Rifiuti, il business del futuro passa da Terni

Rifiuti, il business del futuro passa da Terni

Ecoforum di Legambiente tra raccolta, discariche e conti: il piano | Ecco i Comuni “ricicloni”

share

I rifiuti sono il business del futuro. Lo slogan spesso è stato abusato e molto poco applicato. Specie in Umbria, dove «il ciclo dei rifiuti è stato per troppo tempo anestetizzato». Eppure oggi si può rilanciare questa scommessa, partendo proprio da Terni, «luogo simbolo del vecchio sistema produttivo lineare» ma che può «diventare protagonista dell’economia circolare per mettere in campo il riscatto dalle ferite ambientali del passato».

Con queste parole Stefano Cianfani, direttore nazionale di Legambiente onlus, ha aperto la prima edizione dell’Ecoforum al Centro arti ex opificio Siri, promossa dall’associazione ambientalista e che ha raccolto istituzioni e aziende proprio con l’obiettivo di parlare di economia circolare e presentare la prima edizione regionale dei “Comuni ricicloni”, la classifica che individua i municipi virtuosi in tema di rifiuti.

Gli scenari

I numeri e le “medaglie” sono stati però anticipati da una fotografia dello stato in cui si trova oggi l’Umbria e dalle prospettive future, attraverso la lente della nuova agenzia regionale in materia di rifiuti ed idrico, l’Auri. «Non possiamo negare le criticità che ci sono e che stiamo cercando di governare – dice l’assessore regionale all’ambiente, Fernanda Cecchini – che derivano in gran parte dalla frammentazione che caratterizza la gestione del servizio. Ad oggi – ricorda Cecchini – ci sono 24 società attive in Umbria (a fronte di una popolazione di circa 950.000 persone, ndr). Ecco, noi dobbiamo superare questa frammentazione, promuovendo quanto possibile una gestione unica. Che non significa, comunque, affidarsi ad una unica azienda». «L’obiettivo di Auri – spiega Giuseppe Rossi, direttore dell’agenzia regionale – è di mettere a sistema l’esistente ed ottimizzare l’impiantistica. L’agenzia nasce il primo aprile del 2017, quattro anni dopo la legge istitutiva. Al netto di questo ritardo, ci siamo messi al lavoro per realizzare un piano d’ambito regionale dei rifiuti che non si limiti a sintetizzare i piani esistenti, ma indichi la strada da seguire, puntando sulla economia circolare di prevenzione del rifiuto».

Il futuro secondo Auri si delineerà dunque seguendo alcune direttrici. Anzitutto, la riduzione di una quota prossima all’1% all’anno nella produzione di rifiuti. «Ipotizziamo un decremento fra l’8% ed il 12% nei prossimi 15 anni, ma che potrebbe arrivare anche a toccare quota -25%». Obiettivo, questo, che non dovrebbe richiedere particolari sforzi o investimenti visto dal 2011 al 2016 la produzione di rifiuti è comunque diminuita del 12,6%.

Secondo punto: incrementare e migliorare la differenziata. I dati 2016 dicono che la media regionale si attesta attorno al 57,7% ma, realisticamente, il 2017 restituirà risultati più incoraggianti, anche grazie alle ottime performance della provincia di Terni che potrebbe sfondare quota 75%. L’indice di riciclo (ossia la differenza tra il materiale raccolto e quello recuperato) è però ancora molto basso: 40%. Per incrementarlo è necessario incentivare un sistema di raccolta porta a porta “spinto”. Tutto questo per arrivare al 2030 con una percentuale di riutilizzo pari al 70%.

Entro il 2030 bisognerà poi ridurre drasticamente la quota di rifiuti in discarica che non potrà essere superiore al 5% a fronte del 50% (circa) di oggi. Questo non solo nell’ottica di una economia effettivamente circolare, ma anche e soprattutto per evitare il collasso degli impianti esistenti. E che – dice una relazione della stessa Regione – hanno una autonomia che non potrà superare i cinque anni.

L’indifferenziato dunque è il nodo cruciale. Perché da questo si dovrà procedere con il recupero di materiale e di energia.

Sull’Ecoforum si allunga l’ombra del nuovo inceneritore. Previsto dal Governo per termovalorizzare circa 130.000 tonnellate l’anno di materiale, osteggiato da Palazzo Donini e convitato di pietra al convegno. Il direttore Rossi aveva anche preparato una slide di discussione. Ma il tempo è stato (fortunatamente) tiranno.

La classifica

Se il futuro è incerto, il presente restituisce invece «alcune eccellenze da leadership nazionale». Non solo in termini di realtà industriali all’avanguardia (le Cartiere di Trevi o le aziende che si affidano alle consulenze della Mdp, spin-off universitario specializzato in tematiche ambientali) ma anche in realtà municipali che stanno raggiungendo obiettivi da primato.

Per i Comuni fino a 5.000 abitanti (i dati sono relativi al 2016 e non tengono conto degli sviluppi degli ultimi 12 mesi) sul podio si piazzano

  • Attigliano (80% di differenziata e 65 kg di rifiuti pro-capite),
  • Montefranco (differenziata al 78,4% e 70 kg di rifiuti per abitante) e
  • Ferentillo (77,4% di differenziata e 72 kg di rifiuti per abitante) che Legambiente classifica anche come “Comuni rifiuti free”.

Tra i municipi fino a 20.000 abitanti, spiccano

  • San Gemini (72,7% di differenziata e 101 kg di rifiuti pro-capite),
  • Amelia (73,1% di differenziata e 110 chili di rifiuti per abitante) e
  • Montecastrilli (72,4% di differenziata e 113 kg di rifiuti per abitante).

Infine, per i Comuni sopra a 20.000 abitanti, il podio si compone con

  • Narni (65,4% di differenziata e 136 kg/abitante di rifiuti),
  • Bastia Umbra (68,8% differenziata e 155 kg7abitante di rifiuti) e
  • Orvieto (66,6% differenziata e 165 kg/abitante di rifiuti).

(Christian Cinti)

share

Commenti

Stampa