Spoleto, detenuto aggredisce 2 poliziotti e li manda in ospedale - Tuttoggi

Spoleto, detenuto aggredisce 2 poliziotti e li manda in ospedale

Redazione

Spoleto, detenuto aggredisce 2 poliziotti e li manda in ospedale

E' lo stesso che tempo fa ha dato fuoco alla sua cella | Il disappunto del segretario Osapp
Lun, 14/09/2015 - 08:20

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Ancora un’aggressione ai danni degli agenti di Polizia Penitenziaria nel carcere di Spoleto. A renderlo noto è il sindacato Osapp, tramite il segretario regionale Roberto Filippi. Stando alle sue parole, protagonista dell’aggressione è un detenuto italiano di 24 anni con alcuni problemi psichiatrici, lo stesso che qualche tempo fa aveva appiccato il fuoco nella sua cella causando problemi di ordine pubblico nell’istituto, e che in passato si era già reso protagonista di aggressioni sia ai poliziotti che agli altri detenuti della sua stessa sezione.

Questa volta se l’è presa con due agenti, che se la sono cavata rispettivamente con prognosi di 7 e 10 giorni (in questo caso è stato necessario il ricovero all’ospedale di Foligno). Il problema, secondo Roberto Filippi, è la mancanza di strutture alternative al carcere per ospitare soggetti così instabili e violenti.

“Le comunità esterne che dovrebbero gestire detenuti di questa tipologia – scrive in una nota – rispondono che è un soggetto troppo violento e non hanno nè personale nè una struttura adeguata per gestire un personaggio così aggressivo. Naturalmente l’unica alternativa rimasta è il carcere, e noi poliziotti penitenziari siamo costretti a operare con altissimi rischi. Malgrado la professionalità e l’attenzione posta nello spostamento del detenuto conoscendone già i precedenti, è impossibile prevedere una sua aggressione perchè non c’è una motivazione o un crescendo di emotività che lascia presagire una reazione violenta, ma dal parlare con un tono di voce pacato allo sferrare un pugno, dalla richiesta di aiuto all’aggressione, dalla visita medica effettuata con il massimo scrupolo e attenzione alla violenza fisica, è davvero imprevedibile il quando, il come, il perché”.

Un problema non limitato a questo soggetto, aggiunge Filippi, ma sempre più presente nelle carceri umbre e italiane. Ecco perché, secondo il segretario, “La chiusura degli ospedali psichiatrici sotto il profilo umano è condivisibile, ma poi non si può scaricare il problema sulla polizia penitenziaria che senza formazione e strutture pone sacrificio, spirito d’iniziativa ed esperienza per sopperire alle carenze organizzative”.    

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