Scoperto stabilimento abusivo in una cava dismessa, scatta il sequestro - Tuttoggi

Scoperto stabilimento abusivo in una cava dismessa, scatta il sequestro

Davide Baccarini

Scoperto stabilimento abusivo in una cava dismessa, scatta il sequestro

Ven, 02/12/2022 - 17:47

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Due società avevano trasformato una ex cava di Pieve Santo Stefano (Ar) in un'area industriale per la produzione di cippato di legno, senza autorizzazioni né tracciamento | L'attività a ciclo continuo era in piedi da anni in spregio a ogni norma sull'ambiente

Scoperto e posto sotto sequestro uno stabilimento abusivo per la produzione di cippato di legno, all’interno di una cava dismessa a Pieve Santo Stefano (Ar).

L’operazione è stata condotta ieri (1 dicembre) dai carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria della Procura di Arezzo, insieme ai colleghi del Tutela biodiversità di Pieve Santo Stefano e dal personale del dipartimento Arpat di Arezzo.

Secondo quanto ricostruito dai militari due società con sede nell’Aretino, specializzate nella produzione industriale di biomasse, avevano trasformato la cava, ormai non più in uso, in uno stabilimento per la produzione industriale di cippato, nel quale si operava in modo stabile e continuativo mediante dispositivi mobili (con annesse operazioni manuali di deposizione e movimentazione di cippato e altro materiale ligneo), senza che di tutto ciò ve ne fosse traccia negli elenchi degli impianti/stabilimenti autorizzati a tali lavorazioni.

I reati al momento ipotizzati sono cambio di destinazione d’uso del suolo, emissioni diffuse e sonore in assenza di autorizzazione e smaltimento illecito di rifiuti liquidi, prodotti dall’azione delle acque meteoriche dilavanti sugli stoccaggi di cippato. Più avanti verranno eseguite verifiche tecniche per quantificare esattamente le masse legnose poste nell’area in sequestro, risalire alla loro effettiva origine e capire l’impatto determinato dal percolato prodotto dagli stoccaggi di cippato su suolo e acque superficiali.

La complessa attività investigativa ha portato i carabinieri ad avvalersi di strumentazioni specifiche quali droni e rilevatori per indagini termografiche. Gli accertamenti sino ad oggi effettuati hanno dimostrato l’esistenza di una vera e propria attività industriale a ciclo continuo, che da anni avveniva in spregio a qualsivoglia norma posta a tutela dell’ambiente e del territorio, peraltro in un’area già fragile trattandosi, appunto, di un sito estrattivo giunto a fine vita.

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