Risiko bancario, mosse a fari spenti e i dossier sul tavolo di Palazzo Donini

Risiko bancario, mosse a fari spenti e i dossier sul tavolo di Palazzo Donini

Massimo Sbardella

Risiko bancario, mosse a fari spenti e i dossier sul tavolo di Palazzo Donini

Sab, 05/12/2020 - 19:00

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Risiko bancario, mosse a fari spenti e i dossier sul tavolo di Palazzo Donini

Risiko bancario, da sinistra e da destra si sollecita un intervento della Giunta regionale. Per fronteggiare gli ennesimi processi di concentrazione che determineranno, si teme, un’ulteriore perdita di potere decisionale sul territorio in materia finanziaria.

Credito, interrogazioni da sinistra e da destra

E così dopo Andrea Fora (Patto civico per l’Umbria) che aveva chiesto un intervento per scongiurare il taglio dei dipendenti della Cassa di Risparmio di Orvieto, rispetto alle strategie della Popolare di Bari, ora anche l’esponente leghista Paola Fioroni annuncia un’interrogazione sulla “desertificazione” in atto. Per sapere dalla Giunta regionale, spiega Paola Fioroni, “quali iniziative, nell’ambito delle proprie competenze e del rispetto dei ruoli previsti dal legislatore nazionale, intenda assumere o abbia assunto per monitorare l’evolversi complessivo delle vicende relative agli istituti di credito operanti nella nostra Regione, favorendo il dialogo con quelli che hanno un forte radicamento con il territorio umbro e con il suo tessuto socioeconomico, ed i loro stakeholder, al fine anche di preservarne i luoghi decisionali decentrati nella nostra Regione”.

L’affondo dei sindacati

In mezzo, c’è la nota unitaria con cui i sindacati umbri del credito chiedono alla Giunta regionale di bussare un colpo sulle varie partite bancarie aperte e che interessano l’Umbria. A cominciare da CariOrvieto, appunto. Ma anche gli effetti dei Piani industriali di UniCredit e Banco Desio. E poi le annunciate ristrutturazioni delle agenzie Sviluppumbria e Gepafin.

Risiko bancario: le mosse di Palazzo Donini

Palazzo Donini, in realtà, nell’ultimo anno è rimasto un osservatorio privilegiato sul risiko bancario. Anche se non unico e determinante, viste le oggettive difficoltà nell’orientare scelte che ormai vengono assunte per lo più a Roma, Milano e Torino. Qualche voce autorevole si leva anche altrove, ma non sempre ha la forza di arrivare nei palazzi che contano.

Eppure la presidente Donatella Tesei comprende che la leva del credito è determinante nella sfida della competitività tra territori. Tanto più in una regione che negli ultimi anni ha visto contrarsi di circa il 15% gli impieghi ed aumentare della stessa entità la raccolta.

Del resto, il segno che la presidente non sottovaluti quanto sta avvenendo nel panorama finanziario è dato dalle scelte fatte nella composizione del suo gabinetto politico. E nelle deleghe che ha scelto di tenere per sé.

I vari dossier del risiko bancario sono sulle scrivanie degli uffici al piano nobile di Palazzo Donini. Tutti. Il fatto, poi, che su ciascuno si riuscirà ad incidere da Perugia è naturalmente da dimostrare alla prova dei fatti.

CariOrvieto

Lo scorso anno alla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto si cercava un partner affidabile grazie al quale svincolarsi dall’abbraccio con la Popolare di Bari. Poi, giusto un anno fa, il commissariamento e il nuovo corso. Dove Cr Orvieto rischiava di diventare solo un piccolo fastidio di cui disfarsi, purché senza rimetterci.

L’invio di Giampiero Bergamini dal Medio Credito Centrale ha portato la Pop Bari a rivedere tutti i propri asset e le proprie partecipazioni. Con un netto cambio di strategia su Cr Orvieto: niente vendita, Pop Bari mantiene inalterata la partecipazione al 73,5% dell’istituto umbro. Con il Cda Pop Bari che ha dato mandato all’ad Bergamini di definire con il socio di minoranza, la Fondazione Cr Orvieto, le strategie per il rilancio della banca.

Una nuova linea che cambia anche l’interesse delle Istituzioni locali. Non c’è più da verificare le intenzioni di un nuovo socio di maggioranza o scongiurare gli effetti di una incorporazione, ma capire chi sarà il manager chiamato a guidare Cr Orvieto e con quale Piano industriale. Perché il rilancio della banca non necessariamente può coincidere con il rilancio del territorio, in tutte le sue componenti.

Partite su cui anche la Regione, pur da soggetto esterno al confronto tra i due “proprietari” privati, ha aperto un’interlocuzione sull’asse Bari – Orvieto.

In cerca del dg: l’identikit

Quanto al nome del nuovo direttore generale, era emerso quello di Luciano Bacoccoli. Il manager area UniCredit si è tirato indietro. Ma il profilo proposto è di quel tipo.

