Ricostruzione, il vescovo: "Il Signore metta il sale in testa a chi governa"

Ricostruzione, il vescovo a San Pellegrino: “Il Signore metta il sale in testa a chi governa”

Sara Fratepietro

Ricostruzione, il vescovo a San Pellegrino: “Il Signore metta il sale in testa a chi governa”

Gio, 19/05/2022 - 11:55

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Qualche sparuto cantiere si inizia finalmente a vedere a San Pellegrino di Norcia, ma la ricostruzione è ferma. Tornate le 3 campane della chiesa

Qualche sparuto cantiere si inizia finalmente a vedere a San Pellegrino di Norcia, il primo paese della Valnerina ad essere completamente distrutto dal terremoto, il 24 agosto 2016. Ma nonostante l’approvazione del piano attuativo la ricostruzione è pressoché ferma, salvo appunto qualche casa sparsa che non rientra nella perimetrazione.

Un timido segnale di speranza lo ha dato il ritorno, lunedì, delle tre campane della chiesa parrocchiale. Un ritorno salutato con affetto dai paesani e che è stata anche l’occasione, da parte dell’arcivescovo di Spoleto – Norcia, monsignor Renato Boccardo, per lanciare un nuovo duro monito in merito alla ricostruzione post sisma.

In attesa della ricostruzione a San Pellegrino tornano le campane

Le tre campane di San Pellegrino erano finora conservate nel deposito di opere d’arte del ministero della Cultura a Santo Chiodo di Spoleto. Sono state posizionate in una torre campanaria orizzontale realizzata in legno e posizionata al lato del centro di comunità che ora funge da chiesa. Monsignor Boccardo le ha benedette, poi sono state fatte suonare da alcuni uomini del paese e dal parroco don Marco Rufini.

L’idea di far tornare le campane è stata del parroco, come racconta il presidente della Comunanza agraria di San Pellegrino, Claudio Leoncilli: “Una sera di qualche mese fa – dice – arriva a casa don Marco e mi parla di questo suo desiderio, chiedendomi cosa ne pensassi. La mia riposta è stata subito affermativa. Ci siamo messi al lavoro per ottenere i permessi necessari, per realizzare lo spazio dove collocarle e per organizzare il trasposto dal deposito di Santo Chiodo. C’è stata la massima collaborazione della gente per questo che è un piccolo segno di speranza per la comunità di San Pellegrino. E il nostro grazie va all’Archidiocesi, in particolare al Vescovo e a don Marco, per la costante vicinanza e per non averci fatto mai mancare sostegno e affetto in questi anni”. 

Gli auguri per i 91 anni di Cecilia

Cecilia Amici con l’arcivescovo

Dopo la benedizione delle campane, l’arcivescovo ha presieduto la messa che si è aperta con gli auguri a Cecilia Amici, che proprio quel giorno compiva 91 anni. E’ una delle donne più anziane di San Pellegrino ed è stata una delle figure simbolo della frazione dopo il terremoto del 2016.

Non ha infatti mai abbandonato il paese dopo il sisma, vivendo prima nelle tende, poi in roulotte ed ora in una soluzione abitativa di emergenza in attesa della ricostruzione della sua casa: “Lodiamo il Signore per la lunga vita di Cecilia, costellata anche da tante difficoltà. Chiediamo a San Pellegrino di continuare a proteggere lei e gli altri anziani del paese”. Spontaneo è partito un lungo applauso dei numerosi fedeli presenti.

Duro monito del vescovo ai governanti sulla ricostruzione

Nell’omelia poi monsignor Boccardo ha detto che “le delusioni e i fallimenti, i momenti di prova che caratterizzano la nostra vita come l’esperienza tragica del terremoto non devono portarci a dire: mollo tutto, anche il rapporto con Dio. Le fatiche e le paure, così come le speranze, le dobbiamo vivere qui a San Pellegrino, luogo dove siamo chiamati a mettere in pratica ciò che il Signore ci dice. É in questa bella terra che dobbiamo testimoniare che la vita cristiana è una cosa seria“. Poi, la preghiera dell’Arcivescovo a San Pellegrino: “Al nostro patrono chiediamo di intercedere affinché il Signore metta il sale nella testa degli amministratori, comunali e provinciali, regionali e nazionali, chiamati a gestire la ricostruzione. Noi possiamo protestare, occupare le strade e fare articoli sui giornali ma se non c’è il sale nella testa di chi governa serve a poco”.

Il saluto finale di don Marco Rufini

L’arcivescovo e don Marco Rufini

Al termine della messa è intervenuto don Marco: “Grazie Eccellenza per essere qui tra noi. Quando gli ho detto della campane il suo calendario era pieno, ma è riuscito a spostare alcune cose ed essere con noi qui a S. Pellegrino. Con questa comunità e con quella di Frascaro stiamo facendo un percorso intitolato “Ricominciamo dalla comunità – un cammino nell’amicizia” per ritrovare le motivazioni ad abitare in queste zone, per far emergere i limiti che ci sono non per piangerci addosso ma per superarli, per dire a tutti i livelli della società che una comunità è tale quando i suoi legami diventano generativi e non per i numeri che la compongono. Grazie a chi ha realizzato il nostro campanile orizzontale servito a ridare un po’ di movimento a S. Pellegrino; grazie a Maurizio Nanni, impresario, che ci ha portato le campane da Santo Chiodo a qui, per amicizia e non per altro; grazie alla Comunanza Agraria, alla Pro loco e agli abitanti: tutti si sono adoperati per questo progetto lavorando anche sotto la pioggia e con un vento fortissimo. Grazie davvero“.

Le campane di San Pellegrino

Prima del sisma del 2016 la torre campanaria di San Pellegrino ospitava quattro campane. La più piccola era del campanile della chiesa di Santa Giuliana. Le tre riportate nel paese sono state realizzate da importanti fonderie del centro Italia. Quella maggiore, che è la più moderna, è stata realizzata dalla “Fonderia Lera” di Lammari (LU) nel 1911 e misura 84 centimetri di diametro. La campana mezzana è stata realizzata dalla “Premiata Fonderia di campane Demetrio Soli e Figli” di Foligno (PG) nel 1899 e misura 74,5 centimetri di diametro. Quella minore è stata realizzata nel 1854 dalla “Fonderia fratelli Raffaele e Pasquale Pasqualini” di Montedinove (AP) e misura 64 centimetri di diametro.

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