Spoleto Jazz 2022, sold out al Caio Melisso con lo strabiliante "Matteo Mancuso Trio" - Tuttoggi

Spoleto Jazz 2022, sold out al Caio Melisso con lo strabiliante “Matteo Mancuso Trio”

Carlo Vantaggioli

Spoleto Jazz 2022, sold out al Caio Melisso con lo strabiliante “Matteo Mancuso Trio”

Sab, 22/10/2022 - 13:09

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Un vero successo di pubblico e gradimento l'apertura della terza edizione della kermesse spoletina targata Visioninmusica e Comune di Spoleto

Nella serata di ieri, 21 ottobre, è andata in scena al Teatro Caio Melisso, la prima data del programma di Spoleto Jazz 2022, terza edizione della rassegna ideata e organizzata da Visioninmusica della vulcanica Silvia Alunni, in collaborazione con il Comune di Spoleto.

Un momento molto atteso, e non soltanto dagli appassionati del genere, che si basa su un programma ambiziosissimo con artisti decisamente giovani, vere e proprie testimonianze del nuovo nella musica contemporanea: Matteo Mancuso, Anthony Strong e Jesus Molina.

Quando il programma è ben fatto…

E se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo dire che un teatro Caio Melisso stracolmo di spettatori, loggione incluso- per l’apertura con il Matteo Mancuso Trio– non lo si vedeva da molto tempo, per un concerto di musica jazz.

Biglietti introvabili o ridotti al lumicino già da una 15ina di giorni, moltissimi abbonamenti venduti per tutta la durata della rassegna e pubblico che si sposta anche da distanze considerevoli in Italia- ma anche da paesi oltre confine- per raggiungere Spoleto, come ci conferma Silvia Alunni.

Un segno evidente di come le cose vengono organizzate con competenza ma soprattutto gettando il cuore oltre l’ostacolo, visto anche il periodo di grande difficoltà generale che sta attraversando tutti i territori nessuno escluso.

Diciamocelo senza timore di spararla grossa: avere in Italia un chitarrista geniale e tecnicamente insuperabile come Matteo Mancuso è una vera e propria benedizione.

Unico e irripetibile Matteo Mancuso…

Parliamo di un artista poco più che 25enne che già ora è osannato dalla critica, osservato speciale ed apprezzato da tutti i più grandi dello strumento come Steve Vai, Al Di Meola, Stef Burns, Joe Bonamassa e Dweezil Zappa degno erede del grande Frank.

Matteo Mancuso non è solamente un artista talentuoso o come spesso si dice un eccellenza. Matteo Mancuso è unico e irripetibile e basta leggere le dichiarazioni di Al Di Meola, “Un talento assoluto: ci vorrebbero due o tre vite per imparare anche per uno come me a improvvisare così bene alla chitarra come lui”, o di Steve Vai, “L’evoluzione della chitarra è al sicuro nelle mani di musicisti come lui che rappresentano un nuovo livello per il tono, per la precisione nel tocco e la scelta delle note”, per capire dove andrà a finire il giovanissimo chitarrista italiano.

E la differenza rispetto alla massa, sta tutta nel fatto che Mancuso non soltanto scrive e compone per se stesso pezzi molto riusciti, ma riesce a trasformare, riarrangiandola (non imitandola) dal profondo, la musica dei suoi artisti o gruppi preferiti lasciando di stucco anche i più smaliziati conoscitori del jazz contemporaneo.

L’omaggio e l’ispirazione…

Qui non conta più il genere musicale che Matteo preferisce, una miscela sapiente di Jazz-Fusion-Blues Rock, che trova il suo punto più alto nell’uso delle sonorità inconfondibili di Allan Holdsworth– una sorta di padre putativo per il chitarrista palermitano-ma assume una dimensione molto prossima al “sacro” la celebrazione reinterpretativa di pezzi come Spain di Chick Corea o Havona dei Weather Report.

Non mancherà l’omaggio più sentito a quel sant’uomo indimenticato di Holdsworth con l’esecuzione perfetta di Fred.

Ma non solo! Quando Mancuso suona la versione di Cause We’ve Ended As Lovers (S. Wonder) resa celebre da Jeff Beck in trio con Tal Wilkenfeld e Vinnie Colaiuta, ne trasforma la lunghezza e la struttura abbandonando velocemente il tema portante e inventandosi un partitura sfacciatissima che fa sembrare Jeff Beck un turnista da studio di registrazione, perfetto ma molto ligio al dovere. Stessa cosa per la versione di The Chicken di Jaco Pastorius che diventa una mitragliata di suoni emessi a velocità impossibile e in una struttura del pezzo che supera di slancio l’originale del grande Jaco.

Una serata mozzafiato, forse la migliore di musica contemporanea degli ultimi 20 anni a Spoleto.

La definiamo musica contemporanea volutamente e non a caso, saltando lo steccato del genere di base, il jazz! Perchè un artista assoluto, come questo giovanissimo ragazzo di soli 25 anni, non può che essere considerato come un protagonista di tutta la musica, intesa come forma espressiva umana senza confini.

Ripensare il modello culturale della bella addormentata…

Con Matteo Mancuso, che è anche uno di quegli artisti a cui non dispiace dialogare con il pubblico, c’erano sul palco del Caio Melisso anche lo straordinario bassista, e tastierista Riccardo Oliva e il batterista Gianluca Pellerito, una banda di ragazzoni entusiasti di suonare insieme, che si sono anche divertiti molto a variare tra loro la struttura portante del concerto e che hanno portato molta aria fresca nella città del Festival.

Un simile successo di pubblico e di organizzazione non può che far interrogare molti addetti ai lavori (presenti al Melisso anche molti amministratori spoletini) su come sia necessario e non più rinviabile, mettere mano ad alcuni correttivi urgentissimi nelle scelte artistiche e culturali della città, bella addormentata…

Inclusi, al di la del genere specifico, quei sancta sanctorum come il Festival dei Due Mondi che sembrano avere più di un problema con la bussola artistica.

Scelte semplici, motivate e competenti. No all’improvvisazione un tanto al chilo. Spoleto ha già dato in altri tempi, grazie. E poiché si può fare di meglio con budget onesti, come la serata di ieri ha dimostrato, allora lo si faccia!

Il pubblico di Spoleto, entusiasta, applaude lungamente e rumoreggia felice per salutare i tre artisti che concedono due generosi pezzi a chiusura.

Una splendida apertura, con tanta buona speranza.

Foto slide 1-Tuttoggi (Carlo Vantaggioli)

Foto slide 2- Visioninmusica

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