Sul Piano industriale, la partita è doppia. E ugualmente delicata. Da una parte ci sono le 50 filiali e i 300 dipendenti. Posti di lavoro e servizi ramificati sul territorio che si vogliono salvare, pur di fronte ad una marea che, tra digitalizzazione e nuova crisi economica, porta ovunque a continue razionalizzazioni.

Dall’atra c’è da vedere quanto Cr Orvieto, comunque controllata da un istituto in amministrazione controllata, potrà aprire i cordoni della borsa nel territorio. Soprattutto con uno scenario finanziario e normativo che in Italia e in Europa non è ancora molto chiaro circa l’evoluzione dei prossimi mesi.

La Regione ha comunque aperto una doppia interlocuzione, con Bari e con la Fondazione Cr Orvieto. Favorita, in quest’ultimo caso, anche dal passaggio di testimone.

Alunni (Confindustria): concentrazioni un bene per le imprese

Il presidente umbro di Confindustria, Antonio Alunni, che ben conosce il mondo bancario locale per gli incarichi in Casse di risparmio del Centro, Fondazione Carit e nella succursale perugina della Banca d’Italia, non mostra preoccupazione per quanto sta avvenendo nel settore finanziario locale. Intervistato alla trasmissione In Umbria di UmbriaTv, sul tema delle concentrazioni ha detto che si tratta di un processo naturale. Di cui finiscono per beneficiare le stesse imprese, che diversamente rischiano di non essere supportate adeguatamente da banche non strutturate, per capacità economica e soprattutto per professionalità e collegamenti con reti più ampie. Insomma per Alunni, il tema della banca locale, come quando c’erano le Casse di risparmio, è ormai anacronistico.

Carit in Banco Desio

Spostandoci ad est si arriva all’affaire Fondazione Carit – Banco Desio. L’idea, dalle parti di Palazzo Donini, era quella di lavorare perché Carit potesse sostituire la Spoleto Credito & Servizi nel garantire che i proprietari brianzoli assicurassero comunque occupazione e investimenti sul territorio. Problemi personali di qualche figura fondamentale in questo schema hanno complicato le cose. Ma la partita, pur difficile, si sta ancora giocando.

Aggiornamento del 15 dicembre 2020 – Ospitiamo, qui di seguito, i chiarimenti del presidente Luigi Carlini ad integrazione del nostro articolo sul risiko bancario in Umbria. Un articolo nel quale, anche alla luce del dibattito in corso in Umbria, si ricostruiscono le “mosse” delle Istituzioni politiche e in particolare della Regione. Nella consapevolezza che, ovviamente, le Istituzioni pubbliche non possono determinare o comunque orientare i piani industriali e le strategie di soggetti privati ed autonomi quali sono, appunto, istituti di credito e Fondazioni. Ma sapendo anche, come raccontato nell’articolo a seguito del confronto con varie fonti, che quelle stesse Istituzioni pubbliche cercano di avere delle interlocuzione anche in questo ambito, come del resto avviene con tutte le attività private che rivestono un particolare interesse per il territorio.

Quell’interesse che continuerà ad essere a cuore, ne siamo certi, anche alla Fondazione Cassa di Risparmio di Terni. Che avendo scelto di investire il suo capitale proprio in Banco Desio potrà avere voce in capitolo, pur da socio di minoranza, nelle strategie di un gruppo che ha assorbito l’ex Banca Popolare di Spoleto, un tempo definita la “banca degli umbri”. Così che la Fondazione Carit, oltre ad ottenere da questo investimento gli auspicati dividendi da distribuire al territorio e alla collettività di riferimento, possa magari contribuire al benessere economico e sociale di questa stessa comunità anche mantenendo, per quanto possibile, posti di lavoro, servizi e misure finanziarie a sostegno di famiglie e imprese. Nel pieno rispetto delle proprie finalità statutarie.

Il testo integrale della nota a firma del Presidente Fondazione Cassa di Risparmio Terni e Narni, Luigi Carlini:

La presente nota viene inviata per esercizio del diritto di rettifica in relazione all’articolo dal titolo “Risiko bancario, mosse a fari spenti e i dossier sul tavolo di Palazzo Donini”, pubblicato su Tuttoggi il 05 dicembre scorso, a firma del giornalista Massimo Sbardella.

All’interno dell’articolo è inserito un paragrafo riguardante la Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni (CARIT), fondato su informazioni verosimilmente rese da una fonte non istituzionale della Fondazione ed i cui contenuti risultano essere assolutamente gratuiti, fuorvianti e non corrispondenti alla realtà dei fatti.

Sul tema è, pertanto, doveroso porre alla Vs. attenzione alcuni doverosi chiarimenti e contestazioni.

