Sicurezza e giovani, i tormenti (e le speranze) del Pd

Sicurezza e giovani, i tormenti (e le speranze) del Pd

Il “quasi” candidato Minniti incontra i renziani e arriva a Perugia, dove trova l’unzione di Padre Enzo | La carta Pillon contro Romizi | La sfida per la segreteria regionale “a suon di giovani”

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Elezioni comunali, corsa per la segreteria regionale e per la leadership nazionale del partito. Un metà novembre di fermento per il Pd perugino e umbro. Che ha accolto alla Sala dei Notari (presenti tutti i big del partito) l’ex ministro dell’Interno, a pochi giorni dall’Assemblea dem al termine della quale potrebbe sciogliere le riserve e candidarsi ufficialmente alla segreteria del Pd (anche) in quota dei renziani. “La riflessione finirà molto presto” ha detto Minniti davanti ai pezzi grossi del partito umbro. Anche se, alla domanda diretta sulla sua candidatura che gli ha rivolto Catiuscia Marini, ha risposto: “Assolutamente no“. Chiarendo subito dopo che non sarà lui a proporsi (“a scuola non portavo l’autocertificazione“), ma dovranno essere gli altri a chiederglielo per il bene del partito. E però, prima di venire a Perugia per presentare il suo libro “Sicurezza è libertà”, Minniti aveva appena incontrato alla Camera Lorenzo Guerini, Luca Lotti ed Ettore Rosato.

Sicurezza, ridiamoci su

Il tema trattato a Perugia era di quelli seri: la sicurezza. Serio perché sentito dalla gente. Serio perché è tra quelli che ha decretato la sonora sconfitta del Pd. E allora, a rasserenare un po’ gli animi,ci ha pensato padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro convento di Assisi, chiamato insieme alla governatrice dell’Umbria a presentare il libro di Minniti. “Alcuni mi hanno detto: ‘Ma che fai padre Enzo, presenti il libro di Minniti?’. E io ho risposto: ‘Beh, l’estrema unzione non si nega a nessuno’, viste le condizioni del partito“. Risate in platea. Amare. E allora, meglio cercare di dare una speranza futura.

Cuore e statistiche

In mattinata, anche il prefetto di Perugia aveva certificato: nel 2017, con Minniti ministro dell’Interno, le espulsioni di stranieri irregolari erano state 250; nel 2018 (con Salvini al Viminale, anche se da giugno) sono state finora 198. Ma “rispondere alla paura con le statistiche“, ha detto Minniti, è l’errore, fatale, compiuto dal Pd. Perché se anche i numeri danno ragione, è poi il sentimento della gente quello che conta. E allora la priorità del Pd, per non apparire distante e spocchioso, è rimettersi “in connessione” con i sentimenti della gente. Anche scrivendo un libro, come ha detto la presidente Marini rivolgendosi ad un personaggio così poco social come Minniti, soprattutto al confronto con il suo successore.

Chi di insicurezza ferisce…

Qualche ora prima ci aveva provocato il segretario perugino Polidori a suonare la carica contro Romizi. Mettendo il dito su quello che sta diventando l’alleato più forte (e forse più scomodo) di Romizi nella corsa per la riconferma: il senatore leghista Pillon. E’ questa ormai la strategia dem a Perugia: mettere in difficoltà il “pacato” Romizi affiancandogli l’immagine “dell’integralista cattolico” Pillon, ideatore di quel disegno di legge sull’affido condiviso contro il quale il centrosinistra è sceso in piazza sabato scorso, anche a Perugia.
E accanto a questo, il Pd agita anche lo spettro della sicurezza, cavallo di battaglia della destra: “Siamo molto preoccupati per la nostra città, perché un sindaco che a diversi mesi dalle elezioni passa le sue giornate a fare propaganda elettorale, anziché governare ed occuparsi del degrado e dell’insicurezza crescenti, dello sviluppo e del lavoro mancanti, del decoro urbano non pervenuto, ha perso il senso del suo ruolo e dell’Istituzione che ricopre“.
E allora “Perugia merita di più e di meglio“, attacca il Pd.  Che offre “un’altra Perugia, alternativa a quella rappresentata in questi anni dal centro-destra e dalla Giunta Romizi“.

Scontro su Ponte S. Giovanni

Ma il tema della sicurezza, a sinistra, è ancora un po’ scivoloso. Come a Ponte San Giovanni, dove secondo i dem la sicurezza non è la priorità. E dove allora CasaPound attacca: “Abbiamo letto stupiti il fantomatico sondaggio del Pd – afferma Antonio Ribecco responsabile di CasaPound – e ci chiediamo quali cittadini abbiano contattato, visto che ogni giorno ci arrivano segnalazioni da Ponte San Giovanni riguardo il degrado e la mancata sicurezza. Un intero quartiere ghetto formato da palazzoni con residenti per lo più extracomunitari con problemi quotidiani di micro criminalità, per non parlare delle costruzioni iniziate e non finite dai casalesi ed interi palazzi pieni di prostitute, tutto questo avveniva sotto le amministrazioni targate Pd“. “Non a caso – conclude Ribecco – il quartiere di Ponte San Giovanni era stato oggetto della nostra manifestazione pochi mesi fa e la Giunta Romizi ora deve sforzarsi di dare risposte concrete ai residenti“. Il sindaco è avvertito: il tema sicurezza rischia di diventare una trappola anche per una parte della destra.

L’agenda Giubilei

E la sicurezza, insieme al degrado delle periferie, sono alcuni dei temi che le formazioni che lo sostengono chiedono vengano inserite nell’agenda del candidato sindaco Giuliano Giubilei. Per andare a riconquistare i voti di quelle aree (come i Ponti) dove un tempo i partiti della sinistra dominavano e che ora sono invece territorio della Lega. Certo, una sicurezza da perseguire non con la sola repressione, ma attraverso una riqualificazione urbanistica e sociale, così come il problema viene tradizionalmente affrontato da sinistra.

Sfida sui giovani

Intanto, prosegue tra Walter Verini e Gianpiero Bocci la sfida per la segreteria del Pd umbro “a suon di giovani”. E se il parlamentare altotiberino si presenta affiancato dagli “under” Pensi e Meloni, agitando il foglio dove ci sono i nomi “dei giovani amministratori” che lo sostengono, l’ex sottosegretario li raduna fisicamente intorno a sé, nella sede del Pd regionale in via Bonazzi, dove potrebbe ritrovarsi padrone di casa dopo il 16 dicembre. I giovani non devono essere usati, aveva ammonito Bocci, ricordando però l’importanza di affiancare loro persone di esperienza. Anche se, aveva detto in Assemblea dem, “il cambiamento ha bisogno della partecipazione di chi ha qualche anno in più di esperienza“.

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