Stamattina, presso il supercarcere spoletino di Maiano, un detenuto campano di mezza età ha aggredito alle spalle un agente di Polizia Penitenziaria, procurandogli lesioni che i sanitari hanno giudicato guaribili in sette giorni. A renderlo noto è il Sappe, il sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria, che in una nota diffusa a mezzo stampa ha sottolineato come solo grazie alla prontezza di riflessi dei colleghi della vittima, tempestivamente intervenuti per bloccare l’aggressore, l’episodio non abbia avuto un tragico epilogo.
Episodio non isolato – Non è la prima volta che il penitenziario di Spoleto diventa teatro di episodi di violenza. Il due gennaio scorso, infatti, un detenuto aveva aggredito un agente con un pugno in faccia non appena questi gli aveva aperto la porta della cella per permettergli di raggiungere le docce.
Siamo preoccupati – “Questa ennesima aggressione ci preoccupa – ha dichiarato in serata il segretario generale del Sappe Donato Capece – anche perchè gli eventi critici nelle carceri – aggressioni, atti di autolesionismo – sono purtroppo all’ordine del giorno, e la tensione resta alta, a tutto discapito del nostro lavoro. La carenza di personale di Polizia Penitenziaria e di educatori, di psicologi e di personale medico specializzato, il pesante sovraffollamento dei carceri italiani (oltre 66mila detenuti in carceri che ne potrebbero ospitare 43mila) sono temi che si dibattono da tempo, senza soluzione, e sono concause di questi tragici episodi.
Lasciati soli – “A Spoleto – prosegue Capece – il personale di Polizia Penitenziaria è stato ed è lasciato da solo a gestire all’interno moltissime situazioni di disagio sociale e di tensione, 24 ore su 24, 365 giorni all'anno. Le tensioni in carcere crescono non più di giorno in giorno, ma di ora in ora: bisogna intervenire tempestivamente per garantire adeguata sicurezza agli Agenti e alle strutture ed impedire l’implosione del sistema”.