Piano periferie, tutti favorevoli all’emendamento | Bando incostituzionale? Cosa si rischia adesso

Piano periferie, tutti favorevoli all’emendamento | Bando incostituzionale? Cosa si rischia adesso

Lo scivolone del PD dopo il voto a favore | Assessori Calabrese e Fioroni all’attacco

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270 voti favorevoli su 270 votanti. Questi sono i risultati della votazione in aula in Senato a seguito della presentazione dell’emendamento sul Piano Periferie proposto dal governo Lega-M5S, che blocca di fatto i finanziamenti (2,1 miliardi) per i progetti di riqualificazione urbana di 120 Comuni italiani.


Milleproroghe, stop ai fondi per le periferie | A rischio progetti su Perugia e Terni


Lemendamento della Milleproroghe che rischia ora di congelare fino al 2020 fondi e lavori è il 13.2, presentato da due rappresentanti della Lega, Romeo e Pirovano, e differisce dunque l’efficacia delle convenzioni al 2020, con impegni di spesa e relativi pagamenti. A rischiare adesso (si ricorderà che il testo sarà in esame alla Camera a settembre) non solo i progetti di Perugia (di cui 18 esecutivi approvati) e Terni (una ventina di interventi previsti), con i relativi 30 milioni per la riqualificazione di Fontivegge e per il quadrante orientale del centro della città dell’acciaio, attorno alla stazione, ma anche quelli per città come Roma (riqualificazione e restauro conservativo dell’edificio Ex Gil di Ostia), Milano (Scuola media al quartiere Adriano, prolungamento metrotranvia 7), Napoli (Riqualificazione di Scampia, Salerno e Avellino), solo per citarne alcune.

Cosa si rischia

Il Governo giallo-verde in queste ore ha voluto provare a chiarire alcuni aspetti: dei 120 progetti approvati, 24 sono stati fatti salvi con i relativi finanziamenti. La sottosegretaria Laura Castelli ha sostenuto che l’esecutivo è intervenuto per rispettare una sentenza della Corte Costituzionale (la n. 74 del 2018), che di fatto bollava il piano come anticostituzionale, chiedendo che per l’assegnazione dei fondi ci fosse un’intesa tra Stato e Regioni. Questione rimandata al mittente dal deputato dem Roberto Morassut, che replica: “quella sentenza non c’entra nulla col bando delle periferie. Essa si riferisce al ruolo delle regioni in relazione ad un ricorso del Veneto e a quelle parti dell’articolo 1 comma 140 della legge che toccano le competenze regionali”. 

Una possibilità di salvezza starebbe nel tentativo di modificare la Milleproroghe prima del passaggio alla Camera (dovrebbe però poi ritornare anche al Senato) prima che venga convertito. Il tempo tuttavia è poco: ci sono meno di 60 giorni, essendo il decreto stato approvato al 25 luglio e con in mezzo la pausa estiva.

Le reazioni

A tuonare per primo, dopo il commento sferzante della presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, è stato, tramite il suo profilo Facebook, l’assessore del Comune di Perugia, Francesco Calabrese: “dico solo che per un anno il Comune di Perugia ha lavorato ventre a terra per il bando del “Piano periferie”, condizionando pesantemente gran parte delle nostre attività, tanti uffici e tecnici, anche investendo nostre risorse di bilancio, per realizzare il progetto strategico su Fontivegge. Anche a scapito di altre attività e progetti. Il Presidente del Consiglio venne a Perugia a firmare la convenzione. Lo Stato deve rispettare”.

Direttamente dal Canada, arriva un altro commento, quello di Michele Fioroni, altro assessore perugino: “solo in un paese incivile lavori 3 anni cercando di realizzare una visione in grado di garantire nuove prospettive a questa città e un bizzarro governo, nel silenzio clandestino di un emendamento estivo rischia di cancellare tutto. Io non ci sto e combatterò con tutte le mie forze per evitare che ciò avvenga, a costo di rassegnare le mie dimissioni per sentirmi più libero di combattere una battaglia contro una nuova politica che puzza tanto di vecchio”.

