Omicidio di Ovidio: Sentenza attesa prima di Natale / Florentina guarda negli occhi l'assassino di suo figlio - Tuttoggi

Omicidio di Ovidio: Sentenza attesa prima di Natale / Florentina guarda negli occhi l'assassino di suo figlio

Redazione

Omicidio di Ovidio: Sentenza attesa prima di Natale / Florentina guarda negli occhi l'assassino di suo figlio

Mar, 01/10/2013 - 17:54

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Sara Minciaroni

La madre ha guardato di nuovo negli occhi l’assassino di suo figlio. Florentina non ha più visto il marito Pietro Cesarini dal 5 ottobre scorso, giorno in cui il reo confesso autore dell’ omicidio del diciassettenne Ovidio Stamulis, ha afferrato il mattarello da cucina e lo ha violentemente scagliato addosso al ragazzo. Lasciandolo a terra agonizzante sul pavimento del bagno di un piccolo appartamento nella frazione di Pietrafitta a Piegaro. Ovidio è spirato in pochi minuti, prima dell’arrivo del 118, ucciso da quel patrigno da cui voleva da tempo fuggire e proprio pochi minuti prima di essere affidato ad una casa famiglia è accaduto l’irreparabile.

L’omicidio e la violenza sessuale. Oggi i loro sguardi si sono incrociati di nuovo nell’aula del tribunale di Terni dove questa mattina davanti al giudice per l’udienza preliminare Pierluigi Panariello si è tenuta l’ udienza per due procedimenti riuniti, quello per l’omicidio e quello per l’accusa di violenza sessuale e di maltrattamenti in famiglia ai danni di Florentina.

Il rito abbreviato. Cesarini fin dal primo momento non ha mai negato le sue responsabilità nell’omicidio di Ovidio e come era prevedibile la difesa, costituita dall’avvocato Francesca Massi, ha richiesto il rito abbreviato, oggi accolto dal Gup. Quel giorno, quando richiamati dalle urla strazianti del ragazzo i vicini avvisarono i carabinieri al suono del campanello Cesarini aprì la porta, non subito però, poi disse al militare che aveva di fronte: “Ho fatto una cavolata, l’ho ammazzato” e ancora “E’ tutto sporco di sangue, ho fatto un macello, l’ho ammazzato con il mattarello da cucina”. Ai due militari che entrarono in casa si presentò questa scena: tracce di sangue sul pavimento dell’ingresso e della cucina, nonché sui pantaloni che indossava Cesarini. Fu lo stesso indagato a guidarli nel bagno dove Ovidio giaceva riverso in una pozza di sangue che ancora in vita respirava a fatica. All’arrivo del 118, intorno alle 13.30 però Ovidio era già morto. Poi il ritrovamento dell’arma del delitto: un mattarello sporco di sangue.

La confessione. Qualche ora dopo in caserma è lo stesso Cesarini a riferire come si sono svolti i fatti. Racconta che nella mattinata dello stesso giorno si era recato con la compagna Florentina ed il ragazzo al Tribunale dei minori di Perugia per una udienza. Che all’esito della stessa il giudice aveva disposto che sia Ovidio che il fratello minore fossero affidati ad una struttura di accoglienza. Racconta anche che durante il viaggio di ritorno Ovidio avrebbe iniziato ad offenderlo e minacciarlo “che lo avrebbe mandato in galera e che lo avrebbe rovinato”. Il Cesarini in quella circostanza ha anche raccontato che “il ragazzo, da diversi anni aveva cominciato ad assumere atteggiamenti violenti ed aggressivi”. E la furia omicida secondo il giudice che stabilì la carcerazione, “l’indagato non si è fermato nemmeno innanzi al ragazzo gravemente ferito ed inerme, seguendolo nel bagno dove questo si era rifugiato dopo i primi colpi”. Tutti elementi che hanno portato gli inquirenti ad esprimere le ipotesi di reato per omicidio volontario con le aggravanti di aver agito per motivi abietti e futili e con crudeltà.

La sentenza potrebbe arrivare il 6 dicembre. Questa mattina sono anche state ammessi testimoni ed in particolare la psicologa e le assistenti sociali che seguivano la famiglia da tempo causa dei disagi più volte manifestati. Accolta anche la costituzione di parte civile della madre del ragazzo e del fratellino minore assistiti dagli avvocati Luca Maori e Donatella Donati. In aula si tornerà il 6 dicembre quando sarà lo stesso Cesarini a deporre e non è escluso che la sentenza di primo grado potrebbe arrivare nella stessa mattinata.

Cesarini evidentemente provato. Ha perso oltre 20 chili Pietro Cesarini. In aula è apparso provato, silenzioso, quasi sfuggente. “E' in piena fase di elaborazione – ha spiegato il suo legale – ogni giorno che passa in lui aumenta la consapevolezza per l'atroce gesto commesso”. Di Florentina invece ha colpito in modo particolare la forza con cui ha affrontato l'aula: “Molto scossa, sicuramente inorridita dall'idea di rivedere quell'uomo che le ha ucciso il figlio e che oltre a questo ha usato su di lei anni di violenze, ma si è fatta forte – spiega Maori – per lei ciò che conta ora è che la giustizia faccia il suo corso e che Cesarini abbia la giusta pena”.

La perizia psichiatrica. Il giudice per il momento non ha ritenuto necessaria la perizia psichiatrica sull'imputato anche se non è escluso che potrà essere disposta in fasi successive del dibattimento.

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