(Fda)- Nei giorni scorsi il consiglio comunale di Perugia ha deciso di dichiarare Perugia “Città antimafia”, approvando un ordine del giorno contro le infiltrazioni mafiose nella città, volto a sensibilizzare la popolazione sulla questione, chiedere un rafforzamento delle forze dell'ordine, attivare la giunta per degli accertamenti sulle possibili infiltrazioni mafiose anche ai livelli politici e istituzionali della regione, e in generale a verificare l'adeguatezza delle norme e dell'attività di contrasto alla mafia a Perugia e in Umbria.
In un periodo in cui la criminalità organizzata torna a far parlare di sé in tutta la regione, schierata sui temi “tradizionalmente” forti su cui coltiva i suoi interessi in Umbria dell'edilizia e del narcotraffico (leggi), anche il consiglio comunale, su proposta del consigliere Pd Tommaso Bori, ha deciso di attivare l'amministrazione in un percorso di iniziative antimafia.
La prima richiesta dell'ordine del giorno, approvato con 20 voti a favore e 10 astenuti, è quella simbolica di nominare Perugia “Città antimafia”. La proposta ha incontrato particolare ostilità dagli scranni dell'opposizione, che l'hanno valutata una misura ammiccante: “Questa è un'operazione strumentale di nessuna rilevanza. Al contrario a Perugia servono ben altri interventi, partendo dalla lotta al narcotraffico, visto che la nostra città ha il triste primato delle morti per overdose”, ha detto il consigliere Pdl Giorgio Corrado. L'odg comunque propone all'amministrazione Boccali anche provvedimenti più concreti. In particolare si chiede di organizzare campagne di comunicazione “locali e nazionali” per sensibilizzare la popolazione sul tema della legalità, tra cui una “manifestazione con scuole, università, istituzioni culturali e associazionismo, per diffondere i valori della legalità e della democrazia”.
L'odg chiede poi di “sollecitare presso il Ministero dell'Interno il rafforzamento dei presidi delle forze dell'ordine” e di “accertare la congruità della normativa vigente e della conseguente azione dei pubblici poteri”, per essere certi che l'azione antimafia delle istituzioni locali sia il più concreta possibile. Per far questo, si chiede anche di prendere provvedimenti per contrastare le infiltrazioni mafiose tramite controlli patrimoniali, andando a scrutare le “forme di accumulazione dei patrimoni illeciti, del riciclaggio e dell'impiego di beni, denaro o altri proventi della criminalità organizzata mafiosa” sul territorio comunale e regionale e verificando ” l'adeguatezza delle norme sulle misure di prevenzione patrimoniale, sulla confisca dei beni e sul loro uso sociale e produttivo”.
Infine la proposta chiede alla giunta provvedimenti per “svolgere un monitoraggio costante sui tentativi di condizionamento e di infiltrazione mafiosa negli enti locali”.
Secondo il consigliere Antonino Chifari, palermitano d'origine, “l'Umbria per la mafia è molto vulnerabile, perché è una regione non abituata a combattere questo fenomeno”. Gli ha fatto eco il consigliere Leonardo Varasano (Pdl) secondo cui poi il termine mafia ha due accezioni: da un lato le organizzazioni criminali, purtroppo sempre più presenti anche in Umbria a partire dall'anno del terremoto; dall'altro una “categoria dello spirito”, ossia tutte quelle manifestazioni che hanno in sè un animo mafioso. “Il primo compito degli Enti locali è prendere atto di questa distinzione ed intervenire nei settori di propria competenza in maniera concreta”, ha detto Varesano.