Software libero, nasce LibreItalia per LibreOffice - Tuttoggi

Software libero, nasce LibreItalia per LibreOffice

Sara Cipriani

Software libero, nasce LibreItalia per LibreOffice

Intervista alla presidente Sonia Montegiove per capire i benefici dell'adozione di programmi open source in PA e nell'uso privato
Lun, 08/09/2014 - 23:48

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Un mondo digitale che cambia e si evolve rapidamente, nella ricerca continua di migliorare sé stesso grazie all’apporto e al supporto di sviluppatori e utilizzatori: questo è il mondo dell’openness o software libero. LibreOffice è uno di questi programmi e LibreItalia è la neo associazione che lo promuove in Italia. TuttOggi.info ha avuto il piacere di incontrare la presidente Sonia Montegiove, con la quale ha avuto modo di approfondire molti aspetti interessanti e la pubblica utilità del software libero:

D. Presidente Montegiove cos’è LibreItalia, cosa vuol dire open source?

R. LibreItalia è un’associazione di volontariato nata dalla comunità italiana di LibreOffice, composta da sviluppatori, formatori, insegnanti e semplici utenti che desiderano condividere notizie, informazioni, problemi e soluzioni riferite a LibreOffice e al mondo dell’openness in generale (quindi open source ma anche open data e open government). LibreOffice è un programma open source per l’office automation, ovvero è un software in cui si ha non soltanto la libertà di usarlo senza pagare licenze d’uso, ma anche quella di studiarne il codice al fine di migliorarlo. L’open source è condivisione, trasparenza, collaborazione, tutti valori che andrebbero riscoperti anche partendo dalla scelta di software libero.

D. Una degli aspetti più difficili da comprendere è il concetto di open source inteso come “economicamente gratuito”. Come funziona questo tipo di sistema? Open equivale a dire di “minor qualità”?

R. Purtroppo pensare i programmi open source come solo gratuiti è un errore molto comune che non ne favorisce la diffusione proprio perché spesso si associa alla parola gratis la caratteristica “di bassa qualità”. In realtà si tratta di software in cui il codice con cui sono scritti è reso pubblico, visibile a tutti con l’obiettivo che chiunque possa studiarlo e migliorarlo. Si tratta di progetti che invitano alla condivisione delle proprie competenze per raggiungere un obiettivo comune, implicano il lavorare insieme per costruire qualcosa di valore. Tanto più di valore quanto più numerose sono le community, fatte da persone che collaborano. E non parliamo solo di informatici ma anche di semplici utilizzatori, che rivestono un ruolo importante perché usando il programma possono evidenziarne difetti o suggerire migliorie. Per apprezzare il software libero occorre conoscerne i principi e avvicinarsi senza falsi pregiudizi ed è anche su questo che si concentrerà l’attività divulgativa della nostra associazione. C’è bisogno di sostegno alla cultura digitale, un sostegno che deve essere libero da sponsor e che può dare la possibilità alle persone di conoscere gli strumenti a disposizione per “scegliere e non farsi scegliere”.

D. Che ruolo ha giocato l’Umbria, nella realizzazione dell’associazione?

R. L’Umbria ha avuto un ruolo importante tramite il progetto LibreUmbria, partito un anno e mezzo fa con l’obiettivo di migrare tutte le PA umbre a LibreOffice. Il progetto ha visto l’adozione di LibreOffice da parte della Provincia di Perugia, del Consiglio Regionale e dell’azienda sanitaria Asl 1 per un totale di circa 2.000 postazioni che dovrebbero arrivare a 5.000 nei prossimi mesi, quando migreranno anche gli altri Enti coinvolti. Il modello di migrazione proposto dall’Umbria è diventato una best practice nazionale, tanto da essere seguito da altre Pubbliche Amministrazioni e da essere riportato nelle Linee guida nazionali per la cultura e le competenze digitali. Un caso da orgoglio umbro, insomma. Per non parlare del fatto che umbro è il nostro presidente onorario Italo Vignoli, tra i padri fondatori del progetto LibreOffice, e umbri sono molti dei fondatori di LibreItalia (oltre me la vice presidente Marina Latini, i consiglieri Andrea Castellani, Alfredo Parisi e Gabriele Ponzo e gli altri fondatori Osvaldo Gervasi, Alfiero Ortali e Stefano Paggetti).