Non è da meno l’assessore Emanuele Prisco: “spero che il Governo faccia chiarezza sullo stop bando periferie. Non si può penalizzare Comuni virtuosi come Perugia. L’iniziativa assunta al Senato di liberare risorse per investimenti a favore di Regioni ed enti locali rischia di bloccare progetti come la riqualificazione di Fontivegge. Confidando nella buona fede di tutti, spero si tratti solo di un equivoco e che alla Camera si possa aggiustare il tiro. Diversamente daremo battaglia”.

Scivolone PD

A votare l’emendamento, dunque, sono stati anche i senatori del PD, incluso l’ex premier Matteo Renzi, di fatto fautore con la sua squadra e Gentiloni dei finanziamenti per il Piano Periferie. Scelta politica? Indicazione di voto? Tentativo di salvare capra e cavoli e di non mandare all’aria tutto il resto? Di certo un pasticcio che ha creato un vero e proprio cortocircuito in casa PD. Già Nadia Ginetti nella giornata di ieri aveva inviato un comunicato per poi chiedere alla stampa di non pubblicarlo.

Il tentativo di chiarimento arriva dal senatore Leonardo Grimani: “il Pd ha votato in aula un pacchetto di emendamenti concordati in commissione, attraverso i quali si libera liquidità per gli enti locali (parliamo di 140 milioni di euro). È all’interno di questo pacchetto che è contenuto il passaggio, scritto in maniera involuta, riguardante il bando periferie. Sul provvedimento nel suo complesso e sull’articolo di conversione i senatori Pd hanno espresso voto contrario e adesso lo scontro è sull’interpretazione della norma. Quella restrittiva, che avevano accettato i democratici in commissione, era solo la conseguenza di una sentenza della Consulta che impone di non traferire nell’immediato finanziamenti ai Comuni che non hanno messo in campo progetti operativi. Il problema sta nell’interpretazione estensiva che il Governo vorrebbe applicare all’articolo sul bando periferie, spostando le risorse al 2020 anche per i Comuni che hanno presentato gli esecutivi. Come Pd, evidentemente, contestiamo con forza questa interpretazione e daremo battaglia alla Camera per cambiare il testo in modo che non ci sia margine perché il Governo possa giocare sulla pelle degli enti locali”. 

Prova a riparare il PD di Perugia, dimenticando probabilmente il senso dell’essere all’opposizione. “Un’iniziativa scivolosa quella intrapresa dal Governo Lega-Cinquestelle, che toglie da progetti già in fase avanzata per mettere risorse nella disponibilità degli enti locali. Un’iniziativa, è bene sottolineare con forza, che sarebbe andata in porto anche senza il voto dei parlamentari Pd, ai quali comunque abbiamo già chiesto un impegno affinché si apportino, già dal prossimo passaggio alla Camera, le correzioni necessarie perché non si perdano i finanziamenti attesi e allo stesso tempo non si impedisca di liberare risorse da destinare ai Comuni”. Poi la richiesta di riparare, refugium peccatorum, attraverso un’operazione del primo cittadino: il sindaco Romizi deve pubblicamente farsi carico presso la maggioranza di Governo, delle istanze della città, e deve accelerare il più possibile la pratica che riguarda Perugia per fare in modo che la mannaia dell’esecutivo a trazione leghista non cada sul mediocre progetto di Fontivegge. Chiediamo noi, visto l’imbarazzato e imbarazzante silenzio del sindaco Romizi (al momento in ferie, ndr), a tutti i parlamentari umbri di ogni schieramento di correggere questa insensatezza”.
E il Senatore Lucidi (M5S) dal canto suo non perde occasione per l’affondo: “paradossalmente il Partito Democratico si conferma una vera periferia politica del nostro paese, che non rappresenta però le istanze di quei luoghi reali che il MoVimento 5 Stelle da sempre conosce e tutela”.

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