Riforma sanità, le minoranze: stop privatizzazioni | Aziende? Semmai 2, ma territoriali

Riforma sanità, le minoranze: stop privatizzazioni | Aziende? Semmai 2, ma territoriali

Massimo Sbardella

Riforma sanità, le minoranze: stop privatizzazioni | Aziende? Semmai 2, ma territoriali

Respinta l'ipotesi di Azienda unica, si temono nuove privatizzazioni e disparità tra i territori
Mer, 15/07/2020 - 13:20

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Riforma sanità, le minoranze: stop privatizzazioni | Aziende? Semmai 2, ma territoriali

Nei mesi dell’emergenza Coronavirus la gestione sanitaria è stata condotta dalla presidente Tesei con a fianco l’assessore Coletto e il direttore Dario. E le opposizioni hanno lamentato per settimane, invano, di non essere state messe in condizione di poter dare il loro contributo. Ma ora che Palazzo Donini mostra di voler rivoltare anche la sanità del prossimo futuro, il livello di allerta di Pd e M5s e dei consiglieri Bianconi e Fora aumenta. Tra timori di privatizzazione (sollevate già in campagna elettorale) e di ulteriori razionalizzazioni nelle Aziende sanitarie e ospedaliere.

No alle privatizzazioni

Sul primo punto, lo stop alle privatizzazioni, la voce delle opposizioni è unanime.

L’assist migliore ai privati è non far funzionare la sanità pubblica” sintetizza il capogruppo Pd, Tommaso Bori. Che ricorda come quel “sistema Lombardia” a cui dice di volersi ispirare l’amministrazione regionale umbra non abbia dato prova di affidabilità di fronte all’urto del Coronavirus. Anche per la “preponderanza del privato“.

Le Aziende

Sull’assetto istituzionale della sanità umbra di domani, qualche distinguo c’è. Non però nel respingere il modello di Azienda unica o di accorpamento verticale in due Aziende, una ospedaliera e una sanitaria. Ipotesi appresa dai consiglieri di opposizione (ma anche da diversi sindaci di centrodestra) dalle anticipazioni di stampa in occasione degli incarichi affidati ai nuovi commissari. E il punto di equilibrio tra le opposizioni, eventualmente, è un’integrazione territoriale, con due Aziende, una per l’Umbria del sud e una per l’Umbria del nord. Anche se, viene chiarito, non si può parlare di controproposta delle opposizioni, dato che la maggioranza il confronto, sulla sua proposta, non l’ha mai iniziato.

Bori (Pd)

Non piace a Bori la “fusione a freddo“. Che ancora una volta argomenta ricordando quanto avvenuto nei giorni della pandemia. Con accentramenti e desertificazioni territoriali che hanno messo in difficoltà i sistemi sanitari di altre regioni.

Apprendiamo dalla stampa la volontà della Giunta di accentrare, in maniera non utile alla sanità e ai territori, in un’unica Azienda sanitaria come una sorta di fusione a freddo. Lo schema migliore – chiarisce Bori – è un’integrazione orizzontale che metta insieme la sanità territoriale all’alta specializzazione. Vogliamo mantenere una sanità capillare nel territorio“.

Paparelli (Pd)

Paparelli chiede alla maggioranza di aprire la discussione sul nuovo Piano sanitario. Ce n’è uno che era stato approvato lo scorso maggio, ricorda, dopo due anni di ampia partecipazione. “Se non si vuole attuare se ne faccia un altro. Ma non si può prescindere da due punti: innovazione (anche valorizzando il capitale umano) e integrazione (per abbattere le liste d’attesa e monitorare i risultati clinici).

Quanto agli assetti istituzionali, Paparelli chiarisce: “Disponibili a discutere su due Aziende, una Umbria nord e una Umbria sud“.

De Luca (M5s)

“Integrazione orizzontale, senza sovrapposizioni” è lo schema prospettato da un altro ternano, il capogruppo del Movimento 5 stelle, Thomas De Luca.

Perché proprio da Terni è comprensibilmente più forte il timore che la creazione di un’Azienda unica regionale finisca per l’accentrare i servizi (e non solo i centri decisionali) su Perugia.

La sfida del futuro – afferma il capogruppo pentastellato – è la medicina 4.0, anche in collaborazione con l’Università. Qui invece si continua a centralizzare. Anziché farci più piccoli e leggeri facciamo le strutture elefantiache...”. E allora, “se deve esserci“, l’integrazione tra l’Azienda ospedaliera e quella sanitaria sia orizzontale, una al nord e una al sud dell’Umbria. In grado di assicurare qualità di prestazioni su tutto il territorio regionale. “Perché soprattutto per le patologie tempo-dipendenti – insiste De Luca – fa la differenza avere un presidio di qualità su cui poter intervenire“.

