Popolare Spoleto e Scs, per Consiglio di Stato decreto retroattivo è legittimo |Spunta un altro ricorso al Tar - Tuttoggi

Popolare Spoleto e Scs, per Consiglio di Stato decreto retroattivo è legittimo |Spunta un altro ricorso al Tar

Sara Fratepietro

Popolare Spoleto e Scs, per Consiglio di Stato decreto retroattivo è legittimo |Spunta un altro ricorso al Tar

I ricorsi respinti chiedevano l'ottemperanza delle sentenze che avevano giudicato il commissariamento di banca e cooperativa illegittimo
Lun, 29/02/2016 - 18:41

Condividi su:


Popolare Spoleto e Scs, per Consiglio di Stato decreto retroattivo è legittimo |Spunta un altro ricorso al Tar

Un anno fa il Consiglio di Stato dichiarò illegittimo, per dei vizi formali, il commissariamento della Banca popolare di Spoleto e dell’allora controllante Spoleto Credito e Servizi. Per superare il problema ad aprile il ministero dell’Economia e delle Finanze emanò due decreti che sanavano, con effetto retroattivo, le anomalie nel disporre l’amministrazione straordinaria. Decreti che oggi il Consiglio di Stato, con due distinte sentenze, ha stabilito essere validi e non in contrasto con i pronunciamenti di un anno fa.

I giudici amministrativi di secondo grado hanno infatti respinto i due ricorsi presentati da ex amministratori sia dell’istituto di credito che della società cooperativa. Le due sentenze, in alcune parti identiche l’una con l’altra, sono state pubblicate oggi dopo l’udienza che si era tenuta il primo dicembre.

I ricorrenti – Il primo ricorso era quello presentato contro il Mef da Cesare Cattuto, Pasquale Coreno, Leodino Galli, Massimo Morelli, Antonini Giovannino, Marco Bellingacci, Gianfranco Binazzi e Mario Benotti in proprio e quale ex Consigliere della Banca Popolare di Spoleto Spa, e Michele Di Gianni Michele in proprio e quale ex Consigliere della Banca Popolare di Spoleto Spa; tutti rappresentati e difesi dagli avvocati Federico Tedeschini, Mario Rampini e Francesca Colombo. Il secondo, invece, era stato avanzato da Michelangelo Zuccari, Marco Carbonari e Claudio Umbrico, rappresentati e difesi dagli avvocati Mario Rampini e Francesca Colombo. Nel primo si chiedeva l’ottemperanza della sentenza 966 del 2015 del Consiglio di Stato “concernente scioglimento degli organi di amministrazione e di controllo e sottoposizione della Spoleto credito e servizi soc. coop. a procedura di amministrazione straordinaria”, mentre nel secondo l’ottemperanza della sentenza 657/2015, “concernente scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e controllo della Banca popolare di Spoleto spa e sottoposizione alla procedura di amministrazione straordinaria – accertamento elusione del giudicato”.

La decisione – Ripercorrendo la vicenda, e quindi l’annullamento del commissariamento per una carenza nell’istruttoria da parte del ministero dell’Economia e i due decreti, nell’aprile 2015, ex tunc per sanare la questione, il Consiglio di Stato spiega che “la corretta instaurazione del giudizio di ottemperanza va valutata alla luce delle modalità di riesercizio del potere da parte dell’Amministrazione: in effetti, quest’ultima, a seguito di un giudicato di annullamento, non perde il potere di rieditare il provvedimento annullato, purché il medesimo sia emendato dei vizi che lo inficiavano e tenuto conto delle disposizioni contenute nel giudicato amministrativo”. E ancora: “il Collegio ritiene che i decreti nn. 149 e 150 del 20 aprile 2015, adottati dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, non possano ritenersi adottati in violazione o elusione del giudicato“. Entrando più nel dettaglio per quanto riguarda la Bps (ma la sentenza sulla Scs è speculare), i giudici scrivono: “In seguito all’annullamento dei decreti nn. 16 e 17 dell’8 febbraio 2013, viziati da difetto di istruttoria imputabile all’Amministrazione emanante, il Ministro, come risulta dalla documentazione prodotta in atti, non soltanto ha preso atto del contenuto della sentenza n. 966 del 26 febbraio 2015, ma ha, altresì, chiesto alla Banca d’Italia chiarimenti in merito alla situazione patrimoniale delle società coinvolte, sulla base delle relazioni finali degli organi straordinari che, prima dell’emanazione della sentenza, avevano provveduto a redigere: in tal modo, il Ministro ha avuto modo di prendere atto della formalizzazione della sottoscrizione dell’aumento di capitale per un controvalore di euro 139.750.000,00, riservato integralmente al Banco di Desio e della Brianza, con cui è mutato l’assetto proprietario della Banca Popolare di Spoleto s.p.a.”.

Nuovo ricorso al Tar – Gli ex amministratori di Bps e Scs, dunque, non possono fare nulla per quanto riguarda l’ottemperanza della sentenza sull’illegittimità del commissariamento, che risulta sanata. Possono però contestare, come hanno effettivamente fatto, i due decreti del Mef nel merito. Ed infatti contro i due atti che reiteravano “ora per allora” il commissariamento è stato presentato un ricorso al Tar del Lazio, che viene definito “corretto”, per lo meno come procedura, da parte del Consiglio di Stato. Scrivono infatti i giudici amministrativi di secondo grado: “Il Collegio ritiene che i ricorrenti abbiano correttamente instaurato dinanzi al T.A.R. per il Lazio un giudizio di cognizione diretto all’esame di eventuali vizi propri dei decreti del Ministro dell’Economia e delle Finanze nn. 149 e 150 del 2015: infatti, tali provvedimenti, alla luce dei nuovi elementi di fatto emersi, non sono coperti dal giudicato intervenuto con la sentenza n. 966 del 2015 e, in ultima analisi, possono formare l’oggetto di nuove e diverse censure, autonome rispetto a quelle già emerse con riferimento ai provvedimenti nn. 16 e 17 dell’8 febbraio 2013: in effetti, i decreti n. 149 e 150 sono stati adottati all’esito dell’esercizio di un potere discrezionale, spettante all’Amministrazione, basato su presupposti ed elementi di fatto diversi rispetto a quelli che hanno determinato l’emanazione dei decreti nn. 16 e 17 del 2013“. La battaglia legale, insomma, continua.


Condividi su:


Aggiungi un commento