“Marhaba, mabsutha?” (tradotto dall’arabo, “Ciao, stai bene?”): è il titolo del romanzo di Fiorenza Morighi – “frammenti di memorie personali… microstoria che si intreccia con la ‘Grande Storia’ dal ’68 ad oggi, con i nuovi diritti di cittadinanza, la multiculturalità, la questione palestinese…” – edito nel 2009 da Midgard Editrice, che è stato presentato nel tardo pomeriggio di ieri nella Galleria della Libreria Carnevali Bookshopping di Foligno. A presentare il libro ad un pubblico davvero curioso ed entusiasta, assieme all’autrice, c’erano Ivana Donati, insegnante e organizzatrice del “progetto lettura” per le scuole di Foligno, e Maria Rita Cacchione, regista teatrale e impegnata nell’Associazione Casa dei Popoli di Foligno.
“Marhaba, mabsutha?” è un libro di frammenti autobiografici con riferimenti storico-politici che hanno l’intento di evidenziare l’importanza del contatto personale con culture definite “altre” nella formazione dell’individuo. L’ambientazione è una cittadina di provincia, sede di Università per Stranieri, dove l’autrice, partendo da un vissuto cattolico e conservatore degli anni ’60, inizia il suo percorso di maturazione e consapevolezza critica e politica grazie all’incontro con Abdul, un giovane studente arabo palestinese di religione islamica. Dal contatto con quel protagonista narrante della propria dolorosa vicenda di esule, scaturirà l’esigenza di verifica personale della ragazza che, diventata adulta e combattiva, potrà affermare la propria identità di persona e di cittadina in lotta per l’affermazione dei “diritti universali”, sognando la realizzazione di una Società di “uguali e diversi”.
Il titolo arabo ideato per il testo, “Marhaba, mabsutha?”, è stato scelto non tanto perché è presente nel racconto, come primo saluto rivolto da Abdul alla protagonista, ma come metafora di una preoccupazione costante e di una difficoltà nel “sentirsi bene e a proprio agio, in un mondo in cui è difficile crescere e in cui le speranze di cambiamento in positivo vengono disilluse”.
Il libro di Fiorenza Morighi si rivolge a un pubblico variegato: agli insegnanti, agli educatori, ai giovani, “nati e vissuti in un clima di libertà di consumo, per invitarli a riflettere criticamente sul vero significato di libertà e di democrazia” e “a tutti coloro che, non esattamente da protagonisti in prima linea, né da specialisti eruditi, hanno creduto con entusiasmo e con passione nella speranza di una società migliore. Democratica, progressista, aperta e sensibile alle problematiche sociali e mondiali, e che certamente si ritroveranno, leggendo questo libro e ripercorrendo il proprio vissuto, stimolati ad ironizzarci un po’ per non disperarsi troppo su delusioni, o macerarsi in un esame di coscienza”.
“‘Marhaba, mabsutha?’ è un libro di memorie e d’amore costruito in modo particolare” ha raccontato con passione Maria Rita Cacchione. “È un percorso della memoria dove tutto è chiaro fin dall’inizio, fin da quando l’autrice lo viveva. È un’opera candida ma anche di grinta, che racconta la fatica di questa giovane donna che cerca sempre un punto di verità e di certezza dentro se stessa. Fiorenza viene da racconti chiari nella sua famiglia, una famiglia che ha detto dei no nettissimi. Io sono cresciuta più in mezzo alla strada e alle fantasie, mentre lei con rigore. Questi percorsi diversi ci hanno portate vicine. Se in ‘Marhaba, mabsutha?’ c’è un protagonista, questo è Abdul, che ha aperto l’autrice al mondo, all’amore e alla tragedia del suo popolo e della sua famiglia. Quello di Fiorenza è un punto di vista pacifico e il libro è un entrare e un uscire da sé. Fiorenza è uscita salva dalla sua esperienza sentimentale, è venuta fuori dal nemico che presidiava la sua libertà, ma quel candore che mi aveva così colpito ne era uscito sporcato. La sua vita sentimentale, però, è ricominciata dopo la menopausa”.
Non sono ovviamente mancate le domande del pubblico alla scrittrice, come quella che le ha chiesto se ce l’ha fatta a venirne fuori da sola. “Non ero molto propensa a ricorrere alla psicoanalisi” ha risposto Fiorenza Morighi “ma qualcuno mi ha aiutato a farcela da sola tramite un percorso su me stessa”. Quanto è servito il libro? Si può leggere anche come una narrazione? Come ha scelto di raccontare? “Ho iniziato a scrivere quando le cose le avevo sedimentate. Il tempo è la salvezza di molti perché si prendono le distanze. Nel libro c’è una sottotrama ricorrente e la narrazione è più semplice nelle prime pagine. All’inizio ci sono soprattutto domande e sottolineature e alcune situazioni autobiografiche sono state ristrutturate”. Perché pubblicare? “In realtà non avevo scritto per pubblicare ma una mia amica mi aveva segnalato un concorso sull’interculturalità con delle limitazioni. Fatto questo ho continuato a scrivere e mi veniva via così, mentre la mia amica continuava a mandarmi sempre le segnalazioni di concorsi. Alla fine ho scelto la Midgard Editrice, una delle piccole case editrici che fanno una fatica tremenda per andare avanti. Non volevo diventare famosa, ma testimoniare. Siamo tutti diversi, simili e uguali. Siamo tutti diversi, e questa è senz’altro una ricchezza. Siamo tutti simili, nella propensione a conoscere noi stessi e gli altri, nella sfera affettiva ad esempio. Ma su una cosa dovremmo poter essere tutti uguali: nel godere degli stessi diritti e delle stesse opportunità”.
La presentazione di “Marhaba, mabsutha?” si è conclusa con la lettura da parte di Maria Rita Cacchione e Ivana Donati di due estratti del libro.
Fiorenza Morighi, ex insegnante, vive a Perugia, sua città natale, dove ha conseguito la laurea in Scienze Economiche e Commerciali. L’attenzione particolare ai temi sociali l’ha resa partecipe attiva di iniziative in movimenti socio-politici e culturali a partire dal ’68. Ha collaborato inoltre con Associazioni, Enti e Ong. Appassionata di cinema, fotografia, di viaggi di studio e di conoscenza, dal ’91 al ’97 è stata membro del comitato direttivo dell’Associazione Culturale “Geo-Club Umbria tra natura e storia”. Attualmente si dedica al suo hobby preferito: la scrittura creativa su tematiche socio-politiche, esperienze vissute, introspezioni personali e racconti.
(Elisa Panetto)