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Terni si ribella e dice “no” alle restrizioni del nuovo decreto

Redazione

Terni si ribella e dice “no” alle restrizioni del nuovo decreto

Mar, 27/10/2020 - 09:37

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Terni si ribella e dice “no” alle restrizioni del nuovo decreto

Una manifestazione cui hanno preso parte i proprietari alcune attività del territorio, ma non solo

Dopo il corteo di domenica 25 ottobre, al quale avevano partecipato circa 800 persone, ancora una volta, nel pomeriggio di lunedì 26 ottobre, la città di Terni è scesa in piazza in segno di protesta contro le nuove misure previste nel decreto firmato dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Ristoranti, palestre e non solo

Una manifestazione cui hanno preso parte i proprietari alcune attività del territorio, ma non solo.

Molti, fra coloro che hanno deciso di aderire a questa iniziativa, erano gestori di palestre o scuole di danza; tuttavia, anche alcuni proprietari di bar e ristoranti hanno ritenuto opportuno offrire il loro contributo. Non è mancato, inoltre, chi, pur non essendo stato toccato direttamente dal nuovo decreto, che prevede – lo ricordiamo – la chiusura alle ore 18 di bar, ristoranti e gelaterie e dispone lo stop per palestre, piscine, sale teatro e cinema, ha deciso di dimostrare la sua solidarietà nei confronti delle categorie di lavoratori maggiormente danneggiate dalle misure contenute nel dpcm di ottobre.

“ Non ci hanno dato un euro per mangiare, non ci hanno dato i soldi per pagare gli stipendi”, “Ci devono dare la possibilità di vivere come esseri umani e non come appestati”: parole toccanti, queste, di uno dei manifestanti, che potrebbero configurarsi come il motivo che ha animato le manifestazioni pacifiche di domenica e lunedì scorsi.

Quasi come in un romanzo ottocentesco

Il corteo di lunedì ha seguito lo stesso iter di quello del giorno precedente. Da piazza Tacito la folla si è diretta verso Palazzo Spada, sede del Comune di Terni. Non è un caso che i presidi fossero collocati in questi due punti della città: la piazza, luogo di ritrovo dei cittadini e, dunque, simbolo di coesione fra di essi, e il Comune, emblema della macchina politica.

Di certo, non si può accomunare il corteo pacifico di lunedì alla massa rivoltosa, animata dal malcontento e dall’avversione per la revoca del calmiere sul prezzo del pane, che Manzoni ritrae nel XII capitolo de’ “I Promessi Sposi”, tuttavia, le conseguenze disperate, cui queste nuove misure restrittive potrebbero condurre, non permettono di escludere nessuno scenario, nemmeno il più truce: nulla è più temibile del popolo affamato.

L’intervento del sindaco di Terni, Leonardo Latini

Il sindaco di Terni, Leonardo Latini, esprime vicinanza ai cittadini e dichiara: “Sono perfettamente consapevole della situazione che si sta configurando in queste settimane a causa della nuova ondata della pandemia. Una situazione d’emergenza su due fronti: quello della salute pubblica e quello economico”. Il sindaco di Terni si è reso disponibile ad ascoltare le ragioni di tutti coloro che si trovano in difficoltà e a farsi portavoce delle loro legittime richieste nelle sedi istituzionali opportune. “ Come Comune – continua Latini – valuteremo le proposte da adottare per cercare di attenuare gli effetti negativi e drammatici della pandemia a livello economico, ma mi trovo costretto a ricordare che non è mai stata presa in considerazione una nostra formale richiesta avanzata al Governo nello scorso mese di marzo, affinché venissero sospese le conseguenze normative del dissesto finanziario dell’Ente”; conseguenze normative che non permetterebbero di promuovere un intervento sulla fiscalità locale, in modo da prevedere misure di sostegno, riduzioni ed esenzioni dai tributi, a vantaggio di coloro che versano in una situazione di disagio.

Riproduzione riservata – Articolo di Marco Menta

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