orari:
Per quanto riguarda Monteleone di Spoleto, riaprono domani le scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado con il normale orario (8.30 – 13,30).
Sul fronte viabilità, per fare il punto sulla situazione, giovedì l’assessore regionale alle Infrastrutture Giuseppe Chianella ha riunito a Norcia il direttore dell’Ufficio Emergenze della Protezione Civile nazionale Titti Postiglione, il direttore regionale Diego Zurli, i tecnici dell’Assessorato regionale, dell’Area Viabilità della Provincia di Perugia e del Compartimento Anas di Perugia unitamente all’ingegner Fulvio M. Soccodato (di Anas spa) in qualità di soggetto attuatore per il coordinamento degli interventi di messa in sicurezza e di ripristino della viabilità delle infrastrutture stradali (ai sensi dell’art. 7 del decreto legge 11 novembre 2016, n.205, “Nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni e dei territori interessati dagli eventi sismici del 2016”). Nel corso dell’incontro, sono state illustrate le novità introdotte dal decreto legge pubblicato nei giorni scorsi che consente all’Anas di provvedere direttamente ad effettuare interventi di messa in sicurezza della rete stradale di competenza delle Regioni e degli Enti Locali interessata dagli eventi sismici, coordinandosi con gli stessi al fine di accelerarne il ripristino e la piena funzionalità.
Facendo il punto sulle opere in corso, è emerso che è imminente l’apertura della Tre Valli fino all’abitato di Biselli “e la sua prevedibile completa riapertura nel corso della prossima settimana”.