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Reddito di cittadinanza, in Umbria spesa per 350 miliardi

Redazione

Reddito di cittadinanza, in Umbria spesa per 350 miliardi

La discussione in Consiglio Regionale | Decisione rinviata in Commissione
Mer, 16/09/2015 - 10:41

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Reddito di cittadinanza, in Umbria spesa per 350 miliardi

L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha deciso di rinviare in Commissione la mozione del Movimento 5 stelle con cui si propone di introdurre in Umbria il “reddito di cittadinanza” su base regionale. Ampia convergenza favorevole sulla proposta, sia pure con vari distinguo. Prevista una tempistica compresa fra 60 e 90 giorni per arrivare a un documento di partenza, da integrare con le prospettive che verranno fornite in base ai documenti di programmazione finanziaria della Regione e alle misure eventualmente adottate dall’Esecutivo nazionale.

La mozione –Introdurre il reddito minimo di cittadinanza per ridurre la povertà con un supporto economico di 780 euro al mese a disoccupati, inoccupati, lavoratori precari e pensionati al minimo”. È questa la richiesta della mozione presentata dai consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari.
Per Liberati e Carbonari “le risorse per finanziare questo strumento andrebbero reperite partendo da una drastica riduzione dei costi gestionali della Regione e dalle sacche di spreco e inefficienze, iniziando a ottenere di più anche dalle multinazionali che sfruttano le risorse del nostro territorio, come quelle idriche, concesse a costi irrisori”.  Nella mozione, inoltre, si chiede “l’attuazione di una seria organizzazione dei centri per l’impiego e del sistema dell’istruzione e formazione professionale per far incontrare domanda e offerta del lavoro”.
“Un provvedimento necessario – ha spiegato Liberati in Aula – perché la povertà e la crisi economica, che in Umbria è crisi di sistema e strutturale, hanno incrementato la diseguaglianza sociale e indebolito fortemente la domanda interna. Inoltre la povertà colpisce con effetti più importanti e deleteri sopratutto giovani, bambini e nuclei familiari. Senza dimenticare che tutti i paesi dell’Ue, ad eccezione dell’Italia, della Grecia e dell’Ungheria, prevedono forme di sostegno al reddito minimo di cittadinanza. Non è una questione di bandiera – ha detto Liberati – ma di trovare unità d’intenti, ritrovarci tutti nella stessa umanità. Potremmo fare un pezzo di storia in maniera pioneristica, andando a recuperare denari dove vi sono sprechi e inefficienze, individuando la platea degli interessati”.

Durante il dibattito sulla mozione, il fronte favorevole alla discussione si è allargato. Squarta (FdI), seppur intendendolo come reddito minimo garantito ma con dei paletti, ha proposto di analizzare la questione in Commissione, seguito dall’accordo dato da Raffaele Nevi. Leonelli, con qualche perplessità, ha dichiarato: “serve un percorso di studio sull’introduzione di misure di sostegno al reddito“. Ricci a sua volta ha aperto al fronte, aggiungendo “dobbiamo capire come agire“. Deciso invece Rometti (SeR) nell’appoggio della misura: “non ci tratta di finanziare l’ozio. Serve una misura mirata, che non riguarda chi nasconde i redditi”.

E’ l’assessore Fabio Paparelli a intervenire alla fine e a chiarire la questione. “Sono stati usati indistintamente i termini reddito di cittadinanza e reddito minimo garantito. Ma la mozione parla chiaramente del primo, che ha costi altissimi. Il secondo è invece intervento di carattere selettivo e ha un costo più contenuto. Quello di cittadinanza è di tipo universalistico, ed è iniquo: potrebbe esserci assenza di reddito ma ricchezze possedute, non è provvedimento subordinato ad accertamento delle condizioni economiche. In Umbria il totale della spesa, a 500 euro al mese come prevede la proposta su scala nazionale, sarebbe di 350 miliardi. Dobbiamo poi tenere conto delle raccomandazioni dell’Unione Europea, nel quadro della strategia 2014-2020, di usare misure non solo passive ma anche di carattere attivo. E anche di considerazioni economiche che, attenendosi al 2014, mostrano un’Umbria con una disposizione dei redditi più omogenea, una minore disparità distributiva, insomma una regione fra le meno diseguali d’Italia. Significa che occorre promuovere anche una crescita economica equilibrata per produrre maggiore uguaglianza. I dati sul Pil fanno ben sperare. Chi sono poi i destinatari di una misura universale? In Umbria abbiamo 142mila 223 persone iscritte nei centri per l’impiego, di cui 21mila percettori di ammortizzatori sociali, per cui dovremmo garantire reddito a circa 120mila persone, da moltiplicare per 780 euro, come prevede la proposta del Movimento 5 stelle. Non basterebbero le previsioni di recupero somme da sprechi e altro. Un provvedimento come questo deve essere utile per un periodo in cui il soggetto dimostri volontà di cercare lavoro, non finire nelle tasche di chi ciò non vuole. Inoltre, nel quadro delle politiche attive per l’inclusione sociale suggerito dall’Ue, sono previsti 55 milioni dal Fondo sociale europeo destinati al contrasto alla povertà e all’inclusione sociale. E c’è un Piano nazionale per il 2016 su questo tema, col quale dobbiamo confrontarci. Al momento ci sono solo risorse per 1,2 miliardi di euro più 790 milioni del Fondo europeo per gli aiuti agli indigenti. Come regione dobbiamo sostenere la proposta del governo nazionale, coordinarci con essa, come facciamo per la politica industriale. Verifichiamo quindi le condizioni per un reddito minimo garantito coordinandoci con la direzione che sta prendendo il Paese. Ben venga il confronto in commissione, approfondiamo un ragionamento che guardi a misure di carattere selettivo, puntando sulla inclusione sociale attiva”.

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