Omicidio Ovidio, 30 anni al patrigno che lo ha ucciso a bastonate - Tuttoggi

Omicidio Ovidio, 30 anni al patrigno che lo ha ucciso a bastonate

Sara Minciaroni

Omicidio Ovidio, 30 anni al patrigno che lo ha ucciso a bastonate

La sentenza è arrivata a seguito dell'udienza camerale della Corte d'Assise d'Appello, presente anche la madre della vittima
Mer, 13/05/2015 - 17:32

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La Corte d’Assise d’Appello di Perugia ha confermato la condanna a trent’anni per Pietro Cesarini. Ribadita in pieno quindi la sentenza di primo grado per il patrigno che ha ucciso Ovidio Stamulis.

Uno degli omicidi più violenti che l’Umbria ricordi. Ovidio Stamulis è stato ucciso a colpi di mattarello dal patrigno Pietro Cesarini, reo confesso, il 5 ottobre del 2012, nella sua casa di Pietrafitta nel comune di Piegaro. Una vicenda che ha sconvolto e aperto numerose polemiche. Ovidio è stato infatti ucciso nello stesso giorno in cui il Tribunale dei Minori aveva stabilito per lui il trasferimento in una struttura diversa dalla casa familiare. Non ci è mai arrivato. La fine per lui è arrivata con inaudita violenza tra il ritorno dal tribunale  e l’orario stabilito per la sua partenza, mentre la madre era uscita un attimo di casa per andare a prendere a scuola il figlio più piccolo.

All’udienza camerale di questa mattina (porte chiuse) l’imputato ha scelto di essere presente difeso da un avvocato d’ufficio dopo la revoca del mandato ai due avvocati che lo avevano assistito nel primo grado e nelle fasi successive.

In aula anche Florentina, la madre di Ovidio, accompagnata dai suoi legali Luca Maori e Donatella Donati che tutela anche l’altro figlio minorenne della coppia. Soddisfazione per la sentenza è stata espressa dai legali della difesa, la madre ha così commentato: “Cesarini sta dove deve stare. Trent’anni sono anche pochi per lui, Ovidio aveva tutta la vita davanti”.

Cesarini vuole vedere il figlio e la moglie. Ha chiesto la parola l’imputato, ha affermato in aula di essere cosciente del gesto che ha compiuto ma anche di averlo fatto in un momento d’impeto, perchè provocato da una spinta del ragazzo. Una spinta. Per questo Ovidio è stato massacrato a colpi di mattarello e lasciato a terra agonizzante nel bagno di casa. Eppure Cesarini ha pronunciato un “mi dispiace, ma non posso tornare indietro”  e poi ha chiesto di vedere il figlio e la moglie, sperando che lo vadano a trovare in carcere. Ma Florentina quell’uomo non vuole vederlo mai più per il resto della sua vita, e forse sarà così.

La difesa. L’avvocato Sergio Foscoli ha preso in mano il fascicolo Cesarini appena venticinque giorni fa. Nominato d’ufficio, dopo che l’imputato ha revocato il mandato all’avvocato che lo aveva seguito in primo grado e dopo che, il secondo legale nominato, ha rinunciato all’incarico.

Nuovo capitolo, altre responsabilità. Gli avvocati di parte civile aspetteranno di leggere le motivazione della sentenza ma nell’aria c’è già il secondo capitolo di questa vicenda. Quello che riguarda la ricerca di responsabilità che vanno oltre quelle del Cesarini. Ci furono  carenze nella gestione della situazione del minore? sarà questo l’interrogativo al quale si cercheranno risposte.

PERUGIA, OMICIDIO OVIDIO / CONDANNATO A 30 ANNI IL “PATRIGNO” 

La sentenza di primo grado. Pietro Cesarini è stato condannato il 31 gennaio scorso in primo grado a trent’anni di carcere dal gip Luigi Panariello che aveva accolto la richiesta di procedere con il rito abbreviato. Il giudice nella condanna ha anche riconosciuto le aggravanti della crudeltà e del rapporto di affinità con il vittima, di cui appunto era il patrigno. Cesarini è stato invece assolto dai reati di maltrattamenti in famiglia (verso la moglie Florentina e Ovidio) e di violenza sessuale nei confronti della compagna. Un’assoluzione per non aver commesso il fatto, in base al comma 2 dell’art.530 del codice penale quello che un tempo veniva definita insufficienza di prove.

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