Sede Pd, c'è ipoteca | 600mila euro o fuori al 31 dicembre - Tuttoggi

Sede Pd, c’è ipoteca | 600mila euro o fuori al 31 dicembre

Alessia Chiriatti

Sede Pd, c’è ipoteca | 600mila euro o fuori al 31 dicembre

Si cerca un compromesso | Bracco e Patumi, "sgomberiamo terreno da pregiudizi" | E alla presidente Marini, "altrove c'è associazionismo che funziona"
Mar, 05/12/2017 - 15:58

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Sgombrare il terreno da pregiudizi“, perché “tutti sapevano, ma nessuno ha avanzato proposte diverse“. Parlano chiaro Fabrizio Bracco e Renato Patumi, rispettivamente presidente del Consiglio di indirizzo e del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Pietro Conti, negli ultimi giorni al centro della polemica sulla sede del PD regionale dell’Umbria in piazza della Repubblica a Perugia. Una sede storica, che fu dei Guf (Gruppi universitari fascisti), poi occupata militarmente dai partigiani nel 1944 e subito trasformata in sede del PCI (la storia vuole anche che al piano sottostante ci fosse un albergo a ore).


Fondazione Pietro Conti vende sede del Pd | Leonelli “Valutiamo regolarità atti”


Non siamo voluti intervenire fino ad oggi“, hanno detto Bracco e Patumi questa mattina in conferenza stampa, “ma ora è il momento di fare chiarezza, dopo le tante cose ascoltate e lette”. E i due ci tengono immediatamente a precisarlo: “la vicenda della vendita della sede di piazza della Repubblica non ha nulla a che vedere con il tesoretto di Sposetti. Sulla sede c’è un’ipoteca e la banca non può più aspettare. Il tesoriere provinciale del PD, insieme al segretario Leonelli, ci hanno chiesto un compromesso per provare, dopo il frazionamento utile alla vendita della sede, di tenere per il partito una parte dello stabile. Se ci saranno le condizioni economiche per farlo, saremo aperti all’opzione”, hanno detto.

“Tutti sapevano”

Ma, andando per gradi e provando a fare chiarezza, quella di piazza della Repubblica non è che uno dei tanti immobili che la Fondazione Conti ha a sua disposizione. Tutte destinate alle varie sezioni del partito e associazioni a titolo gratuito. Tanto che al punto 6 dell’allegato 1 dello statuto della stessa Fondazione, si legge che, nel caso di ipoteche a garanzia di mutui, la questione deve essere risolta dalla proprietà. E che quest’ultima può procedere con la vendita, a meno che chi utilizza l’immobile non proceda diversamente (ad esempio pagando l’affitto). “Tutti sapevanochiosano Bracco e Patumi – noi le abbiamo studiate tutte. Alcuni compagni sembrano essere scesi nell’Ade e aver bevuto troppa acqua del fiume Lete, tanto da dimenticare cosa è successo negli ultimi anni. Prima volevamo venderne un pezzo. Poi, con il tracollo tremendo del prezzo delle abitazioni a Perugia, attualmente il valore dell’immobile è anche inferiore a quanto speso per acquistarlo“.

Una sede da 3 miliardi di lire

Sono indignato“, continua Bracco. “Nel 1999, gli organismi dirigenti del partito avevano ceduto questa sede ad una immobiliare romana di allora per coprire i debiti dell’Unità. Nel 2003, da segretario regionale dei Ds e conoscendone il valore, ho attivato tutte le procedure possibili per ricomprarla, dopo il fallimento dell’Unità. Se non avessimo fatto nulla allora, l’avremmo persa”. Ed ecco che allora a salvare il ‘presidio’ di piazza della Repubblica fu una sottoscrizione tra iscritti e DS, insieme alla vendita di alcuni beni del partito in luoghi periferici. Il prezzo fu concordato con il pagamento di 1 milione e mezzo di euro (i 3 miliardi di vecchie lire di quando fu ceduta a Roma). “Attivammo all’epoca con Unipol un mutuo di circa 800mila euro, che è stato pagato dai Ds e dalla Fondazione per un certo periodo. La Fondazione poi non è stata più in grado di onorare questo mutuo. Ora siamo sottoposti, ormai da tre anni, alla pressione delle banche”. Al momento mancano 600mila euro per estinguere il mutuo.

“I difensori di oggi, i primi fuggitivi di allora”

Nella vendita della sede di piazza della Repubblica non c’è dunque alcuna questione politica, dicono dalla Fondazione, al cui interno resistono personaggi legati allo stesso PD, come Marco Locchi e Raffaele Parbuono. Si procederà dunque con la vendita frazionata in 5 parti, fino ad arrivare alla divisione delle utenze. L’atto ha come scadenza il 15 aprile: motivo per cui, a fronte dei lavori di ristrutturazione, al 31 dicembre il PD dovrà abbandonare la sede. “Al 30 novembre – ha detto Patumi – ho consegnato la fine del comodato al tesoriere del provinciale, perché furono loro a restare, anche quando nel 2008 il regionale si trasferì in Corso Cavour. Ecco perché dico che i difensori di oggi sono i primi fuggitivi di allora, senza polemica”, dice Patumi. “In questi anni sono stati in diversi ad essere interessati all’acquisto. Anche un parrucchiere, che voleva crearci una SPA. Si tratta di un immobile destinato ad uffici o ad albergo”.

La storia della Fondazione

La Fondazione Conti, tengono a precisare Bracco e Patumi, è autonoma, come le altre 44 sparse in tutta Italia, regionali o subregionali, federate a loro volta in un’associazione nazionale con quota annuale di circa 1000 euro. Nacquero con la nascita del PD, quando i vecchi partiti del Ds e della Margherita decisero, con voto unanime delle segreterie di quel tempo, di non trasferire i beni al neonato partito. La Fondazione Conti nasce così il 19 settembre del 2007: a lei venne ceduto tutto il patrimonio di Ds e Margherita, e il suo cda decise già all’epoca di destinarlo alle attività politiche e culturali in regione, “per ricordare e rimarcare la storia dei valori della sinistra umbra e italiana”, ha specificato Bracco. E garantire dunque la vita di sedi di partito, circoli associativi (come per la casa del popolo di Moiano, gestita da Arci, e la sede Uisp a Orvieto), rientravano come rientrano ora in quest’ottica. Tanto che Patumi e Bracco rispondono alla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, la quale nei giorni scorsi ha voluto rimarcare come, al posto di ‘sacrificare’ la sede di piazza della Repubblica non sia meglio venderne delle altre. “E’ facile dirlo”, rispondono. “Ma l’ipoteca è su questa sede e le altre sono tutte molto frequentate, come palazzo Oderisi a Gubbio. Sono anche per case dell’associazionismo e cambiarne uso non sarebbe un buon messaggio”.

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