Omicidio Polizzi, per Valerio meglio il carcere che le immagini dell'omicidio - Tuttoggi

Omicidio Polizzi, per Valerio meglio il carcere che le immagini dell’omicidio

Sara Minciaroni

Omicidio Polizzi, per Valerio meglio il carcere che le immagini dell’omicidio

Demolita la difesa sulla tesi del colpo a bruciapelo / Alla vista delle immagini del corpo ferito di Alessandro Polizzi l'imputato ha chiesto di tornare dietro le sbarre
Lun, 24/11/2014 - 16:58

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Un crollo emotivo, immagini troppo forti per l’imputato. Quando in aula questa mattina hanno proiettato le fotografie del corpo di Alessandro Polizzi, esanime e pieno di sangue, prima nell’appartamento di via Ricci, poi sul tavolo settorio dove è stata eseguita l’autopsia, Valerio Menenti ha chiesto di essere riaccompagnato in carcere. Il giovane tatuatore di Ponte San Giovanni lascia l’aula e dietro di lui resta una scia di commenti che insinuano che si sia trattato di una scelta tattica.

Non un colpo a bruciapelo. Giornata durissima in aula soprattutto durante la testimonianza della dottoressa Laura Paglicci Reattelli, medico legale che ha dichiarato con fermezza il colpo di pistola che ha ucciso Alessandro Polizzi non è stato sparato a bruciapelo. C’erano almeno 30-50 cm circa tra Alessandro e la pistola che ha esploso il colpo che lo ha ferito a morte.

La madre non parla. Nel pomeriggio era atteso l’arrivo sul banco dei testimoni di Tiziana Menenti la quale però attraverso i suoi legali ha annunciato che davanti alla Corte si avvarrà della facoltà di non rispondere alle domande del pm.

Le immagini dell’ospedale. Hanno invece sfilato una decina di testimoni che si occuparono delle indagini. In particolare di colui che per la questura si occupò di visionare le immagini delle telecamere dell’ospedale dove Valerio era ricoverato nei giorni precedenti e concomitanti al delitto. In quei frame è contenuto secondo l’accusa il momento in cui il padre Riccardo tornò sui suoi passi prima di uscire dall’ospedale e Valerio lo raggiunse. Rimasero insieme per poco più di un minuto, quello in cui secondo la procura il figlio consegnò al padre le chiavi della casa di Julia. Ma non esiste un’immagine in cui si vede materialmente lo scambio e nemmeno quell’incontro. Le telecamere riprendono Valerio che esce dall’ascensore, e il padre che torna indietro. In un corridoio però e in un tempo stabilito, che secondo il teste, rende impossibile l’idea che i due non si siano incontrati “Non ci sono altre possibilità spiega l’agente – si sono incontrati, anche perché anche perché si vede Menenti che parla con qualcuno” e quel qualcuno per l’accusa non può che essere il figlio Valerio.

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