D. Che tipo di impatto ha l’utilizzo di strumenti open source, o di server clou di libero accesso sulla Pubblica Amministrazione e sul dialogo tra istituzioni e cittadini?

R. L’impatto più evidente è quello del risparmio iniziale legato al mancato acquisto di licenze d’uso. Questo è quello che fa più notizia indubbiamente ma che non è il solo motivo per cui una PA dovrebbe scegliere software libero. Tra i motivi più importanti che mi sento di citare c’è quello dei formati aperti: una Pubblica Amministrazione che usa un formato proprietario (un .doc tanto per fare un esempio noto a tutti) non garantisce accessibilità a dati e documenti nel tempo. E se pensiamo al grande valore che rivestono oggi le informazioni, in PA e non solo, questa è un’assurdità. LibreItalia promuoverà il formato standard per i documenti da ufficio ODF/Open Document Format, che è stato recentemente adottato dal Governo del Regno Unito come riferimento per tutti i contenuti, insieme a PDF/A.  Altro impatto felice nella scelta del software libero da parte delle PA è la possibile ricaduta economica positiva sul territorio, vista la possibilità di investire le risorse (in attività di consulenza e formazione) ricorrendo ad aziende locali piuttosto piuttosto che a multinazionali.
Potremmo elencare altre diverse buone ragioni per convincere le amministrazioni pubbliche ad adottare software libero. Diciamo che tra gli obiettivi di LibreItalia c’è sicuramente quello di presentare tutte le opportunità a chi ancora fa resistenza.

D. LibreItalia subito attiva a livello internazionale, il primo a Berna pochi giorni fa. Quali altri appuntamenti avete in programma?

R. All’annuale LibreOffice Conference di Berna non potevamo non presentare la neonata LibreItalia e portare le nostre best practice di migrazione, compresa quella dell’Umbria. In realtà lo avevamo già fatto a un importante evento internazionale che si è svolto a Venezia a luglio, il Digital Venice. Da questo mese partiamo con l’organizzazione di molte cose in giro per l’Italia, compresi una serie di incontri con le PA a Padova, Roma e Napoli già in calendario. Una buona occasione per far conoscere la nostra community sarà il Linux Day dove ogni fondatore (siamo 23) presenterà l’associazione nella propria città. Oltre a questo, stiamo organizzandoci in gruppi di lavoro che potranno seguire le diverse attività che intendiamo mettere in campo: la formazione per utenti, ma anche per sviluppatori LibreOffice da erogare anche attraverso l’e-learning, la divulgazione nelle scuole, nelle PA e presso le aziende, l’organizzazione di una conference italiana.

D. Perché aderire all’associazione e come partecipare.

R. Vorrei elencare i tanti motivi per i quali vale la pena unirsi a noi, ma molti si evincono dalle risposte date. Mi limito a dire che solo stando insieme, divulgando e facendo comprendere l’importanza di valori come la condivisione, la libertà di scegliere, la collaborazione possiamo supportare la crescita culturale di tutti. Solo unendo le forze possiamo lavorare per ridurre il digital divide e abbattere le barriere all’accesso degli strumenti di information technology alle fasce più deboli della popolazione. Ci si può associare a LibreItalia versando una quota davvero quasi simbolica di dieci euro, dopo aver letto lo Statuto e compilato il modulo di adesione e si può partecipare seguendo le diverse attività che organizzeremo. Riusciremo a fare bene solo con il supporto di molte persone, ciascuno per il proprio ambito di competenza. Siamo convinti che ognuno possa trovare il suo spazio in questo bel viaggio che vogliamo intraprendere.

Questo il link al sito dell’associazione LibreItalia

© Riproduzione riservata

Foto dal profilo FB di Sonia Montegiove,  LibreOffice a Berna

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