Positivo al Covid rimandato a casa, l'ospedale: seguite le procedure, non è più contagioso

Positivo al Covid rimandato a casa, l’ospedale: seguite le procedure, non è più contagioso

Redazione

Positivo al Covid rimandato a casa, l’ospedale: seguite le procedure, non è più contagioso

Sab, 27/02/2021 - 11:46

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Positivo al Covid rimandato a casa, l’ospedale: seguite le procedure, non è più contagioso

La denuncia della nipote di un anziano paziente dimesso da Pantalla, la direzione medica: seguito il protocollo dell'Oms

Lo zio positivo al Covid, dimesso dall’ospedale di Pantalla e accolto in casa dai parenti perché solo. La denuncia della nipote: “Se qualcuno della mia famiglia, me compresa, si ammalasse, chi ne paga le conseguenze?”.

La direzione medica dell’ospedale di Pantalla si difende, dicendo di aver seguito il protocollo.

L’ospedale: il pazienti dimesso sulla base delle condizioni cliniche

“Il paziente, come già accaduto anche per altri malati – spiegano dall’ospedale di Pantalla – è stato dimesso sulla base delle condizioni cliniche che non presupponevano più la necessità di ricovero ospedaliero“. Indicando nella lettera di dimissione che, “Vista l’attuale situazione epidemiologica e politica in Umbria, si consiglia di proseguire l’isolamento domiciliare fino a nuova comunicazione da parte del servizio di Igiene e sanità pubblica a cui si invia copia della lettera di dimissione” e che, a tutela della salute dei familiari e della collettività, “Si raccomanda inoltre di continuare a seguire le comuni norme igienico-sanitarie”.

“Non c’è stata nessuna negligenza né tantomeno menzogna da parte dell’ospedale e del medico che ha dimesso il paziente” replicano dunque dall’ospedale.

Contagiosità dopo l’insorgere dei sintomi

Relativamente ai criteri scelti per la dimissione dei pazienti dal nostro reparto e alla riammissione degli stessi nelle proprie famiglie – spiega il direttore dell’unità operativa di Medicina Covid-19 dell’ospedale Media Valle del Tevere, Ugo Paliani – è chiaro che l’equipe multidisciplinare fa logicamente riferimento alle indicazioni emanate dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), dalla Società Scientifica Internazionale per le Malattie Infettive (CDC  Statunitense) e dall’Istituto Superiore della Sanità (ISS) che si basano sulle evidenze scientifiche più aggiornate in merito all’infezione da Sars-Cov-2 (secondo cui i pazienti rimangono infettivi da 10 a 20 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi, ndr)”.

In particolar modo, l’OMS sottolinea che cinque studi hanno segnalato che “il virus, prelevato dai campioni respiratori di pazienti con forme severe di Covid-19, ha mostrato una capacità di replicarsi in colture cellulari pressoché inesistente dopo 9 giorni dall’inizio dei sintomi”: pertanto, tutto ciò sta a significare che la contagiosità, anche in pazienti con una forma grave di COVID-19, si estingue dopo 7-10 giorni dai sintomi iniziali, nonostante il tampone molecolare possa rimanere positivo per svariate settimane ed in alcuni casi per qualche mese.

Per quanto riguarda, infine, le attuali varianti virali circolanti, “non ci sono al momento evidenze scientifiche – prosegue l’ospedale – rispetto ad un possibile aumento del tempo di contagiosità nei nuovi positivi a Sars Cov-2”.

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