“Di solito la parola più usata in messaggi come questo è ‘Scusate’ ma no. Non questa volta. Non ho niente di cui scusarmi che per voi sia stato ‘Branca’, ‘Branco’, ‘Brancoz’, ‘Ricky’ o ‘Riccardo’ sappiate che dentro ero già morto da tempo e oggi ciò che è scomparso è solo l’involucro esterno, ormai schiacciato dal peso della vita, delle paure, ansie, paranoie e per la mancanza di speranza. Vi direi di non sta male per me ma onestamente sono cavoli vostri e ora che non ci sono più è ancora più che inutile. La vita va avanti con o senza di me. Riccardo Branchini”.
Questo è il contenuto della lettera – prima solo in mano agli inquirenti – che il 19enne di Acqualagna Riccardo Branchini, lasciò sulla sua scrivania il giorno della sua scomparsa, il 13 ottobre 2024. Un messaggio durissimo, sembrerebbe indirizzato agli amici (nel testo ci sarebbero i soprannomi con cui chiamavano il ragazzo), letto dalla madre nell’ultima puntata di “Chi l’ha visto?”.
“E’ successo qualcosa che lo potrebbe averlo portato a fare questo gesto, da questa lettera si capisce pienamente – dichiara Federica Pambianchi – C’è qualcosa che non so, che aveva dentro e di cui non mi aveva parlato. Mi spaventa il fatto che dica ‘è scomparso solo l’involucro esterno, ormai schiacciato dal peso della vita’, quindi il suo corpo”.
I riferimenti a quei soprannomi restano per lei un interrogativo doloroso: “Branca, Branco, Ricky, Riccardo… non so per quale motivo si rivolga e scriva questi nomi. Questa è una cosa che ancora non mi è chiara. Anche il fatto che dice che dentro era già morto da tempo e che era schiacciato da queste paranoie, dalla mancanza di speranza… a me questa cosa mi ha ammazzato”.
La famiglia, ormai da 19 mesi, continua a vivere in un limbo devastante: da una parte la speranza alimentata da presunti avvistamenti in Svizzera, Olanda, Germania e a Roma – dove persino la conduttrice Simona Ventura ha segnalato alla stazione Termini un ragazzo dalla straordinaria somiglianza – dall’altra il cinismo degli sciacalli, che in questi mesi hanno tentato di estorcere denaro alla famiglia in cambio di finti dettagli.
“Ho bisogno di ritrovarlo – ripete mamma Federica – Se non fosse nella diga, dietro questa lettera è comunque chiaro che c’è una grossa forma di depressione e lui ha bisogno di aiuto, io ho bisogno di aiutarlo”.
Va ricordato che dopo mesi di insistenze da parte della madre, circa tre settimane fa la Regione Marche aveva finalmente dato il via libera ufficiale allo svuotamento dell’invaso, con il consenso di Enel e date fissate entro la fine di maggio.
La doccia fredda è però arrivata nell’ultima Conferenza dei servizi: la Provincia ha bloccato tutto, contestando le modalità di svuotamento ritenute incompatibili con la sopravvivenza della fauna ittica. L’Ente pretende che l’acqua sia diluita lentamente, con un passo “non superiore a un metro al giorno, sia in fase di svuotamento che di riempimento, per consentire ai pesci di risalire la corrente e mettersi in salvo”. Un protocollo che allungherebbe drasticamente i tempi dell’operazione.
Una “decisione incomprensibile” per il legale della famiglia, l’avvocato Elena Fabbri:“Non sono d’accordo perché la tutela dell’ambiente, lo ricordiamo tutti, è importantissima, però prima di tutto dobbiamo ricordare la tutela della persona, come dice l’articolo 2 della Costituzione. Illudere una famiglia intera che si sta per fare un’operazione per poi bloccarla all’ultimo momento quando si doveva soltanto accordarsi sulla giornata e sulle modalità è veramente qualcosa di incomprensibile per me. Siamo di fronte alla ricerca di una persona scomparsa da 19 mesi, con un fascicolo pendente in Procura per istigazione al suicidio”.
A mettere in dubbio la rigidità della Provincia è anche la testimonianza dello storico custode che ha lavorato alla diga del Furlo per trent’anni, partecipando a numerosi svasamenti: “Negli anni ne abbiamo fatti cinque o sei e non c’era stato nessun problema. Il pesce, quando inizia lo scorrimento dell’acqua veloce dentro al bacino, comincia ad andare controcorrente per natura. Quello che non ce la fa è malato o vecchio, quindi avviene una sorta di selezione naturale“.
Mentre l’avvocato Elena Fabbri annuncia una nuova istanza immediata per sbloccare lo stallo, Federica Pambianchi lancia un appello accorato affinché le autorità smettano di litigare e svuotino l’invaso: “Per me lo svaso non sarà comunque una vittoria, lo sarà solo se Ricky non fosse in quella diga o se avessi la sicurezza che sta bene e vive la vita che desidera. Ma se Riccardo davvero fosse là dentro, con tutto il dolore e con il minimo di forze lo seppellirei; potrei andare a piangere una tomba, però almeno saprei dov’è. La lettera che ha scritto è brutta, spero che le autorità leggendola si diano subito da fare invece di litigare, perché ho bisogno di quella risposta”.
Sabato 23 maggio, intanto, la comunità si prepara ad abbracciare la famiglia in un incontro di solidarietà e vicinanza – promosso dall’associazione Gens Nova – nei pressi della diga del Furlo per le ore 15.