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Riccardo Branchini, mamma Federica si appella a Giorgia Meloni “Da madre a madre, mi aiuti”

Ventuno mesi di silenzi, di “tempo fermo”, di domande che non trovano risposta e di un dolore che lacera il cuore. È una lettera aperta, densa di angoscia ma anche di straordinaria dignità, quella che Federica Pambianchi, madre del 19enne Riccardo Branchini – scomparso la sera del 13 ottobre 2024 -, ha deciso di indirizzare direttamente alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un appello che arriva proprio nel momento in cui l’inchiesta per istigazione al suicidio, aperta dalla Procura di Urbino, rischia la parola fine con una richiesta di archiviazione.

Svuotamento della diga all’impasse

La vicenda di Riccardo Branchini è legata indissolubilmente alla Gola del Furlo. Lì, a ridosso della diga gestita da Enel, venne ritrovata la sua Lancia Ypsilon. All’interno c’era tutto il suo mondo: portafoglio, documenti, soldi, chiavi di casa, lo zaino, i vestiti e persino le scarpe. Tutto, tranne lui. Le ricerche di subacquei, vigili del fuoco e droni per dieci giorni non diedero esito.

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Da quel momento, la famiglia combatte una battaglia logorante per ottenere una verifica profonda dei fondali della diga. Un labirinto burocratico e tecnico: la Regione Marche aveva inizialmente ipotizzato un progetto di svuotamento progressivo dell’invaso per ispezionare l’area, ma l’iniziativa ha subìto la forte opposizione della Provincia di Pesaro e Urbino a causa dei vincoli legati alla fauna ittica e alla presenza di specie protette. La proposta alternativa – un abbassamento del livello dell’acqua di un metro al giorno per 15 giorni – rallenta e complica le operazioni, tuttora in fase di stallo. Sullo sfondo, il drammatico timore espresso dai periti: dopo quasi due anni in ambiente acquatico, tra sedimenti, correnti e ammassi di legname sul fondo, sarebbe ormai irrealistico pensare di ritrovare un corpo integro, rendendo cruciale un’ispezione millimetrica prima che i resti si disperdano del tutto. Ecco perché ogni minuto perso diventa cruciale…

I nuovi indizi: mutande maschili e il giallo dei tubi

A riaccendere i riflettori sul Furlo e ad aggiungere un tassello inquietante al mistero sono stati alcuni ritrovamenti recenti effettuati proprio nei pressi della diga. La madre di Riccardo ha infatti rinvenuto vicino al corso d’acqua delle mutande maschili, giudicate compatibili con quelle del figlio. Il materiale è stato prontamente consegnato alla Procura per le analisi del Dna.

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Oltre agli indumenti intimi rinvenuti recentemente vicino al corso d’acqua e ritenuti compatibili con quelli del giovane, Federica Pambianchi ha scovato un ulteriore elemento inquietante: numerosi tubi di plastica, trascinati dall’invaso a valle dalla devastante alluvione di Cantiano del 2022 (due anni prima della scomparsa del ragazzo). Una questione sollevata anche dalle telecamere di Chi l’ha Visto?, che hanno mostrato un filmato shock in cui le paratie della diga venivano sollevate di notte per far defluire e risucchiare all’esterno centinaia di questi grossi tubi. Immagini forti che svelano come l’ecosistema naturale e la salvaguardia della fauna ittica – tanto invocati dalla Provincia per bloccare lo svuotamento – siano in realtà già stati pesantemente compromessi da questa massiccia ondata di detriti plastici.

La lettera a Giorgia Meloni: “Sospesa tra due abissi”

Di seguito, alcuni stralci della straziante lettera inviata da Federica Pambianchi alla Premier Meloni:

“Gentile Presidente Giorgia Meloni […] Le scrivo non come cittadina e non per motivi politici, ma come madre. Le scrivo perché da oltre venti mesi vivo un dolore che non riesco più a contenere, né a raccontare fino in fondo. È un dolore che non mi lascia mai, che mi accompagna ogni ora del giorno e della notte, che mi toglie il sonno, il respiro e ogni forma di pace. È un dolore che nessuna madre dovrebbe mai essere costretta a conoscere. Il 13 ottobre 2024 è scomparso mio figlio, Riccardo Branchini. Da quel giorno la mia vita si è fermata […] E io, dopo tutto questo tempo, non so ancora dove sia mio figlio, se è morto o vivo. […] Vivo sospesa tra due abissi. Ogni mattina mi sveglio con lui e mi addormento con la stessa domanda: “Dove sei, Riccardo?” Una madre dovrebbe sapere dov’è suo figlio. Dovrebbe poterlo abbracciare o almeno piangerlo davanti a una tomba. Io non ho nulla di questo. Ho solo silenzio, domande e un’assenza che cresce ogni giorno”.

“Presidente, da oltre venti mesi chiedo una verifica approfondita presso la Diga del Furlo, luogo del ritrovamento dell’auto di mio figlio, senza avere una risposta definitiva. Non Le chiedo un favore, Le chiedo il diritto alla verità […] Una madre non misura il tempo in termini tecnici, ma in attesa, speranza e angoscia. Mi domando anche perché la Diga di Fiastra venga svuotata per lavori fino a luglio, mentre per la Diga del Furlo non sia stato possibile immaginare una soluzione simile […] Le scrivo perché prima di essere Presidente del Consiglio, Lei è una madre. E una madre conosce il dolore dell’attesa e dell’incertezza. Per questo Le chiedo di ascoltarmi. Non per me soltanto, ma per mio figlio Riccardo. Per il diritto di una madre di sapere la verità. La prego, Presidente, mi aiuti a non restare sospesa in questa incertezza. Sono stanca di aspettare e di non sapere. Da quasi venti mesi il mio cuore è rimasto lì con lui. Da madre a madre, Le chiedo aiuto. Federica Pambianchi

Mentre l’iter giudiziario rischia di spegnersi nei faldoni della Procura, il grido di questa madre punta dritto alle istituzioni più alte dello Stato. Un grido che chiede solo il diritto sacrosanto di sapere dove si trovi suo figlio e di svuotare finalmente quella diga. Intanto anche la petizione lanciata dalla stessa Federica per chiedere lo svaso, in questi giorni ha superato le 4550 firme.