E' stato presentato nei giorni scorsi il volume “A sedia de lu Papa” del professor D'Agata, che raccoglie i risultati di una lunga e intensa attività di “osservazione partecipante” condotta dall'autore all'interno della comunità in cui vive da sempre, quella di Castel San Giovanni. Grandi cambiamenti culturali e linguistici, determinati anche dai radicali mutamenti socio-economici, hanno accompagnato il suo viaggio nelle varie stagioni della vita. D'agata, che si dice “fortunato per essere stato partecipe di culture diverse (civiltà contadina, preindustriale, industrialee postindustriale)”, è stato testimone delle contraddizioni e delle difficili e delicate fasi di transizione. Ha privilegiato l'osservazione delle produzioni linguistiche dei suoi compaesani, che gli ha consentito di scoprire i complessi legami tra lingua e cultura e di orientarsi sulla complessità e sulla mutevolezza del repertorio linguistico contemporaneo della sua piccola comunità e di quelle più allargate nelle quali le nuove dimensioni comunicative lo hanno coinvolto e lo coinvolgono.
Ai lettori è offerta un'abbondante e preziosa documentazione sul patrimonio linguistico e culturale (Na vocconata de San Gnuanni: toponimi, espressioni idiomatiche, proverbi, filastrocche, tradizioni, esperienze, attrezzi, passatempi, preghiere, scongiuri, rimedi, nomi e soprannomi), una testimonianza per ricordare e preservare quanto sopravvive di quel passato, comprendente l'arco cronologico dalla seconda guerra mondiale ad oggi, presente ancora nei modi di relazionarsi delle persone, a Castel San Giovanni, nel cuore della valle spoletina.