La partecipazione azionaria di minoranza che la Fondazione CARIT detiene in Banco Desio è una partecipazione di tipo strategico, alla stessa stregua di altri investimenti finanziari della Fondazione nel comparto azionario e obbligazionario di primari istituiti di credito italiani e non sottende altra finalità, se non quella di conseguire dividendi adeguati all’investimento su cui fondare l’attività erogativa in favore del comprensorio e della collettività di riferimento.

In questo investimento, a differenza di come si fa chiaramente intendere dal tenore dell’articolo, non c’è alcuna regia politica, né della Giunta della Regione Umbria, né tanto meno alcuna finalità di ottenere favoritismi sul territorio dall’istituto brianzolo, del quale si apprezza la correttezza di gestione e di relazione.

Il parallelismo tra Fondazione CARIT e la Credito e Servizi S.R.L. è peraltro assolutamente improprio, viste le diametralmente differenti finalità di “mission” istituzionale e di azione dei due soggetti.

Non si comprende infine il significato dell’affermazione fuori luogo, secondo cui “problemi personali di qualche figura fondamentale in questo schema hanno complicato le cose”, anche perché il reale obiettivo di investimento strategico della Fondazione CARIT è stato raggiunto, né esistono soggetti che operino per conto della Fondazione in maniera indipendente dalla volontà del Consiglio di Amministrazione della stessa.

Banca Centro

Le concentrazioni hanno offerto spazio sul territorio al credito cooperativo. Costretto però anch’esso ad andare incontro a processi di fusione. Banca Centro, nonostante la presidenza dell’umbro Palmiro Giovagnola, nei fatti ha conosciuto uno sbilanciamento verso la Toscana. Per il maggior peso specifico del sistema di quell’area, nonostante, dal punto di vista strettamente finanziario, il soccorso arrivasse più dall’Umbria.

Dal 14 dicembre il posto di Giovagnola sarà preso da Carmelo Campagna. Una figura più tecnica. E soprattutto, presidente di Gepafin. Cosa che dovrebbe consentire all’Umbria di essere maggiormente al centro del progetto.

Intesa Sanpaolo

Con Iacopo Olivi, area imprese Intese Sanpaolo, precedenti collaborazioni di lavoro hanno facilitato un filo diretto con lo staff della presidente Tesei. Per dare operatività al lavoro con il gruppo che più guarda al mercato italiano (e che in Umbria gode ancora dell’effetto “tradizione” rispetto alle Casse di risparmio acquisite nel tempo), bisognerà però vedere quanto l’imprenditoria umbra saprà mettere sul piatto in termini di progettualità e propensione agli investimenti. Se UniCredit ha scelto di essere più vocata nell’accompagnare le imprese sui mercati esteri, Intesa in questi anni è stata tradizionalmente una delle principali banche di riferimento per la media impresa, quella che spesso ha trainato l’economia locale, in affanno in settori tradizionali.

UniCredit, tra piano shock e operazione Mps

Giusto un anno fa UniCredit rese pubblico il suo Piano industriale. Un piano shock, fu definito dai sindacati, con il taglio, solo in Italia, di 5.500/6.000 dipendenti e 450 filiali.

Ma l’Umbria può essere coinvolta dalle mosse di UniCredit anche rispetto all’operazione su Monte dei Paschi. Che sul territorio avrebbe effetti ben diversi di quelli determinati dall’accordo tra Intesa e BPer sugli sportelli Ubi.

Un’operazione che però nelle ultime ore pare essersi raffreddata. Anche perché il Tesoro si ritroverebbe primo azionista. Andando a competere proprio con Intesa Sanpaolo sul mercato finanziario nazionale. Una partita tutta politica. Sulla quale la politica umbra, oggettivamente, può essere spettatrice o poco più.

Fondazione antiusura e Camera di commercio

Regione e mondo bancario stanno invece lavorando, e pare verso i risultati voluti, su partite che sono decisamente nelle corde locali. Come la rapida ricostruzione della Camera di commercio per evitare il commissariamento di Terni. E un ruolo più operativo da dare finalmente alla Fondazione contro l’usura. Partite che hanno portato al coinvolgimento di soggetti provenienti dal mondo bancario, come Cristina Cipiccia (Intesa) e Vittorio Fiorucci (Banco Desio), quest’ultimo chiamato lo scorso ottobre a coadiuvare il presidente Fausto Cardella.

Il riordino delle partecipate

Dove la Regione può procedere spedita, perché gioca in casa, è sul tema delle partecipate. Dossier, questo, discusso in Giunta mercoledì, con l’informativa su tutte e 14 le aziende con capitale pubblico. Un atto di ricognizione dopo un anno di lavoro. Propedeutico al riordino dei conti, dove necessario (come per Umbria Salute e Sviluppumbria, dopo l’intervento su Umbria Jazz). O al taglio, se non si può fare altrimenti, attraverso fusioni. Una, eccellente, arriverà già la prossima settimana.

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