Per non penalizzare più alcuni territori “ai confini dell’Impero“. Ricordando, a questo proposito, come ad esempio a Orvieto il 51% degli interventi del 118 richieda più di 20 minuti.

Vincenzo Bianconi (Misto)

Sanità capillare di territorio e integrazione orizzontale delle due Aziende sanitarie” sono le esigenze manifestate anche da Vincenzo Bianconi. Che dalla sua Valnerina conosce bene le carenze dei sistemi sanitari nelle aree periferiche.

Per questo è necessario ridisegnare la strategia del primo soccorso. Attraverso il confronto con i territori e con gli stessi operatori sanitari.

Andrea Fora (Patto civico per l’Umbria)

Prima definire i bisogni. Qui si antepongono gli strumenti ai contenuti e agli obiettivi. Il sistema sanitario ha tenuto, ma ha anche evidenziato debolezze e precarietà. Regione piccola ma con molta diseguaglianza di accesso ai servizi pubblici.

Non possiamo tornare a un governo centralizzato della sanità. Questa aggiunta assume decisioni anche poco partecipate con gli amministratori della propria parte politica” lamenta Andrea Fora. Che chiede di ricostruire una “reale medicina di territorio“. Perché questa “è una regione piccola, ma con molta diseguaglianza nell’accesso ai servizi pubblici“. Pur nella consapevolezza che non si può avere “tutto ovunque“.

E allora bisogna innanzi tutto definire i bisogni, prima ancora degli strumenti.

I fondi per la sanità

Anche sulla sanità umbra, a seguito delle misure dell’Unione europea per fronteggiare l’emergenza Covid, arriveranno ingenti risorse. Che potranno consentire di rifondare, realmente, il sistema sanitario. Un’opportunità che le opposizioni chiedono alla Regione di cogliere, lamentando l’assenza di programmazione. Ma un’opportunità di fronte alla quale le opposizioni avvertono anche il rischio di restare escluse.

Divisione dei percorsi Covid

L’altro aspetto su cui i consiglieri di opposizione puntano l’indice è la mancanza di una strategia che porti, in futuro, ad una netta diversificazione dei percorsi Covid da quelli no Covid. Anche per evitare, come avvenuto con la “gestione grigia” nei mesi dell’emergenza, che lo stop alle prestazioni porti ad un ulteriore allungamento delle liste d’attesa. Ed a questo proposito, si chiede che venga attuato il piano per l’estensione degli orari delle prestazioni.

Il personale

A un anno e mezzo dal blocco, in sostanza, delle assunzioni (anche a seguito dello scandalo Sanitopoli), si chiede di rafforzare l’organico. Ormai sotto dimensionato tra pensionamenti e trasferimenti. Attingere dalle graduatorie aperte, bandire nuovi concorsi. Perché altrimenti il rischio è che l’allarme per la Pediatria di Perugia si ripeta anche per altri servizi, come Ginecologia e Gastroenterologia.

Punti di primo soccorso

E poi c’è il tema dei punti di primo soccorso. Alcuni, come Todi e Marsciano, sono diventati solo diurni. Per Valnerina, Orvietano e realtà ad alta presenza turistica serve un rafforzamento dei punti di primo soccorso.

Digitalizzazione della medicina e dei servizi, rispettando però gli accordi presi (Umbria Salute e Cup, tema quest’ultimo che rende difficile l’acceso alle prestazioni agli anziani e ad alcuni territori).

Gli ospedali

Territori svantaggiati rispetto ad altri. Territori messi in contrapposizione. Come rispetto al dibattito sul nuovo ospedale di Terni, annunciato dall’assessore Coletto. Che ha fatto passare in secondo piano il nuovo ospedale, atteso da anni, di Narni e Amelia.

O le criticità degli ospedali emerse a Pantalla, struttura Covid durante l’emergenza di cui ora i residenti della Media Valle del Tevere reclamano la completa riattivazione. O le criticità emerse a Orvieto, proprio per il Coronavirus, o a Branca. Strutture e già esistenti, da rafforzare e valorizzare. Senza cercare “improbabili ospedali da campo” conclude Paparelli.

Questioni, quelle relative alla riforma della sanità (come altre) di cui i consiglieri di opposizione vogliono discutere con la Giunta e la maggioranza, nelle sedi deputate.