Rapina in villa, l'inferno dei coniugi picchiati dal fratello | Chiedeva spesso denaro - Tuttoggi

Rapina in villa, l’inferno dei coniugi picchiati dal fratello | Chiedeva spesso denaro

Redazione

Rapina in villa, l’inferno dei coniugi picchiati dal fratello | Chiedeva spesso denaro

Savino si è presentato in casa con una scusa, poi la rabbia | A salvare il medico e la moglie è stata una vicina di Casa
Sab, 20/08/2016 - 20:03

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Il denaro: sarebbe questo il movente della rapina consumatasi nella periferia di Perugia nella tarda serata di giovedì 18 agosto. Due gli uomini a malmenare e derubare un noto oncologo 75enne e la moglie, insegnante di 70 anni, nella loro villetta a schiera sulla strada verso Monte Tezio, sopra Maestrello. A picchiare con violenza le due vittime con una chiave inglese, calci e pugni sono stati il fratello del medico, Savino Belsanti, 69enne di Ronciglione in provincia di Viterbo, e un uomo di origini pakistane, Mohammad Hanif Bostan, di 24 anni.

Cercavano soldi e monili e li hanno ottenuti con la forza, prima di darsi alla fuga per le strade umbre, fino a Terni, dove la loro corsa è stata bloccata in un’area di servizio dall’arrivo delle forze dell’ordine. Nella loro auto sono state trovate la refurtiva e la chiave inglese ancora insanguinata, usata per picchiare le loro vittime.

Violenza per ottenere denaro. Sarebbe dunque questo il motivo della rapina e delle botte alla coppia di coniugi avvenuta nella tarda serata del 18 agosto, nella zona di Colle Umberto. I due coniugi si trovavano in vacanza nella loro villetta a schiera sul Monte Tezio, quando, intorno alle 23.30 hanno sentito il campanello suonare. Savino si è presentato in casa del fratello, a volto scoperto e con una scusa, in compagnia dell’amico pakistano. Mai i due coniugi avrebbero pensato di essere colpiti nella loro tranquillità casalinga, né di restare feriti proprio per mano di un affetto fraterno.

Poco dopo la visita di Savino si è trasformata in un incubo: nell’inferno di quegli attimi concitati, i due coniugi, dopo le botte, sono stati legati con degli stracci alle mani. E sarebbe stato proprio il fratello dell’oncologo a scagliarsi contro il medico e la moglie con maggiore furia: tanto che il suo complice, il 24enne Mohammad Hanif Bostan, gli avrebbe detto di fermarsi, di non picchiare più i suoi parenti, mosso a compassione. Avrebbe anche dato alla moglie le chiavi dello sgabuzzino in cui era stato rinchiuso il medico 75enne dopo la rapina. Savino e il 24enne, prima di fuggire, hanno tolto loro anche i cellulari. Poi sono scappati con l’auto dell’italiano, una Ford Fiesta, probabilmente in direzione Viterbo.

A Savino non bastavano i soldi: lui, gravato da condizioni economiche a quanto pare niente affatto rosee, chiedeva insistentemente denaro al fratello medico, ormai pensionato. Tra i due, hanno raccontato alcuni testimoni, c’erano spesso liti. L’ultima volta qualche giorno fa, quando Savino aveva chiesto al fratello 600 euro, ricevendone però solo 150. Forse proprio questo ha scatenato l’ira di Savino.

La svolta, prima della cattura dei due fuggitivi, sarebbe arrivata grazie ad una vicina di casa dei coniugi Belsanti. La donna, notando alcuni strani movimenti e udendo le urla dalla villetta, si è recata dal medico, scoprendo quanto accaduto poco prima. A quel punto i soccorsi sono stati immediatamente allertati e la moglie dell’oncologo ha provato a chiamare il numero del suo telefono cellulare, sottrattole durante la rapina. Il telefono ha squillato e ha agganciato una cella nella zona di Terni. Sulle tracce dei fuggitivi si erano messi già gli agenti della polstrada di Terni e di Orte. Le ricerche di polizia e dei carabinieri dell’aliquota radiomobile di Terni e Amelia hanno alla fine avuto l’esito sperato e la fuga dei due complici si è risolta con la loro cattura, avvenuta intorno alle 2.30 della notte del 19 agosto all’imbocco del raccordo per Orte. Nei loro calzini avevano ancora i monili e il denaro, frutto di quel gesto efferato consumatosi neanche due ore prima. Su disposizione del Pm Raffaele Pesiri, per i due è scattato il fermo di indiziato di delitto per rapina aggravata, sequestro di persona e lesioni personali. Sono rinchiusi nel carcere di Sabbione a Terni. Il medico e la moglie sono stati invece portati dal 118 all’ospedale di Perugia, dove sono stati loro riscontrati un trauma cranico con ferite multiple giudicate guaribili in dieci giorni.

Un episodio che ha portato alla mente nelle sue fasi iniziali la tragedia di Cenerente, poco distante dalla villetta dei Belsanti, dove quattro anni fa durante una rapina furono uccisi Sergio Scoscia e sua madre, Maria Raffaelli. O ancora quanto avvenuto a Ramazzano, dove perse la vita Luca Rosi, freddato da alcuni ladri nel marzo del 2012. Seppur non abbia nulla a che vedere con questi ultimi due casi, la rapina del 18 agosto ha fatto temere che una nuova banda di criminali fosse entrata in azione nella zona di Perugia, nonostante il Monte Tezio rimanga una zona tranquilla. Questa volta però la storia resta nel quadro familiare: non una gang dunque, ma la rabbia di un fratello.

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