Omicidio Katia, slitta la relazione sull’arma del delitto

Omicidio Katia, slitta la relazione sull’arma del delitto

L’esperta genetista ha chiesto una proroga per lavorare sui reperti che “incastrano” Piter

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E’ rinchiuso nel carcere aretino di San Benedetto da 40 giorni esatti Piter Poverini, il 24enne di San Giustino arrestato per l’omicidio della 41enne Katia Dell’Omarino, uccisa lo scorso 12 luglio a Sansepolcro. Il giovane, dopo le prime ammissioni ai Carabinieri che lo hanno arrestato lo scorso 16 settembre, non ha mai più parlato, probabilmente anche dietro consiglio dei suoi legali, gli avvocati Mario Cherubini e Piero Melani Graverini.

In quelle frasi dette ai militari, Piter aveva indicato il luogo dove trovare l’arma del delitto. E proprio il martello ed un panno sporco di sangue, insieme all’auto presa in prestito dal padre, la Nissan azzurra (avvistata anche dalle telecamere con la C1 rossa della donna subito dietro), sono ancora a disposizione della genetista Isabella Spinetti che, proprio ieri (mercoledì 27 ottobre), ha chiesto una proroga di altri 30 giorni, concessa dal pm Julia Maggiore, per eseguire in maniera più approfondita gli accertamenti tecnici irripetibili. Su tutti e tre, infatti, sono presenti svariate tracce di sangue (alcune già comparate con i dna di Katia e Piter) che potranno fornire ulteriori ed inequivocabili dettagli.

E’ attesa dunque per fine novembre la relazione definitiva della genetista Spinetti, che potrebbe chiudere, dopo mesi, la lunghissima fase investigativa del caso. Alla notifica dell’avviso di conclusioni delle indagini non resterebbero che la richiesta di rinvio a giudizio e l’arrivo davanti al Giudice per l’avvio del processo.

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