C’era una volta a Cuba il Castrismo, filosofia politica e metodologia pratica di governo dittatorialmarxista legata in pensieri, opere e molto altro all’ Ei fù Fidel Castro.
Lo spiegone
In quella magnifica e bellissima isola caraibica ricca di ogni ben di Dio in natura, ma nella quale “tutto è rotto”, come ci diceva sempre un caro amico che non c’è più, laddove il suddetto castrismo non ha prodotto effetti benefici, molto di più potè invece il Cubanismo.
Trattasi di filosofia storico-musicale (ce la siamo inventata qui per qui noi ovviamente) e di esageratissimo talento per tecnica e composizione che ha pochi eguali al mondo. Il cubanismo in effetti se la gioca quasi alla pari con il Brasilianesimo, epopea sonora di una vicina realtà del Caribe dove la produzione di novità e talenti nella musica sta raggiungedo una dimensione epidemica. E vale la pena di aggiungere che in questo campo, a differenza di altre nefandezze umane che tutti possono quotidianamente osservare e per cui meriteremmo l’estinzione immediata come genere di viventi, realmente la differenza tra bianco e nero (e non solo per il colore della pelle), è totalmente superata in una prospettiva di convivenza assolutamente produttiva e alla ricerca continua della felicità.
Insomma tutto questo spiegone, per raccontare meglio ai nostri affezionati e stoici 4 lettori come Alfredo Rodriguez al piano, Andreou Panagiotis al basso elettrico e Michael Olivera alla batteria e percussioni hanno potuto nella massima semplicità, far ballare e cantare per quasi 2 ore un intero Teatro Caio Melisso a Spoleto per l’ultimo appuntamento di Spoleto Jazz 2025.
Alfredo e gli altri
Ci voleva solo un nuovo soldout per chiudere in bellezza la sesta edizione di questa straordinaria esperienza musicale organizzata e fortemente voluta per Spoleto da Visioninmusica. Ed il tutto esaurito è puntualmente arrivato per la gioia degli organizzatori guidati da Silvia Alunni e per la città che inizia a vedere come musica e cultura, più in generale, sono elementi fondanti di un progetto futuro per questo territorio che da tempo non vedeva risposte entusiasmanti come quella avuta per la rassegna di Spoleto Jazz.
Rodriguez è uno di quei pianisti, talentacci sfacciati, che per età cronologica seguono una lunga schiera di omologhi. Accenniamo solo qualche nome, come il padre nobile Chucho Valdès, Gonzalo Rubalcaba, Omar Sosa, Marialy Pacheco.
La sua tecnica esecutiva fa letteralmente stramazzare al suolo. Ci vorrebbe un esorcista per capire come fa in certi passaggi a produrre tanto suono. Forse con 4 o 6 mani contemporaneamente, ma in ogni caso con una naturalezza che non è nemmeno frutto di sforzo fisico. Uno dei pochi artisti che dopo aver saltato davanti alla tastiera per quasi due ore non ha prodotto nemmeno una stilla di sudore.
Besame Mucho…con Thriller!
La migliore descrizione possibile in ogni caso è l’effetto tarantolante che produce sul pubblico. Ad esempio se inizia a suonare con una flemma disarmante un grande classico come Besame Mucho, la successiva progressione vertiginosa verso la moltiplicazione dei suoni supera di gran lunga la moltiplicazione dei pani e dei pesci di biblica memoria. Ed è così che tutti cantano “Besame Mucho como si fuera esta noche la ultima vez”, guidati dal pianista in piena crisi mistica, mentre i corpi nei palchi e in platea ondeggiano e si agitano in maniera quasi preoccupante. Evangelico Rodriguez.
Ma potremmo replicare anche per la successiva Quizàs quizàs quizàs del compositore cubano Osvaldo Farrès e per altre prove come una Hotel California degli Eagles, totalmente riscritta e quasi sicuramente anche improvvisata al momento su alcuni passaggi proprio per l’occasione spoletina. Stessa sorte anche per Michael Jackson e la sua Thriller (nella clip sotto l’effetto benefico sul pubblico). E qui ci fermiamo con l’elenco.
Il qui presente assente, diciamola tutta, non ama molto il genere delle cover, ma francamente Alfredo Rodriguez è veramente un artista fuori da ogni schema descrittivo possibile se riesce a produrre movimento “armonioso” anche nelle nostre corpulente membra che hanno accennato a passi di danza nel nostro consueto palchetto di platea. E lasciateci illudere almeno per questa occasione di essere leggeri!
Si conclude dunque con un successo clamoroso la sesta edizione di Spoleto Jazz 2025, quattro concerti di grandissimo spessore e gradimento. Un pubblico sempre presente e sempre più affezionato alle proposte di Visioninmusica. La migliore certificazione sono i 3 bis chiamati a gran voce che Alfredo Rodriguez ha generosamente concesso al pubblico spoletino.
Insomma, quando “tutti”, si divertono e sono felici e sereni e non esiste più sforzo oltre le intenzioni e la volontà di fare, allora l’opera è davvero compiuta. E ovviamente appuntamento con tutti per le proposte di primavera e, soprattutto, per Spoleto Jazz 2026
Foto e video: Tuttoggi (Carlo Vantaggioli)





