Spettro fallimento per la ex Pozzi, in 200 appesi a un filo | Le manovre per la vendita - Tuttoggi

Spettro fallimento per la ex Pozzi, in 200 appesi a un filo | Le manovre per la vendita

Sara Fratepietro

Spettro fallimento per la ex Pozzi, in 200 appesi a un filo | Le manovre per la vendita

Spunta un piano industriale, ecco chi c'è dietro le trattative | Ipotesi tavolo al Mise per nuovi ammortizzatori | Foto e video
Gio, 05/10/2017 - 09:06

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Sono appesi ad un filo i circa 200 lavoratori della ex Pozzi di Spoleto, tra speranze (ridotte al lumicino) di poter tornare a lavoro con una nuova proprietà e lo spettro del fallimento della Isotta Fraschini. Dopo mesi di silenzio, interrotti soltanto da un incontro in Regione a luglio (qui l’articolo), mercoledì pomeriggio davanti ai cancelli dello stabilimento si sono ritrovati operai e sindacati per fare il punto della situazione in vista della scadenza della cassa integrazione per il ramo dell’alluminio (circa 70 i lavoratori rimasti) dello stabilimento di Santo Chiodo, prevista per il 31 ottobre. Diversa la situazione della Industrie metallurgiche Spoleto, i cui dipendenti (130) possono contare degli ammortizzatori sociali fino al 2 marzo 2018. Ma se entro fine ottobre – e la scadenza è perentoria – non arriverà alcuna offerta d’acquisto, si darà il via al fallimento per la Isotta Fraschini, con le due aziende del polo spoletino (e relativi lavoratori) che prenderanno  due strade diverse.

Incontro con il commissario e ipotesi tavolo al Mise

L’assemblea dei lavoratori, in cui non è mancato qualche momento di tensione, è arrivata dopo una riunione che  i sindacati hanno avuto in Comune con uno dei commissari giudiziari, il professor Simone Manfredi, alla presenza del sindaco Fabrizio Cardarelli (che nel pomeriggio ha raggiunto anche i lavoratori a Santo Chiodo). In cui sono stati messi sul tavolo anche i nomi di chi è interessato a rilevare l’azienda in modo unitario. Sì, perché la condizione imprescindibile per i sindacati è che si ragioni della ex Pozzi complessivamente, senza distinzioni tra ghisa e alluminio. Con l’obiettivo anche di ‘riunificare’ ammortizzatori  sociali e scadenze. Ed il “piano B”, mentre sono in corso le manovre che possano portare ad una vendita del sito, è di avviare un tavolo al ministero dello Sviluppo economico per ragionare sulla possibilità o meno di attivare nuovamente la Cigs dopo i 27 mesi ottenuti finora. A fare il punto della situazione sono stati Simone Pampanelli della Fiom Cgil e Adolfo Pierotti della Fim Cisl.

Spunta un piano industriale, ecco chi c’è dietro le trattative

Se è vero che non c’è nessuna offerta d’acquisto, è però vero pure che c’è un piano industriale, blindato ma che sembra avere l’apprezzamento di commissari e Regione Umbria. A presentarlo è stato l’ingegner Pasquale Ursino, ex direttore della ex Pozzi, e consulente di Fiat e Ferrari, che ha particolarmente a cuore lo stabilimento spoletino. E’ lui che da tempo sta cercando di utilizzare i suoi contatti per far sì che si possa concretizzare un’offerta per Ims e Isotta Fraschini. Qualche nome interessato c’è, di imprenditori umbri come del centro Italia. Un paio quelli emersi ieri. Ma ora bisogna stringere, perché entro il 31 ottobre serve una proposta di acquisto concreta depositata sul tavolo del giudice che segue il concordato, il dottor Roberto Laudenzi. Un ‘abboccamento’ c’era stato in passato, con una proposta, quella di Bacchi di San Giustino, – poi però rivelatasi piuttosto aleatoria – che comunque aveva consentito di avviare la proroga della cassa integrazione. “Questa volta però – ha evidenziato Pierotti – immaginiamo che il giudice vorrà anche una fidejussione a garanzia dell’offerta”. Offerta che dovrà essere “congrua”, mettendo sul piatto anche i lavoratori che potranno essere riassorbiti e non il valore del sito stimato 3 anni fa, che ormai risulta fuori mercato e non realistico.

Piuttosto scettici sono apparsi diversi lavoratori: “In 20 giorni è possibile riuscire a fare quello che non è stato fatto in 4 anni?”. La speranza è comunque di sì, usufruendo anche di alcune opportunità messe in campo dalle istituzioni, come i fondi per la bonifica dell’amianto, per lo smaltimento di rifiuti, per i lavoratori, ma anche del terremoto. Per usufruire di finanziamenti che potranno essere attivati sotto varie forme, però, prima serve che un imprenditore ci metta la faccia e l’impegno economico, e lo faccia in fretta. Il conto alla rovescia è partito.

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