"Ora et la... bira", i monaci di Norcia ed il post terremoto - Tuttoggi

“Ora et la… bira”, i monaci di Norcia ed il post terremoto

Sara Fratepietro

“Ora et la… bira”, i monaci di Norcia ed il post terremoto

A Norcia si parla di ripartenza dopo il terremoto ma anche di imprese e progetti di successo | Donati 100 libri all'istituto Battaglia | Lo show cooking di Palmisano
Sab, 10/06/2017 - 03:20

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“Ora et la… bira”, i monaci di Norcia ed il post terremoto

I monaci benedettini sono famosi per ‘Ora et labora’, ma noi scherzando diciamo ‘Ora et la bira’”. E dopo aver messo in sicurezza le persone ed avere un ‘tetto’ stabile sotto cui vivere, i monaci di Norcia riprendono le loro attività quotidiane, compresa la produzione della birra Nursia, ideata ormai qualche anno fa. Ed è su questo che scherza padre Benedetto Nivakoff, priore dei benedettini della città di San Benedetto, intervenuto venerdì mattina ad uno dei tanti momenti di confronto promossi in questi giorni in Umbria da Panorama d’Italia, che per l’occasione si è spostato proprio nel capoluogo della Valnerina.

Un dibattito, moderato dal direttore di Panorama Giorgio Mulè (che al termine ha regalato 100 libri all’istituto “Battaglia”), che ha portato padre Benedetto a ricordare i voti che i monaci fanno: obbedienza, conversione ma soprattutto stabilità. Ed il legame con il territorio è una delle priorità quindi, nonostante il terremoto, con i frati che stanno già guardando alla costruzione del monastero di San Benedetto in Monte,  mentre nel centro di Norcia l’idea è quella di realizzare un centro di studi accademici sul patrono d’Europa.

I monaci, il terremoto e I love Norcia

panorama-italia-norcia-8Padre Benedetto ha raccontato anche come i monaci hanno affrontato il terremoto, con 3 punti cardinali: sopravvivere, la santità e la flessibilità. “La santità sembrerebbe un obiettivo egoistico, ma per noi è una cosa condivisa: uno diventa santo per il mondo, il monaco muore ogni giorno per gli altri” ha spiegato padre Benedetto. E poi c’è la flessibilità, dando precedenza alla Provvidenza. Per il futuro, per i prossimi 3-5 anni, invece, ci sono grandi progetti: “Stiamo costruendo la nuova abbazia in monte, speriamo che aiuterà i nursini a capire l’importanza di Norcia come posto monastico. In città, invece, vorremmo creare un grande centro accademico. Vorremmo creare un centro studi benedettini per favorire la cultura e lo studio”.

panorama-italia-norcia-7Di ripartenza di Norcia dopo il terremoto ha parlato anche Vincenzo Bianconi, dell’omonimo gruppo alberghiero e presidente di Federalberghi Perugia. Che ha raccontato anche il progetto I love Norcia. “In Italia – ha spiegato – bisogna fare un salto culturale sul terremoto, bisogna rendersi conto che fa parte del nostro territorio, se siamo così è anche per quello. L’associazione I love Norcia è nata tra la comunità nursina per concentrarsi in un’idea di prospettiva futura, l’ambizione che abbiamo è di diventare un luogo speciale non solo dove le persone che sono qui da generazioni non andranno via, ma luogo dove altri vorranno venire a vivere. In tutto questo si inserisce il Progetto Arca, un luogo fisico, che sarà al centro di un concorso internazionale e che rappresenterà l’ambizione di Norcia di ambire ad un futuro di qualità”.

Investire nel territorio

panorama-italia-norcia-2Di investimenti fatti o che si vorrebbero fare hanno invece parlato i rappresentanti di varie aziende: Pietro Buzzi (direttore area imprese Umbria Intesa Sanpaolo), Daniel Mazzotti (Punto Cobat Biondi Recuperi), Fioramante Modestia (terme di Triponzio), Tiziana Tombesi (Castello di Umbriano) Maurizio Turci (chief financial officer, corporate affairs and hr director Italmatch Chemicals Spa). In particolare Fioramante Modestia ha raccontato la sua esperienza, l’incontro con l’amministrazione comunale di Cerreto di Spoleto ed il project financing finalmente andato in porto per recuperare le Terme di Triponzo. Inaugurate a settembre 2016, dopo che le scosse del 24 agosto avevano lasciato indenne quella parte di territorio, ma che hanno dovuto fare i conti con la chiusura forzata a causa dell’isolamento stradale. Ora lo stabilimento termale è in piena attività – grazie anche ad un’acqua viva che cambia costantemente le sue caratteristiche (monitorata anche dall’Ingv) e le cui proprietà benefiche sono riconosciute dal ministero della Salute sin dal 1926 – rimane il problema della chiusura della viabilità verso le Marche, con l’auspicio che al più presto possa riaprire la statale Valnerina.

panorama-italia-norcia-4E se la storia delle Terme ha visto un esito positivo, nonostante i problemi del terremoto, chi invece da anni non riesce a concretizzare il suo sogno è Tiziana Tombesi, che con il marito imprenditore edile da fine anni ’90 sta cercando di ristrutturare il castello di Umbriano, nel comune di Ferentillo, abbandonato dagli anni ’50. “C’è un progetto pronto, – ha spiegato – ma l’avvio dei lavori dipende da un impegno economico considerevole. E poi per anni si sono messi di mezzo prima i Verdi, poi un’associazione ambientalista che ci ha fatto perdere tre anni perché a Umbriano pare viva un raro rospo, l’Ululone appenninico”.

Tra gli interventi anche quello di Pietro Buzzi, direttore Area Imprese Umbria Intesa Sanpaolo, che ha parlato della situazione economica locale: “Il 2016 era stato un anno fantastico per le presenze a Norcia. Oggi il volume d’affari del turismo è in flessione, ma ci sono settori come il manifatturiero che danno segnali molto positivi”. Mentre da Spoleto si è parlato della storia della Italmatch Chemicals, azienda che in 20 anni è diventata player internazionale: “Siamo partiti da Spoleto con uno stabilimento destinato alla chiusura e oggi siamo presenti in 15 paesi nel mondo con 6 fabbriche e oltre 500 persone che lavorano per noi” ha spiegato Maurizio Turci.

La cucina stellata di Valentino Palmisano

panorama-italia-norcia-16L’approdo di Panorama d’Italia a Norcia non poteva però non parlare dell’enogastronomia. E lo ha fatto con uno show cooking dello chef stellato Valentino Palmisano, voluto dalla famiglia Bianconi per la riapertura di Palazzo Seneca  per occuparsi del ristorante Vespasia. E per rendere omaggio alle terre colpite dal terremoto, Palmisano ha studiato un particolare piatto: la coda alla vaccinara che si trasforma in tortello. E dopo la dimostrazione pratica di come cucinare il suo piatto, pasta fresca inclusa, lo chef napoletano per anni trapiantato in Giappone, ha deliziato i presenti con una food experience, a base di norcinerie, formaggi, cereali e legumi, con una particolarissima zuppa di lenticchie servita con una salsa al parmigiano reggiano.

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